10/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Ong britannica: abusi verso gli immigrati cui è stato rifiutato l'asilo

Danno ai nervi, possibili fratture o comunque lesioni dei tessuti alla base del pollice, lacerazione al capo, ginocchia gonfie, dolore alla mandibila, sanguinamento dalla bocca e dal naso, perdita di conoscenza. Non è il risultato di una rissa, ma quanto riportato dalla Medical Foundation for the Care of Victims of Torture sulle conseguenze del trattamento riservato durante il trasferimento ad alcuni immigrati che avevano chiesto asilo in Gran Bretagna. “Anche se il campione è piccolo, la natura ripetitiva dei dati spinge a considerare che ci potrebbero essere problemi sistematici nella o nelle agenzie coinvolte, piuttosto che incidenti isolati”, afferma la fondazione.

Il tutto è nato dall’interesse sempre maggiore di organizzazioni per i diritti umani, agenzie per i rifugiati, gruppi di visitatori degli immigrati confinati e avvocati riguardo un piccolo ma preoccupante numero di lesioni subite durante la reclusione e il trasferimento di persone cui era stata rifiutata la richiesta di asilo. “Durante un periodo di 15 settimane (19 aprile-30 luglio 2004), 14 soggetti che avevano affermato di essere stati sottoposti a un utilizzo della forza eccessivo e gratuito durante il tentativo di trasferimento dalla Gran Bretagna, sono stati esaminati da medici che lavorano o avevano lavorato in passato per la Medical Foundation”, si legge nel rapporto. I metodi descritti includevano l’obbligo a mantenere posizioni forzate con compressione del torace e del collo, pugni alla testa e al volto, calci all’addome, al torace e al viso. Dodici immigrati hanno dichiarato di essere stati ammanettati, undici di questi in modo improprio. Viene raccontato di una donna che è stata sbattuta con la testa contro un estintore e schiaffeggiata mentre un altro agente le infilava, e torceva, le manette.

I sei medici incaricati hanno quindi preparato per ogni caso un resoconto della situazione sanitaria con la loro valutazione e la corrispondenza rispetto al racconto dei diretti interessati. Per esempio, le manette sono una causa nota di possibile lesione dei nervi al polso, soprattutto in caso di divincolamento o se viene applicata una pressione sulle braccia mentre sono indossate: i sanitari hanno potuto constatare in un terzo delle persone visitate i segni e sintomi di danno ai nervi del polso, lesioni che possono persistere per mesi o anche per anni. Inoltre, in tutti i casi le lesioni trovate durante la visita corrispondevano ai racconti dei richiedenti asilo su quanto era successo:
La documentazione fornita dai medici suggerisce quattro tipi di comportamenti adottati dalle agenzie che si occupano per lo Stato di questi trasferimenti: l’utilizzo inappropriato e poco sicuro di forza, con un possibile rischio di lesioni e danni alla persone superiore al necessario; l’utilizzo di violenza anche dopo la fine dello spostamento, una volta che gli immigrati erano saliti sui furgoni e non erano più sotto gli occhi di possibili testimoni; il reiterato uso della forza nei confronti di soggetti già limitati nei movimenti; l’utilizzo scorretto delle manette, che in alcuni casi è apparso voluto.

L’associazione britannica sottolinea di essere consapevole che i trasferimenti contro la volontà delle persone richiedono necessariamente limitazione ai movimenti dell’individuo e occasionalmente l’utilizzo della forza, ma di grado proporzionato, non oltre un certo limite che, in base al resoconto medico di questi casi, sembra essere stato superato senza motivo apparente.  “A parte l’abuso fisico” afferma ancora la Medical Foundation, “è stato riferito anche quello verbale. Alcuni linguaggi descritti potrebbero dipendere dalle circostanze difficili in cui si svolgono i trasferimenti (per esempio, ‘chiudi quella bocca’), ma sarebbero stati compiuti ulteriori abusi verbali di natura razziale, che chiaramente non possono essere giustificati”. I 14 immigrati considerati nel documento erano tutti di colore.

A conclusione del rapporto viene suggerita una serie di possibili comportamenti da adottare, come controlli medici, revisione dei metodi usati, corsi di formazione sull’utilizzo corretto delle manette e sull’inaccettabilità di abusi razziali. Intervistato a proposito dei risultati finora ottenuti dalla denuncia, Andrew Hogg, responsabile dell’ufficio stampa, della Medical Foundation for the Care of Victims of Torture, ci ha detto: “La risposta del Ministero dell’Interno è stata di dire alla stampa che i funzionari che scortano sono autorizzati a usare ‘una forza ragionevole’ quando necessario. Ha aggiunto: ‘Saremmo felici di esaminare i 14 casi citati dal rapporto se la Fondazione potesse fornire ulteriori dettagli’. A quanto sappiamo nulla è cambiato ma naturalmente stiamo all’erta per ogni nuovo caso”.

Valeria Confalonieri

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