Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.28 - 2005 dal 14/7 al 21/7
Palestina. Dal
14 al 21 di luglio i territori occupati registrano un
crescendo di violenza. Il
14 luglio il primo ministro israeliano Ariel Sharon lancia un
attacco ai rabbini estremisti contrari al ritiro da Gaza.
Il
15 luglio la tensione è altissima. Mentre l'Autorità
Nazionale Palestinese proclama lo stato d'emergenza, in seguito agli
scontri verificatisi fra miliziani di Hamas e forze dell'ordine
palestinesi, un
missile lanciato dai palestinesi uccide una donna di un villaggio
israeliano. La risposta non si fa attendere. Lo stesso giorno tre
elicotteri israeliani lanciano missili su Gaza in tre attacchi. Uno
degli attacchi e' diretto contro Gaza City, un altro contro Khan
Younis. Bloccata anche l'autostrada di Gaza in due punti. Negli
attacchi restano uccisi 5 miliziani di Hamas. La rappresaglia
israeliana vede anche il lancio di due missili su un campo profughi.
Il 16 luglio il ministro della difesa israeliano ordina ai
comandi militari di prepararsi a un'offensiva nella Striscia di Gaza.
Il 17 un
palestinese armato e' stato ucciso da soldati israeliani mentre
tentava di infiltrarsi nell'insediamento di Nezarim, a nord di Gaza.
Militari israeliani hanno riferito che il palestinese è stato
visto avvicinarsi a Nezarim con un altro compagno anch'egli armato.
Un aereo senza pilota israeliano spara due razzi contro due
automobili palestinesi nella striscia di Gaza. Ci sarebbe almeno 1
ferito.
Lo stesso giorno le
forze israeliane uccidono nella Striscia di Gaza Saeed Seyam, un
comandante del gruppo militante palestinese Hamas. Seyam era il
comandante del gruppo a Khan Younis, nella parte meridionale della
Striscia. Testimoni raccontano che l'uomo è stato colpito al
collo da un solo colpo.
Il 18, i coloni marciano verso il Gush Katif, insediamenti del
sud della Striscia di Gaza. La sensazione generale è che la
situazione stia rapidamente degenerando.
Il
20 luglio a Gerusalemme durante una violenta manifestazione
organizzata da giovani studenti di un collegio rabbinico cassidico
contro il prossimo ritiro di Israele dalla striscia di Gaza, si
registrano numerosi scontri. Il giorno successivo, il 21, la
polizia israeliana arresta 250 coloni sorpresi mentre cercano
di infiltrarsi nella zona militare vicino alla striscia di Gaza.
Stando un sondaggio, il 52,7 percento degli israeliani sono favorevoli al
ritiro da Gaza e Nord-Cisgiordania. Sempre il 21 la polizia ha respinto
alla frontiera più di 50 pacifisti europei che
manifestavano solidarietà ai palestinesi.
Cecenia (Fed. Russa). Il
14
nel villaggio di Germenchuk, distretto di Shali, 10 chilometri a
sud-est di Grozny,
un soldato russo e un civile ceceno sono
rimasti uccisi nello scontro a fuoco durante il rastrellamento di un
edificio.
Il 16 nel distretto meridionale
di Itum-Kalé un elicottero russo è precipitato sulle
montagne: 8 militari sono rimasti uccisi. Non è chiaro
se si sia trattato di incidente o abbattimento.
Il 18 nei pressi di Grozny i
guerriglieri hanno fatto saltare in aria un blindato russo Btr,
uccidendo 5 soldati.
Lo stesso giorno, secondo il sito
indipendentista Kavzaz-Center, altri 3 militari russi sono stati
uccisi nella zona di Grozny e altri 5 soldati russi sono morti
in uno scontro a fuoco nei pressi del villaggio di Eshelatoi, nel
distretto meridionale di Vedenò. Anche un guerrigliero è
morto nel combattimento. La zona sarebbe poi stata bombardata
dall’aviazione russa.
Il 19 nella cittadina di
Znamenskoye, distretto di Nadterechni, 40 chilometri a nord-ovest di
Gorzny, i guerriglieri hanno compiuto un attentato in cui sono
rimasti uccisi 11 poliziotti ceceni, un agente dell’Fsb e 3
civili, tra cui due bambini.
Il 20 nel villaggio di
Chechen-Yurt, dieci chilometri a sud di Grozny, un guerrigliero
ceceno è stato ucciso in uno scontro a fuoco.
Secondo i dati forniti dal ministro
dell’Interno ceceno Ruslan Alkhanov, dall’inizio dell’anno sono
stati uccisi 71 guerriglieri ceceni, tra cui dieci ‘emiri’,
comandanti locali.
