Cooperante spagnola riceve minacce di morte via mail da un gruppo di paramilitari delle Auc

“Un'altra volta in Colombia? Le assicuriamo
che questa volta la stiamo aspettando. Da Bogotà non passa. Le spareremo un
paio di colpi in quella testa, almeno lo denuncerà, così come viene denunciata
una marea di bugie su di noi. Ma questa volta sì che avrà qualcosa da
denunciare. E’ tutto chiaro? Le diamo un giorno in Colombia, perché il giorno
dopo sarà già sdraiata in bara”. E’ questo il testo della mail, che aveva come
oggetto “Urgente!! Viaje a Colombia 17 de julio”, che il 13 luglio Estibaliz
Madariaga, una cooperante spagnola da tempo impegnata nella Rete di fratellanza
e solidarietà con la Colombia, ha visto comparire nella sua casella di posta
privata. Mittente: “seguridad bogota” Firma: “Bloque Martin Llanos. Auc Bogota.
Julio 2005”, dove Auc sta per
Autodifese unite della Colombia, il gruppo di
paramilitari più attivo in Colombia.
Diretti alla meta. Minacce di morte senza mezzi termini, dunque,
dirette contro Estíbaliz e contro tutto quello che rappresenta: un lavoro lungo
e serio che da anni sta svolgendo in Colombia in vari progetti finalizzati al
recupero delle vittime della guerra, di quel conflitto che da quaranta anni
inginocchia il Paese e del quale le Auc sono gli indiscussi protagonisti. Anche
questa volta, infatti, intenzione della cooperante spagnola è partecipare a un
progetto di educazione per adulti, per conto di una ong colombiana.
Una internazionale, dunque,
ancora una volta
nel mirino dei paramilitari filogevernativi di destra, coloro che la propaganda
di Uribe continua a dichiarare: “Inseriti nel movimento di Pace e Giustizia,
avviati verso un processo di smobilitazione e disarmo”.
Tutti per uno. A denunciare il grave episodio è la
Red de
defensores non istitucionalizados, che comprende una serie di figure
specializzate come avvocati colombiani, difensori dei diritti umani e
accompagnatori internazionali, che si impegnano nella difesa quotidiana delle
vittime della guerra, denunciandone soprusi, violazioni, delitti. Un gruppo di
donne e uomini che dedicano la loro esistenza a combattere impunità e silenzio,
i due complici principali di un conflitto accantonato nel dimenticatoio della
politica internazionale.
Ripetita juvant. Minacce di morte che sono state perfino
ribadite a distanza di soli due giorni. Il 15 luglio, infatti, Estíbaliz
Madariaga ha ricevuto un nuovo messaggio. “Hei
bella. Si brighi a fare il viaggio. Qui la stiamo aspettando e già sa come.
Speriamo che dio ci riservi questo piacere, prima che se lo prendano altri, la
aspettiamo per saldare i conti in pendenza”. Firmato, come sempre: “Bloque
Martin Llanos”.
La denuncia. “Esprimiamo solidarietà e appoggio a Estíbaliz
Madariaga, così come a tutti gli altri cooperanti che lavorano in Colombia – ha
sottolineato il responsabile della Red, Cesar…., parlando a nome di tutti i
firmatari della denuncia, ossia 35 fra corporazioni, fondazioni, associazioni
e
comitati colombiani; 13 organizzazioni europee e in particolare 10
spagnole. ”Siamo letteralmente stupiti e perplessi – spiega – perché i firmatari delle
minacce conoscono molto bene sia la data precisa del viaggio, che il fatto che
la cooperante non è la prima volta che viaggia nel nostro Paese, informazioni
che sono state fornite solo all’ambasciata colombiana in Spagna dove Estíbaliz
li ha trasmessi o da dove ha ricevuto il visto di cooperante. Siamo molto preoccupati.
Molto. E in più stiamo assistendo a una grave contraddizione: mentre il governo
spagnolo dà cento milioni di euro di aiuti allo sviluppo della Colombia, i suoi
cooperanti non godono delle garanzie necessarie per lavorare”.
In toto. Poi precisa: “Siamo in pena. In pensiero. Il
nostro Paese non sta portando avanti un processo di pace che assicuri il
rispetto dei diritti umani, la fine della violenza e la sconfitta
dell’impunità, in modo da garantire verità, giustizia e risarcimento per le
vittime”. Quindi la condanna: “Denigriamo con tutte le nostre forze la mancanza
di misure a garanzia dello sviluppo del lavoro di cooperazione internazionale
e
condanniamo l’impunità che ancora regna sovrana, persino nei casi di uccisione
di cooperanti come per esempio l’omicidio di Iñigo Egiluz e Daniel Gillard”.
“Mettiamo al bando la politica di repressione e minacce esercitata in
Colombia dai gruppi paramilitari, che in molti casi agiscono con l’approvazione
e la connivenza degli organismi di sicurezza del governo”, aggiunge in
comunicato della Red. “Denunciamo e disapproviamo in toto le minacce, le
detenzioni di massa arbitrarie, gli omicidi costanti e selettivi, così come le
violazioni dei diritti umani delle persone che lavorano per la pace, la libertà
e la giustizia in Colombia. Condanna. Senza appello”.