La gran parte degli abitanti dell’America Latina non si può permettere nemmeno di entrare in un ospedale
Centinaia di medici e paramedici venezuelani hanno organizzato una manifestazioni
di protesta, che ha attraversato le più importanti vie della capitale Caracas,
chiedendo che il governo del presidente Hugo Chavez ‘faccia tornare a casa’ i
medici inviati dall’Havana al grido di “non più cubanizzazione’.
Il presidente ha fatto sapere di aver “invitato” i medici cubani per fare in
modo di portare assistenza a tutti i cittadini venezuelani che ne avevano maggiori
necessità.
La manifestazione, a detta degli organizzatori, sarebbe servita anche per pretendere
un aumento salariale e denunciare al mondo intero che i medici cubani stanno ‘soffiando
posti di lavoro’.
I manifestanti hanno anche sostenuto che il governo di Chavez spende i soldi
ricavati dalla vendita del petrolio per pagare le migliaia di medici cubani che
lavorano nel Paese, sottraendo risorse alla popolazione.
Ma la salute, in Venezuela, si è sempre pagata molto cara. E i degenti, come
capita quasi ovunque nel mondo, devono portarsi tutto da casa. Medicine, ma anche
lenzuola, materassi, ovviamente cibo. “Addirittura si sono verificati casi in
cui un paziente che si allontanava dal suo letto per andare al bagno ha visto
i ladri rubargli il materasso” ci racconta Enrico che in Venezuela ha vissuto
per ben 20 anni
Il progetto Barrio Adentro. I dottori, gli infermieri e i dentisti cubani lavorano nei nuovissimi centri
medici fatti costruire per mezzo di un programma di assistenza sanitaria concordato
fra Cuba e il Venezuela, il progetto Barrio Adentro, programma nato per ovviare alle carenze sanitarie delle zone più povere del
Venezuela. Lo scambio è alla pari. Cuba fornisce a Chavez medici, infermieri e
dentisti e cura le persone più bisognose, mentre Chavez esporta nell’isola di
Castro circa 90mila barili di petrolio al giorno. Secondo gli analisti più attenti
sui problemi dell’America Latina, questo progetto avrebbe fatto crescere in maniera
esponenziale la popolarità di Chavez e l’appoggio elettorale a lui fornito dalle
classi meno abbienti della nazione.
Le paure dei medici venezuelani. Nonostante questo gli organizzatori della manifestazione fanno anche sapere
che il lavoro per i medici venezuelani è diminuito
drasticamente non per il miglioramento delle condizioni sanitarie della nazione,
ma per il gran numero di medici provenienti dall’isola caraibica. Tesi contrastata
dallo stesso presidente Chavez che ha detto che i cubani si occupano di provvedere
alle esigenze sanitarie delle persone che vivono nei quartieri più lontani e disagiati
della nazione e nei quali gli stessi venezuelani non vogliono andare a lavorare.
Bolivia. Situazioni più o meno simili si trovano in zone del continente distanti migliaia
di chilometri fra loro come in Bolivia dove si paga ogni tipo di assistenza sanitaria,
o quasi. “L’altro giorno abbiamo dovuto accompagnare una bambina all’ospedale
per una operazione al cuore – spiega un cooperante italiano (chiamiamolo Emilio)
che vive a Cochabamba, una zona molto povera nonostante le enormi ricchezze del
sottosuolo - e ci hanno chiesto 4mila dollari americani. Ovviamente i dottori
non la aprono se prima qualcuno non garantisce che pagherà il conto. La stiamo
facendo operare con i soldi che sono stati raccolti fra amici e parenti. Qui in
Bolivia ci sono cliniche private e pubbliche, ma in entrambe se devi farti operare
devi pagare prima. Lo stato finanzia il programma Sumi (Seguro Universal Materno
Infantil) che comprende una serie di prestazioni gratuite per bambini sotto una
certa età.
Sono prestazioni molto di base come vaccinazioni, cura contro la diarrea, tubercolosi
ecc. Ma poi tutto il resto è a pagamento.”
“Ci sono poi situazioni assurde" continua Emilio, "ho assistito ad una situazione assurda di persona: i medici non restituivano
il bambino operato ai genitori fino a quando non si pagava il conto... un vero
e proprio sequestro di persona”
Haiti. In questa meravigliosa isola che ai più fa tornare in mente le vicende dei Bucanieri,
la sanità è a pagamento. “Devi portarti tutto – racconta il presidente dell’associazione
Anpil, che ad Haiti lavora da anni e che nel tempo ha dovuto affrontare anche i problemi
sanitari - All’ospedale ci sono solo le brande. E’ successo a noi con un nostro
operaio (che si occupa della costruzione di una casa per i bambini di strada).
Abbiamo dovuto provvedere a tutto noi. Anche per fare una lastra abbiamo dovuto
portarlo in una sala adatta perché non c’erano gli infermieri. Ma è compito dei
familiari dell’ammalato procurarsi le medicine e tutto quello che serve al sostentamento
del degente. Ad Haiti la sanità si paga e si paga tutta. Meno male che ci sono
i medici cubani che, soprattutto nell’isola della Tortuga, sono ben visti e difesi
dall’intera popolazione”.
Messico. Non molto diversa situazione in Messico dove la salute per la parte di popolazione
più povera è una chimera. Le organizzazioni legate agli zapatisti ad esempio hanno
deciso di creare un programma autonomo di salute. Esistono quindi piccole infermerie,
dei medici che viaggiano di villaggio in villaggio e un buon ospedale. Il tutto
non ha costi per la popolazione zapatista. E solo in alcuni casi, per i non zapatisti
il pagamento serve solo a coprire le spese vive sostenute dai medici.
Messico, Haiti, Venezuela e Bolivia. Ma anche nel resto del continente la situazione
non è delle migliori: la gran parte della gente che abita l’intera America Latina
non si può permettere nemmeno di entrare in un ospedale.