09/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La Coalizione lancia l'attacco finale a Falluja, grave la situazione sfollati
profughi in fuga da falluja“La situazione diventa sempre più grave. Per capire il dramma degli sfollati da Falluja basta guardare l’esempio della cittadina di Amirya, a 20 chilometri da Falluja. Il 26 ottobre accoglieva 150 famiglie di sfollati dalla città sunnita, adesso ci sono quasi 17 mila nuclei familiari”.
 
Daunia Pavone, responsabile del Consorzio Italiano di Solidarietà (Ics) risponde da Amman, in Giordania, da dove coordina le attività di sette iracheni che lavorano per l’ong italiana. “Cerchiamo di monitorare la situazione dei profughi interni nel governatorato di al-Anbar, dove si trovano Falluja e Ramadi. Manca tutto, dall’accesso all’acqua potabile ai medicinali, dai materassi alle coperte”.
 
La popolazione di Falluja prima dell’assedio di aprile del 2004 contava quasi 300 mila abitanti. Molti avevano cominciato a scappare in quel periodo, ma non così disperatamente, appoggiandosi soprattutto alle famiglie di parenti e amici nella zona. Il flusso degli sfollati è andato progressivamente aumentando e adesso, secondo le fonti mediche locali e quelle giornalistiche, sarebbe rimasto in città non più del 20 per cento della popolazione.
 
“Le famiglie hanno cominciato ad occupare tutte le strutture che potevano offrigli un minimo di rifugio”, racconta la Pavone, “edifici pubblici, scuole e moschee. Qui il governo di Allawi è completamente assente, non c’è neanche il governatore. Il dramma è che per ottenere le razioni alimentari bisogna avere una tessera del municipio di residenza. Tutta questa gente che è fuggita non ha nessun diritto per il cibo e chi è rimasto non viene approvvigionato per il pericolo rappresentato dal trasporto dei generi alimentari”.
 
bombardamenti su fallujaFonti giornalistiche da Falluja raccontavano di una coda interminabile di auto, stipate all’inverosimile di ogni tipo di masserizia. Sono le circa duemila famiglie rimaste a Falluja. Fuggono dalle bombe sganciate dall’aviazione statunitense e dal freddo che è ormai alle porte, con il suo carico di fame e malattie, visto che i centri medici non riescono a lavorare per mancanza di rifornimenti.
 
Come le quasi 12 mila famiglie di Falluja che hanno occupato quello che una volta era un residence turistico a Hebbaniya. Lo sceicco Khaled Hammud, uno dei notabili religiosi di Falluja, ha lanciato un appello nei giorni scorsi per loro, a cui manca tutto.
 
Le operazioni dei militari della coalizione erano state precedute da un appello lanciato nei giorni scorsi attraverso il lancio di volantini in città e l’uso di megafoni. Il comunicato invitava le donne e i bambini ad abbandonare la città. Inoltre sottolineava che tutti gli uomini sotto i 45 anni sarebbero stati considerati combattenti e tutti quelli armati, al di là dell’età, sarebbero stati arrestati.
 
In città vige il coprifuoco dalle 18.00 alle 6.00 del mattino dopo e la popolazione di Falluja viene invitata a collaborare con i militari Usa nella cattura dei terroristi. Obiettivo dell’attacco è infatti la riconquista della città che viene considerata la roccaforte della resistenza irachena e il nascondiglio del terrorista giordano Musab al-Zarqawi.
 
militari usa a fallujaIeri sera Falluja è stata bersaglio di un bombardamento terribile, che doveva sostanzialmente aprire la strada ai 20 mila militari, statunitensi e iracheni, accampati alle porte della città. Le bombe hanno centrato in pieno un grande magazzino di medicinali e, subito dopo il sorgere del sole, i militari hanno preso il controllo dei due ponti sul fiume Eufrate e del principale ospedale di Falluja, sul quale da un po’ sventola la bandiera irachena.
 
Il primo bilancio dei combattimenti dell'operazione battezzata Phantom Fury, secondo fonti mediche locali, riporta la morte di 12 civili, alcuni dei quali sono rimasti uccisi nel crollo di una palazzina colpita dai bombardamenti, mentre gli altri sono morti mentre si recavano ad un funerale nel Cimitero dei Martiri della città. Tra gli attaccanti sono due le vittime: due soldati Usa che sono morti affogati nel fiume Eufrate quando il loro mezzo è precipitato in acqua imprigionandoli.
 
Secondo alcuni reporter che si trovano in città, le forze della coalizione hanno trovato scarsa resistenza all’alba, ma con il passare delle ore la battaglia si è fatta più dura. Si combatte casa per casa in uno scenario spettrale, fatto di rovine e distruzione.
 
arresti a FallujaIl contingente incaricato di riconquistare Falluja è composto da corpi speciali Usa e dal battaglione iracheno chiamato Shahwanis, un corpo d’elite composto di uomini che militavano nell’esercito del deposto regime di Saddam Hussein. Questo reparto è stato addestrato da ottobre alla guerriglia urbana e viene pagato direttamente dal Pentagono. Il sergente Michael Applegate, uno degli addestratori statunitensi, ha reso noto nei giorni scorsi che 138 elementi del battaglione si sono rifiutati di combattere a Falluja.
 
A loro si rivolgeva oggi un appello degli ulema del Muslim Clerics Association che chiedeva “alle forze irachene e a tutti i musulmani di guardarsi dal compiere il grave errore d’invadere Falluja sotto l’insegna di forze che non hanno rispetto né per la religione né per i diritti umani”.
 
La Shura dei muhjaiddin (Consiglio dei combattenti) di Falluja aveva lanciato un appello nel quale specificava che “tutti i media avranno il permesso di entrare a Fallujaper testimoniare la crociata contro l’Islam e vedere la vera faccia dell’America”. Appelli ai quali oggi si è aggiunto un invito alla guerra santa generalizzata lanciato da un gruppo che si dice vicino ad al-Zarqawi.
 
Guerra di bombe e di parole, con in mezzo la gente che è ancora imprigionata a Falluja. E quelli che sono riusciti ad allontanarsi non stanno meglio. Il 6 novembre, il quotidiano giordano Alarab Alyawm, riportava la notizia che sarebbero oltre 7  mila gli iracheni che hanno passato il confine con la Giordania. Oggi il governo Allawi ha fatto sapere che una delle misure dello stato d’emergenza dichiarato in tutto il Paese per 60 giorni è proprio quella di chiudere quella frontiera e quella con la Siria. Un’altra porta che si chiude in faccia ai dannati di Falluja.
 

Christian Elia

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