22/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.28 - 2005 dal 14/7 al 21/7
 
manifestazione di coloni contro il disimpegno da gazaPalestina. Dal 14 al 21 di luglio i territori occupati registrano un crescendo di violenza. Il 14 luglio il primo ministro israeliano Ariel Sharon lancia un attacco ai rabbini estremisti contrari al ritiro da Gaza.
Il 15 luglio la tensione è altissima. Mentre l'Autorità Nazionale Palestinese proclama lo stato d'emergenza, in seguito agli scontri verificatisi fra miliziani di Hamas e forze dell'ordine palestinesi, un missile lanciato dai palestinesi uccide una donna di un villaggio israeliano. La risposta non si fa attendere. Lo stesso giorno tre elicotteri israeliani lanciano missili su Gaza in tre attacchi. Uno degli attacchi e' diretto contro Gaza City, un altro contro Khan Younis. Bloccata anche l'autostrada di Gaza in due punti. Negli attacchi restano uccisi 5 miliziani di Hamas. La rappresaglia israeliana vede anche il lancio di due missili su un campo profughi.

Il 16 luglio il ministro della difesa israeliano ordina ai comandi militari di prepararsi a un'offensiva nella Striscia di Gaza. Il 17 un palestinese armato e' stato ucciso da soldati israeliani mentre tentava di infiltrarsi nell'insediamento di Nezarim, a nord di Gaza. Militari israeliani hanno riferito che il palestinese è stato visto avvicinarsi a Nezarim con un altro compagno anch'egli armato. Un aereo senza pilota israeliano spara due razzi contro due automobili palestinesi nella striscia di Gaza. Ci sarebbe almeno 1 ferito. Lo stesso giorno le forze israeliane uccidono nella Striscia di Gaza Saeed Seyam, un comandante del gruppo militante palestinese Hamas. Seyam era il comandante del gruppo a Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia. Testimoni raccontano che l'uomo è stato colpito al collo da un solo colpo. Il 18, i coloni marciano verso il Gush Katif, insediamenti del sud della Striscia di Gaza. La sensazione generale è che la situazione stia rapidamente degenerando.

Il 20 luglio a Gerusalemme durante una violenta manifestazione organizzata da giovani studenti di un collegio rabbinico cassidico contro il prossimo ritiro di Israele dalla striscia di Gaza, si registrano numerosi scontri. Il giorno successivo, il 21, la polizia israeliana arresta 250 coloni sorpresi mentre cercano di infiltrarsi nella zona militare vicino alla striscia di Gaza. Stando un sondaggio, il 52,7 percento degli israeliani sono favorevoli al ritiro da Gaza e Nord-Cisgiordania. Sempre il 21 la polizia ha respinto alla frontiera più di 50 pacifisti europei che manifestavano solidarietà ai palestinesi.

Cecenia (Fed. Russa). Il 14 nel villaggio di Germenchuk, distretto di Shali, 10 chilometri a sud-est di Grozny, un soldato russo e un civile ceceno sono rimasti uccisi nello scontro a fuoco durante il rastrellamento di un edificio.
Il 16 nel distretto meridionale di Itum-Kalé un elicottero russo è precipitato sulle montagne: 8 militari sono rimasti uccisi. Non è chiaro se si sia trattato di incidente o abbattimento.
Il 18 nei pressi di Grozny i guerriglieri hanno fatto saltare in aria un blindato russo Btr, uccidendo 5 soldati.
Lo stesso giorno, secondo il sito indipendentista Kavzaz-Center, altri 3 militari russi sono stati uccisi nella zona di Grozny e altri 5 soldati russi sono morti in uno scontro a fuoco nei pressi del villaggio di Eshelatoi, nel distretto meridionale di Vedenò. Anche un guerrigliero è morto nel combattimento. La zona sarebbe poi stata bombardata dall’aviazione russa.
Il 19 nella cittadina di Znamenskoye, distretto di Nadterechni, 40 chilometri a nord-ovest di Gorzny, i guerriglieri hanno compiuto un attentato in cui sono rimasti uccisi 11 poliziotti ceceni, un agente dell’Fsb e 3 civili, tra cui due bambini.
Il 20 nel villaggio di Chechen-Yurt, dieci chilometri a sud di Grozny, un guerrigliero ceceno è stato ucciso in uno scontro a fuoco.
Secondo i dati forniti dal ministro dell’Interno ceceno Ruslan Alkhanov, dall’inizio dell’anno sono stati uccisi 71 guerriglieri ceceni, tra cui dieci ‘emiri’, comandanti locali.

