stampa
invia
Danno ai nervi, possibili fratture o comunque lesioni dei tessuti alla base del
pollice, lacerazione al capo, ginocchia gonfie, dolore alla mandibila, sanguinamento
dalla bocca e dal naso, perdita di conoscenza. Non è il risultato di una rissa,
ma quanto riportato dalla Medical Foundation for the Care of Victims of Torture sulle conseguenze del trattamento riservato durante il trasferimento ad alcuni
immigrati che avevano chiesto asilo in Gran Bretagna. “Anche se il campione è
piccolo, la natura ripetitiva dei dati spinge a considerare che ci potrebbero
essere problemi sistematici nella o nelle agenzie coinvolte, piuttosto che incidenti
isolati”, afferma la fondazione.
Il tutto è nato dall’interesse sempre maggiore di organizzazioni per i diritti
umani, agenzie per i rifugiati, gruppi di visitatori degli immigrati confinati
e avvocati riguardo un piccolo ma preoccupante numero di lesioni subite durante
la reclusione e il trasferimento di persone cui era stata rifiutata la richiesta
di asilo. “Durante un periodo di 15 settimane (19 aprile-30 luglio 2004), 14 soggetti
che avevano affermato di essere stati sottoposti a un utilizzo della forza eccessivo
e gratuito durante il tentativo di trasferimento dalla Gran Bretagna, sono stati
esaminati da medici che lavorano o avevano lavorato in passato per la Medical
Foundation”, si legge nel rapporto. I metodi descritti includevano l’obbligo a
mantenere posizioni forzate con compressione del torace e del collo, pugni alla
testa e al volto, calci all’addome, al torace e al viso. Dodici immigrati hanno
dichiarato di essere stati ammanettati, undici di questi in modo improprio. Viene
raccontato di una donna che è stata sbattuta con la testa contro un estintore
e schiaffeggiata mentre un altro agente le infilava, e torceva, le manette.
I sei medici incaricati hanno quindi preparato per ogni caso un resoconto della
situazione sanitaria con la loro valutazione e la corrispondenza rispetto al racconto
dei diretti interessati. Per esempio, le manette sono una causa nota di possibile
lesione dei nervi al polso, soprattutto in caso di divincolamento o se viene applicata
una pressione sulle braccia mentre sono indossate: i sanitari hanno potuto constatare
in un terzo delle persone visitate i segni e sintomi di danno ai nervi del polso,
lesioni che possono persistere per mesi o anche per anni. Inoltre, in tutti i
casi le lesioni trovate durante la visita corrispondevano ai racconti dei richiedenti
asilo su quanto era successo:
La documentazione fornita dai medici suggerisce quattro tipi di comportamenti
adottati dalle agenzie che si occupano per lo Stato di questi trasferimenti: l’utilizzo
inappropriato e poco sicuro di forza, con un possibile rischio di lesioni e danni
alla persone superiore al necessario; l’utilizzo di violenza anche dopo la fine
dello spostamento, una volta che gli immigrati erano saliti sui furgoni e non
erano più sotto gli occhi di possibili testimoni; il reiterato uso della forza
nei confronti di soggetti già limitati nei movimenti; l’utilizzo scorretto delle
manette, che in alcuni casi è apparso voluto.
L’associazione britannica sottolinea di essere consapevole che i trasferimenti
contro la volontà delle persone richiedono necessariamente limitazione ai movimenti
dell’individuo e occasionalmente l’utilizzo della forza, ma di grado proporzionato,
non oltre un certo limite che, in base al resoconto medico di questi casi, sembra
essere stato superato senza motivo apparente. “A parte l’abuso fisico” afferma
ancora la Medical Foundation, “è stato riferito anche quello verbale. Alcuni linguaggi
descritti potrebbero dipendere dalle circostanze difficili in cui si svolgono
i trasferimenti (per esempio, ‘chiudi quella bocca’), ma sarebbero stati compiuti
ulteriori abusi verbali di natura razziale, che chiaramente non possono essere
giustificati”. I 14 immigrati considerati nel documento erano tutti di colore.
A conclusione del rapporto viene suggerita una serie di possibili comportamenti
da adottare, come controlli medici, revisione dei metodi usati, corsi di formazione
sull’utilizzo corretto delle manette e sull’inaccettabilità di abusi razziali.
Intervistato a proposito dei risultati finora ottenuti dalla denuncia, Andrew
Hogg, responsabile dell’ufficio stampa, della Medical Foundation for the Care
of Victims of Torture, ci ha detto: “La risposta del Ministero dell’Interno è
stata di dire alla stampa che i funzionari che scortano sono autorizzati a usare
‘una forza ragionevole’ quando necessario. Ha aggiunto: ‘Saremmo felici di esaminare
i 14 casi citati dal rapporto se la Fondazione potesse fornire ulteriori dettagli’.
A quanto sappiamo nulla è cambiato ma naturalmente stiamo all’erta per ogni nuovo
caso”.
Valeria Confalonieri