Colombia. Il 17 I
guerriglieri delle Farc hanno fatto esplodere un’autobomba vicino a
un convoglio militare nel sudovest della Colombia, uccidendo 4
soldati. Un agente di polizia è invece morto in un
altro attacco, sempre nella stessa zona. Altri 2 soldati sono
stati feriti per un’autobomba alle porte della città di
Toribio, 290 chilometri a sudovest di Bogotà, teatro di
intensi scontri in aprile tra le Farc e l’esercito governativo. La
violenza sta correndo lungo un fronte di 22 chilometri e dura ormai
da due settimane. E’ la prima volta in tanti anni che le Farc
scelgono di delimitare il loro territorio, invece di compiere
attacchi ‘toccata e fuga’. Il 18 le Forze armate
rivoluzionarie colombiane sono sospettate di aver compiuto un attacco
a Riohacha, nel nord del Paese, nel quale sono rimaste uccise 8
persone. Secondo la polizia, l'attentato rientra nell'ambito
degli scontri fra la guerriglia marxista e i
gruppi paramilitari di estrema destra
filogovernativi..
Haiti. Il 15 è stato trovato morto,
ucciso da diversi colpi di pistola, il giornalista Jacques
Roche. Il suo corpo straziato è stato fatto ritrovare in
un quartiere malfamato della capitale haitiana Port au Prince. Il
reporter era molto conosciuto ad Haiti per i suoi editoriali
infuocati contro l'ex presidente Jean Bertrande Aristide. Il 19 le
Filippine hanno fatto sapere che invieranno 200 unità ad Haiti
in aggiunta a quelle già presenti come forza di peacekeeping
per aiutare le Nazioni Unite a frenare gli arresti politici in vista
delle prossime elezioni.
Angola. Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero della
Sanità
angolano, le persone colpite da febbre di Marburg dal 10 luglio scorso
sono 351, di cui 312 uccise dal virus emorragico. Rimangono
ancora 64 casi sotto osservazione nella provincia di Uige.
Mozambico.
Il 15 agosto, per lo scoppio di un colpo di mortaio a
Barira, nel distretto di Chibabava, provincia mozambicana di Sofala,
quattro bambini sono morti e altrettanti sono rimasti feriti. Il
quotidiano della capitale Maputo, "Noticias",
spiega
che uscendo da scuola due bimbi hanno trovato uno strano oggetto a
terra e hanno provato ad aprirlo dopo aver chiamato alcuni amici. Lo
hanno prima messo al centro della strada, sperando venisse aperto nello
scontro con un veicolo di passaggio, e successivamente hanno
deciso di aprirlo sbattendolo a terra. I ripetuti schianti con il
suolo hanno fatto scoppiare l'ordigno che ha ucciso sul colpo tre
bimbi (9, 13 e 15 anni), mentre il quarto è deceduto in
ospedale per le ferite riportate.
Kenya. Venerdì
15 luglio
Monsignor Luigi Locati, 77 anni, vercellese, da 40 anni
missionario in Africa,
è stato ucciso a colpi di pistola a
Isiolo, Kenia nord orientale, regione nella cui Diocesi era stato
vescovo da oltre 20 anni, fino allo scorso anno, quando aveva
lasciato l’incarico per sopraggiunti limiti d’età. Il
prete nelle scorse settimane era stato minacciato più volte, e
venerdì è stato ucciso con due colpi alla schiena da
due assalitori che avevano prima neutralizzato la guardia del corpo
che la Diocesi aveva fornito all’ex vescovo a seguito delle
minacce. Nei giorni seguenti la polizia keniota ha fermato quattro
persone sospettate di essere mandanti ed esecutori materiali
dell’omicidio. L’assassinio non avrebbe comunque relazione con
gli
scontri tribali che hanno insanguinato il lunedì
precedente la provincia più settentrionale di Marsabit, con
circa 90 morti in scontri tra clan rivali Burana e Gabra.
Etiopia. Il 15 luglio è stato sollevato dal Governo etiope il divieto di manifestazioni
pubbliche, introdotto il 16 maggio scorso all’indomani delle
contestate elezioni legislative, dopo che Addis Abbeba era stata
attraversata da un ondata di violenze che avevano causato la morte di
36 persone. I fatti cruenti risalgono a mercoledì 13 e giovedì
14 luglio. A scendere in piazza erano stati soprattutto studenti, e
la repressione del governo è stata durissima. Il Consiglio
etiope per i diritti umani (Ethiopian human rights council, Ehrco)
ha diffuso un bilancio aggiornato: i morti sarebbero almeno 40, i
feriti 74 e 17 persone risultano disperse.
Guinea
equatoriale. Un aereo con a bordo almeno 45 persone
è precipitato sabato 16 subito dopo il decollo vicino a
Baney, nella Guinea Equatoriale. I 35 passeggeri e i 10 membri
dell’equipaggio sono morti. Si ipotizza che sul veicolo ci fossero
altri passeggeri non registrati, forse attentatori. L’aereo, un
Antonov di fabbricazione sovietica, stava volando dalla capitale
Malabo alla città di Bata.
Guinea Bissau.
Due persone sono morte e un’altra ferita durante un
attacco sferrato sabato 16 da una decina di uomini armati contro
la sede del ministero dell’Interno di Bissau, capitale del Paese.
Secondo quanto riferito dall’agenzia ‘Misna’, una parte degli
assalitori indossava
divise militari mentre altri erano in abiti civili. L’attacco è
avvenuto a una settimana dal ballottaggio per le elezioni
presidenziali del 24 luglio.