Colombia. Il 17 I guerriglieri delle Farc hanno fatto esplodere un’autobomba vicino a un convoglio militare nel sudovest della Colombia, uccidendo 4 soldati. Un agente di polizia è invece morto in un altro attacco, sempre nella stessa zona. Altri 2 soldati sono stati feriti per un’autobomba alle porte della città di Toribio, 290 chilometri a sudovest di Bogotà, teatro di intensi scontri in aprile tra le Farc e l’esercito governativo. La violenza sta correndo lungo un fronte di 22 chilometri e dura ormai da due settimane. E’ la prima volta in tanti anni che le Farc scelgono di delimitare il loro territorio, invece di compiere attacchi ‘toccata e fuga’. Il 18 le Forze armate rivoluzionarie colombiane sono sospettate di aver compiuto un attacco a Riohacha, nel nord del Paese, nel quale sono rimaste uccise 8 persone. Secondo la polizia, l'attentato rientra nell'ambito degli scontri fra la guerriglia marxista e i gruppi paramilitari di estrema destra filogovernativi..

Haiti. Il 15 è stato trovato morto, ucciso da diversi colpi di pistola, il giornalista Jacques Roche. Il suo corpo straziato è stato fatto ritrovare in un quartiere malfamato della capitale haitiana Port au Prince. Il reporter era molto conosciuto ad Haiti per i suoi editoriali infuocati contro l'ex presidente Jean Bertrande Aristide. Il 19 le Filippine hanno fatto sapere che invieranno 200 unità ad Haiti in aggiunta a quelle già presenti come forza di peacekeeping per aiutare le Nazioni Unite a frenare gli arresti politici in vista delle prossime elezioni.

Angola. Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero della Sanità angolano, le persone colpite da febbre di Marburg dal 10 luglio scorso sono 351, di cui 312 uccise dal virus emorragico. Rimangono ancora 64 casi sotto osservazione nella provincia di Uige.

Mozambico. Il 15 agosto, per lo scoppio di un colpo di mortaio a Barira, nel distretto di Chibabava, provincia mozambicana di Sofala, quattro bambini sono morti e altrettanti sono rimasti feriti. Il quotidiano della capitale Maputo, "Noticias", spiega che uscendo da scuola due bimbi hanno trovato uno strano oggetto a terra e hanno provato ad aprirlo dopo aver chiamato alcuni amici. Lo hanno prima messo al centro della strada, sperando venisse aperto nello scontro con un veicolo di passaggio, e successivamente hanno deciso di aprirlo sbattendolo a terra. I ripetuti schianti con il suolo hanno fatto scoppiare l'ordigno che ha ucciso sul colpo tre bimbi (9, 13 e 15 anni), mentre il quarto è deceduto in ospedale per le ferite riportate.

monsignor locati in kenyaKenya. Venerdì 15 luglio Monsignor Luigi Locati, 77 anni, vercellese, da 40 anni missionario in Africa, è stato ucciso a colpi di pistola a Isiolo, Kenia nord orientale, regione nella cui Diocesi era stato vescovo da oltre 20 anni, fino allo scorso anno, quando aveva lasciato l’incarico per sopraggiunti limiti d’età. Il prete nelle scorse settimane era stato minacciato più volte, e venerdì è stato ucciso con due colpi alla schiena da due assalitori che avevano prima neutralizzato la guardia del corpo che la Diocesi aveva fornito all’ex vescovo a seguito delle minacce. Nei giorni seguenti la polizia keniota ha fermato quattro persone sospettate di essere  mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio. L’assassinio non avrebbe comunque relazione con gli scontri tribali che hanno insanguinato il lunedì precedente la provincia più settentrionale di Marsabit, con circa 90 morti in scontri tra clan rivali Burana e Gabra.

Etiopia. Il 15 luglio è stato sollevato dal Governo etiope il divieto di manifestazioni pubbliche, introdotto il 16 maggio scorso all’indomani delle contestate elezioni legislative, dopo che Addis Abbeba era stata attraversata da un ondata di violenze che avevano causato la morte di 36 persone. I fatti cruenti risalgono a mercoledì 13 e giovedì 14 luglio. A scendere in piazza erano stati soprattutto studenti, e la repressione del governo è stata durissima. Il Consiglio etiope per i diritti umani (Ethiopian human rights council, Ehrco) ha diffuso un bilancio aggiornato: i morti sarebbero almeno 40, i feriti 74 e 17 persone risultano disperse.


Guinea equatoriale. Un aereo con a bordo almeno 45 persone è precipitato sabato 16 subito dopo il decollo vicino a Baney, nella Guinea Equatoriale. I 35 passeggeri e i 10 membri dell’equipaggio sono morti. Si ipotizza che sul veicolo ci fossero altri passeggeri non registrati, forse attentatori. L’aereo, un Antonov di fabbricazione sovietica, stava volando dalla capitale Malabo alla città di Bata.

Guinea Bissau. Due persone sono morte e un’altra ferita durante un attacco sferrato sabato 16 da una decina di uomini armati contro la sede del ministero dell’Interno di Bissau, capitale del Paese. Secondo quanto riferito dall’agenzia ‘Misna’, una parte degli assalitori indossava divise militari mentre altri erano in abiti civili. L’attacco è avvenuto a una settimana dal ballottaggio per le elezioni presidenziali del 24 luglio.

