23/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Cooperante spagnola riceve minacce di morte via mail da un gruppo di paramilitari delle Auc
Paramilitare delle Auc si addestra in mimetica al tiro al bersaglio nella selva “Un'altra volta in Colombia? Le assicuriamo che questa volta la stiamo aspettando. Da Bogotà non passa. Le spareremo un paio di colpi in quella testa, almeno lo denuncerà, così come viene denunciata una marea di bugie su di noi. Ma questa volta sì che avrà qualcosa da denunciare. E’ tutto chiaro? Le diamo un giorno in Colombia, perché il giorno dopo sarà già sdraiata in bara”. E’ questo il testo della mail, che aveva come oggetto “Urgente!! Viaje a Colombia 17 de julio”, che il 13 luglio Estibaliz Madariaga, una cooperante spagnola da tempo impegnata nella Rete di fratellanza e solidarietà con la Colombia, ha visto comparire nella sua casella di posta privata. Mittente: “seguridad bogota” Firma: “Bloque Martin Llanos. Auc Bogota. Julio 2005”, dove Auc sta per Autodifese unite della Colombia, il gruppo di paramilitari più attivo in Colombia.
 
Diretti alla meta. Minacce di morte senza mezzi termini, dunque, dirette contro Estíbaliz e contro tutto quello che rappresenta: un lavoro lungo e serio che da anni sta svolgendo in Colombia in vari progetti finalizzati al recupero delle vittime della guerra, di quel conflitto che da quaranta anni inginocchia il Paese e del quale le Auc sono gli indiscussi protagonisti. Anche questa volta, infatti, intenzione della cooperante spagnola è partecipare a un progetto di educazione per adulti, per conto di una ong colombiana.
Una internazionale, dunque, ancora una volta nel mirino dei paramilitari filogevernativi di destra, coloro che la propaganda di Uribe continua a dichiarare: “Inseriti nel movimento di Pace e Giustizia, avviati verso un processo di smobilitazione e disarmo”.
 
Paramilitari in addestramento, con facce truccate per mimetizzarsi nella selvaTutti per uno. A denunciare il grave episodio è la Red de defensores non istitucionalizados, che comprende una serie di figure specializzate come avvocati colombiani, difensori dei diritti umani e accompagnatori internazionali, che si impegnano nella difesa quotidiana delle vittime della guerra, denunciandone soprusi, violazioni, delitti. Un gruppo di donne e uomini che dedicano la loro esistenza a combattere impunità e silenzio, i due complici principali di un conflitto accantonato nel dimenticatoio della politica internazionale.
 
Ripetita juvant. Minacce di morte che sono state perfino ribadite a distanza di soli due giorni. Il 15 luglio, infatti, Estíbaliz Madariaga ha ricevuto un nuovo messaggio. “Hei bella. Si brighi a fare il viaggio. Qui la stiamo aspettando e già sa come. Speriamo che dio ci riservi questo piacere, prima che se lo prendano altri, la aspettiamo per saldare i conti in pendenza”. Firmato, come sempre: “Bloque Martin Llanos”.
 
La denuncia. “Esprimiamo solidarietà e appoggio a Estíbaliz Madariaga, così come a tutti gli altri cooperanti che lavorano in Colombia – ha sottolineato il responsabile della Red, Cesar…., parlando a nome di tutti i firmatari della denuncia, ossia 35 fra corporazioni, fondazioni, associazioni e comitati colombiani; 13 organizzazioni europee e in particolare 10 spagnole.  ”Siamo letteralmente stupiti e perplessi – spiega – perché i firmatari delle minacce conoscono molto bene sia la data precisa del viaggio, che il fatto che la cooperante non è la prima volta che viaggia nel nostro Paese, informazioni che sono state fornite solo all’ambasciata colombiana in Spagna dove Estíbaliz li ha trasmessi o da dove ha ricevuto il visto di cooperante. Siamo molto preoccupati. Molto. E in più stiamo assistendo a una grave contraddizione: mentre il governo spagnolo dà cento milioni di euro di aiuti allo sviluppo della Colombia, i suoi cooperanti non godono delle garanzie necessarie per lavorare”.
 
Paramilitari nella selvaIn toto. Poi precisa: “Siamo in pena. In pensiero. Il nostro Paese non sta portando avanti un processo di pace che assicuri il rispetto dei diritti umani, la fine della violenza e la sconfitta dell’impunità, in modo da garantire verità, giustizia e risarcimento per le vittime”. Quindi la condanna: “Denigriamo con tutte le nostre forze la mancanza di misure a garanzia dello sviluppo del lavoro di cooperazione internazionale e condanniamo l’impunità che ancora regna sovrana, persino nei casi di uccisione di cooperanti come per esempio l’omicidio di Iñigo Egiluz e Daniel Gillard”.
“Mettiamo al bando la politica di repressione e minacce esercitata in Colombia dai gruppi paramilitari, che in molti casi agiscono con l’approvazione e la connivenza degli organismi di sicurezza del governo”, aggiunge in comunicato della Red. “Denunciamo e disapproviamo in toto le minacce, le detenzioni di massa arbitrarie, gli omicidi costanti e selettivi, così come le violazioni dei diritti umani delle persone che lavorano per la pace, la libertà e la giustizia in Colombia. Condanna. Senza appello”.  

Stella Spinelli

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