22/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Cinque squadre escluse dal campionato del mondo degli homeless. Perche? 'Troppo povere'

Un giocatore austriacoTroppo poveri. Anche per il campionato di calcio più povero del mondo. Edimburgo, Scozia. A due settimane dal G8 dedicato all'Africa e alla povertà, cinque squadre africane si sono viste negare l'ingresso nel Regno Unito per partecipare alla terza edizione della "Homeless world cup", il campionato del mondo dei ragazzi di strada. Il motivo? "Sono troppo poveri, quindi non in grado di mantenersi durante il loro soggiorno". Questa la risposta dell'ufficio immigrazione di Sua Maestà. Questa la paradossale vicenda capitata ai giocatori di Kenya, Zambia, Burundi, Camerun e Nigeria, che il 18 luglio avrebbero dovuto partire per Edimburgo, affidando a un pallone i loro sogni di riscatto. Mel Young, organizzatore del torneo, non si capacita dell'assurdità della decisione del governo britannico. Signor Young, come è potuto accadere? "Non ne ho idea. A due giorni dall'inizio della competizione, senza preavviso, il governo gli ha negato il visto, motivando la decisione con il fatto che i membri delle squadre erano 'troppo poveri' per potersi mantenere durante la permanenza in Scozia, sede del torneo".

Il portiere daneseUna decisione inverosimile. A dispetto del nome (il mondiale dei senzatetto), la manifestazione ha infatti risonanza internazionale, è patrocinata dall'Uefa e dalle Nazioni Unite e sostenuta da giganti sportivi e commerciali come Manchester United e Nike. Non può essersi trattato di un errore dell'Ufficio immigrazione? "Non penso proprio - sostiene Young -. Abbiamo parlato con il ministero degli Esteri sei settimane prima che l'evento avesse luogo, e le cose sembravano a posto, poi, all'improvviso, all'ultimo momento, i visti sono stati negati. Tutti sapevano del loro arrivo, e tutti sapevano che i ragazzi sarebbero stati alloggiati in strutture messe a disposizione della municipalità di Edimburgo. Può darsi che sia successo qualcosa durante gli accordi tra Londra e le ambasciate inglesi nei vari Paesi. Il campionato serve a risollevare questi giovani dalla miseria in cui vivono, e proprio per questo la situazione ha dell'incredibile. Come si può dare un calcio alla povertà quando i governi, gli stessi governi che predicano grandi gesti per l'Africa, si lasciano sfuggire un'opportunità così grande per fare un'azione concreta e produrre cambiamenti reali e significativi?"

Brasiliani in festaVoce agli esclusi. L'idea della "Homeless Cup" viene a Mel Young e Harald Schmied, due giornalisti che nel 2001, all'annuale conferenza dei giornali di strada, decidono di escogitare una soluzione originale - e non paternalistica - al problema della fame e della povertà. Nasce così un campionato del mondo riservato agli homeless. Nel 2003 la prima gara, a Graz, in Austria. Un successo. La seconda nel 2004 a Goteborg, in Svezia. Vince l'Italia, un'Italia di argentini, polacchi, romeni, brasiliani. Tutti immigrati regolari. Tutti stranieri. Ma tutti italiani nella difesa dei colori azzurri. A Edimburgo ci sono 27 squadre straniere e 300 giocatori. Cinquantamila gli spettatori previsti. La manifestazione è una potente forma di inclusione di gruppi sociali altrimenti emarginati. Il senso di appartenenza a una squadra, la sfida, il recupero dell'autostima attraverso l'attività sportiva hanno prodotto sinora effetti sorprendenti: il 90 percento dei partecipanti ha recuperato fiducia nella vita; il 38 percento ha trovato un lavoro; il 46 percento non è più homeless; il 27 percento ha eliminato la dipendenza dalla droga. Ma il torneo sarà anche l'opportunità per mettersi in mostra, sperando in un ingaggio in una vera squadra. E' già successo a 16 di loro, sotto contratto in piccole squadre in Inghilterra, in Spagna e in Austria. Se non da professionisti, almeno da semi-professionisti. Comunque, non più da homeless. E per gli esclusi? "Compenseremo la figuraccia del nostro governo, che ha perso un'occasione per fare un gesto concreto contro la povertà malgrado l'esortazione di Tony Blair al G8 ('per l'Africa occorrono fatti, e non promesse'), e organizzeremo un mini-torneo con tutti i giocatori rimasti a casa". Parola di Mel Young, che di calci alla povertà se ne intende.

Luca Galassi

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