Niger. Lunedi 18 l’agenzia
Onu per l’agricoltura e l’alimentazione ‘Fao’ lancia un
allarme:
tre milioni e 600mila persone nel solo Niger sono
sottonutrite e rischiano la vita a causa dell’insufficiente
alimentazione. La carestia è dovuta alla siccità
dell’anno passato ed alla invasione di locuste che ha divorato
l’ultimo raccolto in tutti i Paesi della fascia del Sahel (Sub
Sahara), dal Senegal al Ciad. Il Niger ha 13 milioni di abitanti, per
cui quasi un quarto ha urgente bisogno di aiuti alimentari; tra essi
800mila bambini, di cui 150mila a rischio di morte in breve tempo.
Già adesso, secondo un calcolo approssimativo
dell’organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere, che ha allestito tre
campi di assistenza, muoiono d’inedia almeno 15 bimbi al giorno.
Uganda. Secondo un parlamentare nel distretto
Nakapiripiriti, dozzine di civili, più di cinquanta, sarebbero
stati uccisi la scorsa settimana nel nord est del Paese in
seguito a scontri a fuoco tra l’esercito regolare e un clan tribale
accusato di aver rubato delle capre a una fazione nemica. L’esercito
nega che lo scontro abbia provocato vittime civili. Il generale
Gabriel Lomongin ha sostenuto che sono stati uccisi solo sette
soldati e quattro guerrieri.
Repubblica
Democratica del Congo. Situazione rovente a
Kisangani, città del centro-nord della Rdc, dove domenica
17 violenti scontri tra studenti universitari e polizia hanno provocato
almeno una vittima tra i civili. Lo ha riferito lunedì 18
l’agenzia missionaria ‘Misna’ citando fonti locali, secondo le
quali tutto sarebbe iniziato quando i giovani hanno rinvenuto il
cadavere di un loro compagno, ucciso a colpi di arma da fuoco. Gli
studenti hanno incolpato dell’omicidio i militari, scendendo in
strada e iniziando a tirare sassi verso i soldati; questi hanno
risposto sparando colpi di avvertimento ma non si esclude che abbiano
anche causato vittime.
India. Il 19, 2 persone sono
morte e altre 3 sono rimaste ferite in scontri tra indù e
musulmani nello stato centrale del Madhya Pradesh. Nel distretto
di Dhar, dove sono avvenuti gli incidenti, la polizia ha imposto il
coprifuoco.
Kashmir indiano. Tra il 14
e il 16, 13 presunti militanti islamici sono stati uccisi dai
soldati indiani mentre cercavano di attraversare la Linea di
Controllo, ovvero il confine tra il Kashmir indiano e quello
pachistano.
Il 19, presunti militanti islamici
hanno ucciso 6 membri maschi di una famiglia nel distretto di
Udhampur. Lo stesso giorno i soldati indiani hanno ucciso tre
presunti ribelli nel distretto di Poonch.
Il 20, almeno 3 soldati e un civile
sono rimasti uccisi e altre 19 persone ferite per l’esplosione di
un’autobomba vicino a una scuola della capitale Srinagar. Nessun
bambino fortunatamente ha riportato ferite.
L’insurrezione dei guerriglieri
musulmani contro l’esercito indiano è cominciata nel 1989 e
finora sono morte oltre 40mila persone, tra le quali molti civili.
Sri Lanka. Il 16, una chiesa
cattolica è stata saccheggiata e incendiata da uomini a
viso coperto nella diocesi di Anuradhapura, regione interna del nord
dello Sri Lanka. La polizia ritiene che i responsabili siano
estremisti buddisti, già in passato coinvolti in gesti
d'intolleranza.
Thailandia. Tra il
18 e
il
19, 5 persone sono state uccise nel sud del Paese. Per la
prima volta è stato anche trovato il cadavere di un musulmano
decapitato. La vittima si chiamava Sorma Jaheani, ed era un contadino
di 50 anni. Le decapitazioni finora erano state inflitte solo a
buddisti dai radicali musulmani. In Thailandia la maggioranza della
popolazione è di religione buddista tranne nel sud, dove l'80
per cento è musulmana. Gli attacchi si sono verificati a tre
giorni di distanza dal decreto legislativo che conferisce al primo
ministro Thaksin Shinawatra nuovi poteri per ristabilire l'ordine nel
sud del Paese. Gruppi radicali musulmani hanno cominciato ad
attaccare le comunità buddiste del sud a partire dal gennaio
2004. Il governo ha risposto con una dura repressione poliziesca.
Finora in questo neonato conflitto sono morte oltre 800 persone e ne
sono rimaste ferite 1.500.
Pakistan. Otto persone sono morte e
15 sono rimaste ferite a seguito di attacchi di natura settaria
avvenuti nei dintorni della capitale Islamabad. Sconosciuti hanno
sparato contro un autobus sulla Karakorum Highway, uccidendo 5
persone e ferendone 15. Uomini armati hanno poi ammazzato il fratello
di un ufficiale di polizia e una coppia che gestisce una scuola
privata.