04/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I guerriglieri tamil dello Sri Lanka nel libro dell'antropologa Cristiana Natali
Scritto per noi
da Luca Ferrari 
   Guerrigliera delle Tigri
Lo Sri Lanka, perla dell’Oceano Indiano, ha vasti territori minati, dove diversi cartelli indicano le zone non pericolose. Qui gli scontri fratricidi tra la popolazione singalese e quella tamil durano dall’inizio degli anni Ottanta e la pace sembra ancora lontana: se da una parte le Tigri tamil continuano ad arruolare i bambini soldato, dall’altra la presidente Chandrika Kumaratunga non sembra intenzionata a tornare sui suoi passi e a riprendere le trattative per un cessate il fuoco definitivo. 
Cristiana Natali, antropologa dell’Università di Bologna, ha di recente pubblicato “Sabbia sugli dei” (Torino, il Segnalibro, 2004), saggio che tratta dei riti funebri delle Tigri tamil, movimento ribelle che si oppone al nazionalismo del governo singalese. La Natali ha cercato di fare luce su un aspetto molto importante della comunità delle Tigri: le ragioni per cui i guerriglieri nei primi anni Novanta, pur essendo indù, decisero di non cremare più i corpi dei loro caduti in guerra ma di seppellirli. Da ciò, hanno avuto origine le prime “case del sonno”, tuillam illam, autentici luoghi di culto e della memoria dove i defunti sono considerati addirittura divinità.
 
“Questi cimiteri – spiega la Natali - sono diventati il luogo per eccellenza della memoria e il fulcro della nuova struttura sociale”. Le sepolture infatti hanno prodotto molti cambiamenti sociali e problemi agli stessi tamil delle caste superiori: il fatto che le tombe siano tutte uguali avvalora la tesi della volontà di creare una nuova società basata sull’uguaglianza in opposizione alle gerarchie induiste. Questa sarebbe la versione ufficiale per spiegare il cambiamento di pratica funeraria: uniformare la pratiche per i morti delle Tigri a quelle degli eserciti internazionali, anche se esistono molte altre interpretazioni non ancora assodate. Il mito di una “nuova società” è stato del resto inseguito da tutti i movimenti rivoluzionari, tra i quali in Asia il terribile esercito dei khmer rossi di Pol Pot con la conseguente attuazione di un vero e proprio genocidio.
 
JaffnaLa scelta delle sepolture da parte delle Tigri, dunque, non è di poco conto ed è stata contestata fortemente anche dalle autorità. Nel 1995 per esempio, durante la presa di Jaffna da parte dell’esercito governativo, i militari distrussero svariati tuillam illam. Nonostante la distruzione di questi nuovi cimiteri sia un fatto assodato, ufficialmente il fatto non è mai accaduto in Sri Lanka. Non ci sono né denunce né è mai stata aperta un’indagine. “Informalmente mi hanno riferito delle profanazioni - aggiuge la ricercatrice - formalmente no. Nemmeno gli esponenti della Croce Rossa Internazionale, per il problema della regola dell’imparzialità, hanno potuto esprimersi in merito”.
 
Per scrivere “Sabbia sugli dei” la Natali è entrata in contatto con la popolazione Tamil, malgrado alcune reticenze e limitazioni. Una volta entrata nel territorio delle Tigri, pur avendo i documenti del Dipartimento che spiegavano ciò che era venuta a fare, le furono fatte ripetute e diverse domande sugli scopi della sua permanenza. Quando però uscì sul giornale di Jaffna un articolo in cui  si segnalava la presenza di un’antropologa italiana che stava conducendo ricerche, Cristiana spiega che “fu chiarito il mio ruolo. C’è stata a lungo la censura di guerra da queste parti. Le persone sapevano che parlando con me, probabilmente poi avrei riferito di loro in un altro Paese. Ma è prevalso il bisogno di raccontarsi. Nel mio libro, infatti, c’è una parte dedicata ai caduti delle Tigri e alle loro storie quotidiane. Ho intervistato la madre di una combattente che mi ha donato le fotografie in abiti civili e militari della figlia uccisa da un colpo di mortaio. E anche se i nomi nel mio libro non vengono mai citati, ma sono utilizzati solo pseudonimi, lei invece mi chiese espressamente di pubblicare la storia della figlia”.
  Cartina
Nonostante le indagini della Natali siano antropologiche, è impossibile trascurare il risvolto umano: “Anche semplicemente perché la gente ti ospita, ti dà da mangiare. Accadeva spesso che fossi io ad essere intervistata in quanto, per la maggior parte di loro e soprattutto per gli anziani ero la prima persona straniera che incontravano nella loro vita”. 
Dopo essere stata in Sri Lanka nel 2002 e nel 2003, da pochi giorni l’antropologa è ritornata nell’isola, sempre nella zona tamil e si tratterrà per tre mesi nei campi profughi per documentare il problema delle vedove e della violenza su donne e bambini dopo il recente e devastante tsunami.
 
Intanto il conflitto tra le due comunità srilankesi sta attraversando un periodo di stallo e le previsioni di un miglioramento della situazione non sono floridissime. “Un anno e mezzo fa c’erano molte più speranze - spiega la ricercatrice - adesso la situazione mi sembra buia. C’è sicuramente la volontà di finire questa guerra. Dopo vent’anni di conflitto la gente non ne può più. Intere generazioni, da una parte e dall’altra, hanno visto solo guerra. Un militare singalese mi diceva che loro sarebbero contenti della pace, ma che lavoro troveranno dopo? Nel governo ci sono delle componenti molto importanti che si oppongono al processo di pace perché non vogliono cedere alcuna parte dell’isola. È ovvio che quando c’è un nazionalismo esasperato, diventa difficile scendere a patti”.       
 
 
Categoria: Guerra, Popoli, Religione
Luogo: Sri Lanka