Niger. Lunedi 18 l’agenzia Onu per l’agricoltura e l’alimentazione ‘Fao’ lancia un allarme: tre milioni e 600mila persone nel solo Niger sono sottonutrite e rischiano la vita a causa dell’insufficiente alimentazione. La carestia è dovuta alla siccità dell’anno passato ed alla invasione di locuste che ha divorato l’ultimo raccolto in tutti i Paesi della fascia del Sahel (Sub Sahara), dal Senegal al Ciad. Il Niger ha 13 milioni di abitanti, per cui quasi un quarto ha urgente bisogno di aiuti alimentari; tra essi 800mila bambini, di cui 150mila a rischio di morte in breve tempo. Già adesso, secondo un calcolo approssimativo dell’organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere, che ha allestito tre campi di assistenza, muoiono d’inedia almeno 15 bimbi al giorno.

Uganda. Secondo un parlamentare nel distretto Nakapiripiriti, dozzine di civili, più di cinquanta, sarebbero stati uccisi la scorsa settimana nel nord est del Paese in seguito a scontri a fuoco tra l’esercito regolare e un clan tribale accusato di aver rubato delle capre a una fazione nemica. L’esercito nega che lo scontro abbia provocato vittime civili. Il generale Gabriel Lomongin ha sostenuto che sono stati uccisi solo sette soldati e quattro guerrieri.

Repubblica Democratica del Congo. Situazione rovente a Kisangani, città del centro-nord della Rdc, dove domenica 17 violenti scontri tra studenti universitari e polizia hanno provocato almeno una vittima tra i civili. Lo ha riferito lunedì 18 l’agenzia missionaria ‘Misna’ citando fonti locali, secondo le quali tutto sarebbe iniziato quando i giovani hanno rinvenuto il cadavere di un loro compagno, ucciso a colpi di arma da fuoco. Gli studenti hanno incolpato dell’omicidio i militari, scendendo in strada e iniziando a tirare sassi verso i soldati; questi hanno risposto sparando colpi di avvertimento ma non si esclude che abbiano anche causato vittime.

India. Il 19, 2 persone sono morte e altre 3 sono rimaste ferite in scontri tra indù e musulmani nello stato centrale del Madhya Pradesh. Nel distretto di Dhar, dove sono avvenuti gli incidenti, la polizia ha imposto il coprifuoco.
Kashmir indiano. Tra il 14 e il 16, 13 presunti militanti islamici sono stati uccisi dai soldati indiani mentre cercavano di attraversare la Linea di Controllo, ovvero il confine tra il Kashmir indiano e quello pachistano.
Il 19, presunti militanti islamici hanno ucciso 6 membri maschi di una famiglia nel distretto di Udhampur. Lo stesso giorno i soldati indiani hanno ucciso tre presunti ribelli nel distretto di Poonch.
Il 20, almeno 3 soldati e un civile sono rimasti uccisi e altre 19 persone ferite per l’esplosione di un’autobomba vicino a una scuola della capitale Srinagar. Nessun bambino fortunatamente ha riportato ferite.
L’insurrezione dei guerriglieri musulmani contro l’esercito indiano è cominciata nel 1989 e finora sono morte oltre 40mila persone, tra le quali molti civili.

Sri Lanka. Il 16, una chiesa cattolica è stata saccheggiata e incendiata da uomini a viso coperto nella diocesi di Anuradhapura, regione interna del nord dello Sri Lanka. La polizia ritiene che i responsabili siano estremisti buddisti, già in passato coinvolti in gesti d'intolleranza.

Thailandia. Tra il 18 e il 19, 5 persone sono state uccise nel sud del Paese. Per la prima volta è stato anche trovato il cadavere di un musulmano decapitato. La vittima si chiamava Sorma Jaheani, ed era un contadino di 50 anni. Le decapitazioni finora erano state inflitte solo a buddisti dai radicali musulmani. In Thailandia la maggioranza della popolazione è di religione buddista tranne nel sud, dove l'80 per cento è musulmana. Gli attacchi si sono verificati a tre giorni di distanza dal decreto legislativo che conferisce al primo ministro Thaksin Shinawatra nuovi poteri per ristabilire l'ordine nel sud del Paese. Gruppi radicali musulmani hanno cominciato ad attaccare le comunità buddiste del sud a partire dal gennaio 2004. Il governo ha risposto con una dura repressione poliziesca. Finora in questo neonato conflitto sono morte oltre 800 persone e ne sono rimaste ferite 1.500.

Pakistan. Otto persone sono morte e 15 sono rimaste ferite a seguito di attacchi di natura settaria avvenuti nei dintorni della capitale Islamabad. Sconosciuti hanno sparato contro un autobus sulla Karakorum Highway, uccidendo 5 persone e ferendone 15. Uomini armati hanno poi ammazzato il fratello di un ufficiale di polizia e una coppia che gestisce una scuola privata.
Categoria: Guerra
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