Tra le persone candidate al Nobel per la Pace, ci sono anche diverse donne che
lavorano in zone isolate, lontano dai riflettori mediatici, a contatto con i più
derelitti. Figure coraggiose che hanno conosciuto la guerra e lottano contro la
miseria a rischio della loro stessa vita. Al confine tra il Myanmar, la Birmania
di un tempo, e la Thailandia abbiamo raggiunto via e-mail Naw Zipporah Sein, 50
anni e responsabile dell'
Organizzazione delle donne karen, una delle minoranze perseguitate dalla giunta militare birmana. Dopo aver vissuto
e insegnato per 23 anni nel distretto di Kler Lwee Htoe, nello stato Karen, nel
1999 Naw si è trasferita in territorio tailandese, in un'area di campi profughi
e in cui si concentrano la maggior parte delle organizzazioni di esuli e dissidenti
birmani. Da mezzo secolo l'ex Birmania vive in una sorta di Medio Evo, con intere
zone isolate dal resto del mondo e dove sono perpetrate gravissime violazioni
dei diritti umani: persecuzioni etniche, deportazioni in campi di lavoro, esecuzioni
sommarie, utilizzo di portatori per far strada all'esercito sui terreni minati.
Una vita senza pace. Da queste regioni remote, dette
black area e inaccessibili agli stranieri, proviene Naw: "Sono cresciuta nelle campagne
karen dove tuttora la guerriglia separatista combatte contro l'esercito governativo",
ci racconta. "Mio padre era un ribelle e mia madre un'insegnante. La mia vita
è stata piena di sofferenze e preoccupazioni. Nella mia terra d'origine non ho
mai conosciuto la libertà e la sicurezza. Ho capito il loro significato solo durante
il mio primo viaggio all'estero, quando nel '99 sono andata in Norvegia per la
'Conferenza mondiale delle donne'". Suo padre ha impugnato le armi, ma Naw ripudia
la guerra: "Il mio fidanzato, il marito e il ragazzo delle mie sorelle sono morti
in combattimento. Ma io sogno una vita senza guerra e sostengo coloro che lottano
per la pace e la giustizia".
Gli abusi contro i karen. L'organizzazione di Naw fa parte della "Lega per le donne birmane", un'associazione
di 12 piccoli gruppi composti da esuli che lavorano per le donne sopravvissute
a gravi abusi. "Molte karen sono state uccise e stuprate dall'esercito birmano",
continua l'operatrice umanitaria. "Altre sono rimaste vedove o hanno visto uccidere
i loro figli. Diversi bambini, poi, sono morti per carenza di assistenza e cure
mediche. I crimini contro l'umanità e le violenze sessuali a danno delle donne
karen continuano ad essere commessi dai soldati del Consiglio per la pace e lo
sviluppo (Spdc) - com'è chiamata la giunta - e migliaia di donne sono costrette
a lasciare le loro terre e le loro case. I soldati birmani distruggono i villaggi,
bruciano le scorte di cibo, uccidono gli animali delle fattorie e portano via
ogni cosa. Ce lo raccontano le donne che sono arrivate qui, nei campi profughi
tailandesi". Anche oltre confine Naw e le sue collaboratrici fanno i conti con
una situazione di grande incertezza. Le autorità tailandesi spesso rifiutano lo
status di rifugiati a chi è giunto dal Myanmar e chiudono i campi improvvisamente
trasferendo centinaia di persone in altre strutture di accoglienza.
Naw cerca di riportare le donne degli accampamenti a una vita normale, realizzando
progetti che riguardano sia l'educazione sia il lavoro. "A causa della dittatura,
della guerra e della povertà, molte donne karen delle aree rurali non sono andate
a scuola. Altre non hanno potuto apprendere un lavoro e sviluppare le loro potenzialità.
Noi cerchiamo di ridonare loro fiducia in se stesse e di renderle padrone della
loro vita".
Decenni di persecuzioni. Il tatmadaw, ovvero l'esercito governativo, perseguita le minoranze, che sono
oltre un centinaio e costituiscono circa il 35 per cento della popolazione, dalla
fine della colonizzazione britannica. I crimini sono compiuti in nome della guerra
ai separatisti e per reclutare forza lavoro da impiegare nelle grandi opere e
nell'esercito stesso. Nel cosiddetto triangolo d'oro (regione birmana confinante
con Thailandia, Cina e Laos) molte persone sono vittime dei traffici di prostituzione
e droga: il Myanmar è il secondo produttore d'oppio al mondo dopo l'Afghanistan.
Al momento i soldati birmani combattono contro tre gruppi guerriglieri (Shan,
Karen e Karenni) dopo aver firmato dal 1989 in poi 17 cessate il fuoco. Ma l'ultima
offensiva contro i karen, è una grave violazione dell'accordo di pace informale
raggiunto dalle due parti nel dicembre 2003 e di fatto mai realmente rispettato.
Le birmane per il Nobel. Altre tre donne birmane sono state candidate al Nobel per la Pace 2005 che sarà
assegnato a novembre. Nel 1991 il prestigioso riconoscimento andò ad Aung San
Suu Kyi, la leader birmana per la democrazia tuttora agli arresti nella sua casa
di Yangon. "Non avevo mai immaginato di essere candidata al Nobel, perché non
ho mai lavorato per ottenere un premio", commenta Naw. "Ma sono onorata di essere
tra le nominate. E' importante che vinca una donna e sono felice di rappresentare
le migliaia e migliaia che in tutto il mondo hanno lavorato duro, in silenzio.
Dobbiamo essere solidali e creare una rete di comunicazione fra noi per portare
dei cambiamenti in nome della pace, della giustizia, della libertà e dell'uguaglianza.
Dobbiamo far sentire la nostra voce per essere presenti e riconosciute nei processi
di pace ad ogni livello".
L'espresso©PeaceReporter