22/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Akbar Ganji, dissidente persiano in carcere, sarà forse graziato. Ma la tensione rimane alta
scritto per noi da
Lara Vettipio 
 
Akbar Ganji Teheran (Iran) - Akbar Ganji è in questi giorni sulla bocca di tutti a Teheran. Si parla infatti di una possibile grazia per il giornalista, oramai in carcere dal gennaio del 2001. I suoi capi di accusa sono pesantissimi. Tra i tanti vi sono quello di aver legato alti funzionari della magistratura all’ondata di omicidi di intellettuali avvenuta nel 1998 e quello di aver accusato di corruzione degli importanti religiosi, durante il processo all’ex sindaco di Teheran Abdol Huissein Karbashi. Tuttavia, a quanto sembra, è proprio la magistratura stessa a tendergli la mano, consolidando una linea che l’Ayatollah Shahrudi, attuale capo dell’organo giudiziario, ha inaugurato con un paragone tra il comportamento degli agenti iraniani e quelli statunitensi a Guantanamo.
Ma il clima di tensione non scende. La scorsa settimana si è svolta una manifestazione di sostegno al dissidente incarcerato, che è stata dispersa con la violenza. Ganji era in sciopero della fame da più di un mese col fine di ottenere la grazia, sciopero sospeso in seguito alle dichiarazioni di Shahrudi.
 
Akbar Ganji in aula"Ha giocato troppo a calcio...".  Ma le condizioni del dissidente non sono incoraggianti: Ganji è stato ricoverato la settimana scorsa all’ospedale cittadino 'Milad'. La famiglia rende noto che avrebbe perso una ventina di chili, compromettendo gravemente la propria salute.  Il Teheran Times (principale giornale in lingua inglese di Persia, ndr) ha pubblicato il referto del primario dell’ospedale, il dottor Fattahi, il quale ha dichiarato che il giornalista avrebbe ricominciato a nutrirsi facendo sperare in una, seppur lenta, ripresa. Ma Fattahi ha anche precisato che il reale motivo del ricovero di Ganji sarebbe stata una operazione al menisco. “Non conosco tuttavia le cause che hanno portato alla rottura dell’articolazione”, ha inoltre dichiarato il medico. Said Mortasavi, il procuratore di Teheran, ha risposto che “il problema di Ganji è quello di aver giocato troppo a calcio in carcere”, definendo inoltre lo sciopero della fame “una menzogna”.

Manifestazione per Akbar Ganji Tutti con lui.  Akbar Ganji è diventato una sorta di simbolo di dissidenza per il Paese. L’opinione pubblica inoltre rimane convinta che i rappresentanti del governo e della magistratura non dicano la verità, e per la maggior parte, è favorevole alla grazia e al rilascio del giornalista. Si tratta dell’ennesimo terreno di scontro tra una magistratura che nega ogni capo di accusa le venga rivolto e le associazioni in difesa dei diritti umani e la famiglia stessa del condannato. L’organo giudiziario lamenta l’attenzione esagerata dei media sul caso e condanna il comportamento del prigioniero. D’altra parte, l’associazione per la libertà di stampa e la stessa famiglia di Ganji accusano il giudiziario di non aver concesso nessuna attenuante durante la prigionia, nonostante lo abbia fatto in altri casi. Il capo del dipartimento di giustizia di Teheran, Mohammad Salarkia, ha dichiarato che sono stati fatti sempre moltissimi sforzi per cercare di distogliere Ganji dal proposito di continuare lo sciopero della fame. Ma che questi non hanno mai sortito l’effetto desiderato. “Questo suo comportamento dà al nemico un pretesto per intervenire”, ha detto alla stampa iraniana, e ha biasimato i media internazionali per la “falsa propaganda” e per la strumentalizzazione del caso.
Akbar Ganji in cellaSono fatti nostri.  “Il caso Ganji è una questione interna all’Iran”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Yussef Asefi, chiedendo agli attori internazionali di non interferire. “Europa e Stati Uniti parlano di diritti umani negati in Iran, ma non parlano mai delle torture di Abu Ghraib o dei crimini commessi in Iraq o Afghanistan”, ha detto al quotidiano riformista Iran News il portavoce del Parlamento, Ghomali Haddad Adel. Sono stati in molti ad intervenire in favore della liberazione di Ganji, sia a livello internazionale che nazionale. Sicuramente il personaggio che maggiormente conta è Mohammad Khatami, presidente ancora per una settimana. Khatami ha infatti domandato a Shahrudi di studiare attentamente il caso Ganji, e di valutare con cura la possibilità di una grazia. “Se vi sono le condizioni legali necessarie, il condannato sarà rilasciato”, si è limitato a dichiarare dal canto suo l’Ayatollah che comanda sui giudici. Ma in sostegno del giornalista si è espressa anche Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003, che oltretutto si occupa della sua difesa legale.
Nei prossimi giorni si consumerà il destino di Akbar Ganji. Quello che molti pensano è che questa decisione debba essere presa prima del 4 di agosto, data di insediamento della nuova presidenza. Tuttavia l’impressione è che qualsiasi posizione assuma la magistratura, nulla potrà ridargli la fiducia dell'opinione pubblica.
 
Categoria: Diritti, Tortura, Politica
Luogo: Iran
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