21/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



S'insedia il governo d'unità che chiude 21 anni di guerra. Khartum, dopo Al Qaida, trova un nuovo alleato: Washington
 Scritto per noi da
Gianluca Ursini
 
In un Paese appena uscito da 21anni di guerra civile, l’ex capo ribelle John Garang è l’uomo del momento. Sessantenne, ha guidato fin dall’inizio gli insorti dello ‘Spla’ (‘Sudan’s people Liberation army’ ‘Esercito di liberazione del popolo sudanese’) e del loro braccio politico, lo ‘Splm’ (‘Sudan’s people Liberation movement’, ‘Movimento per la Liberazione del popolo sudanese’), stabilito nel sud a maggioranza cristiana per opporsi al governo di Khartum, accusato di voler imporre un predominio del settentrione musulmano. Dopo un conflitto che ha causato un milione e mezzo di morti e 4 milioni di profughi, lo Splm ha firmato lo scorso gennaio in Nigeria accordi di pace col partito del presidente Omar al Bashir: i due movimenti si sono accordati perché le risorse meridionali, tra cui vasti giacimenti petroliferi ancora intatti, vengano sfruttate al 50 percento tra Nord e Sud, perché non si applichi nelle province cristiane la Sharia (legge coranica) in vigore in Sudan dal 1991, e per formare un Governo di unità nazionale. Alle province ribelli è stata accordata l’amministrazione ad interim per un periodo di sei anni, al termine dei quali è previsto un referendum per l’eventuale secessione.
 
John Garang, leader del SplmL’uomo del giorno. Sabato 9 giugno Garang ha giurato come primo vice presidente sudanese davanti una platea internazionale di Capi di Stato africani, rappresentanti dell’Unione europea e del Governo Usa, oltre al Segretario generale Onu Kofi Annan. Siederà appena un gradino sotto el Bashir, che aveva preso il potere nel 1989 con un colpo di stato militare ai danni del premier Sadiq el Mahdi. Il leader Splm ha poi dissolto lunedì scorso il Consiglio direttivo del suo movimento, lasciando in vigore solo le cariche di presidente e vicepresidente. Cancellati anche Consiglio legislativo ed Esecutivo, che comandavano sul Sud ribelle, oltre alle amministrazioni provinciali e regionali. Al guidare le 10 province meridionali Garang ha insediato per decreto governatori ad interim. Dal canto suo, il generale golpista ha tolto lo stato d’emergenza decretato nel 1999, mentre aveva liberato pochi giorni prima il dissidente Hassan al Thurabi, leader del Fronte Nazionale Islamico, suo ex alleato di governo che si era battuto per l’approvazione della Sharia, ma è stato anche il primo a cercare un accordo di pace nel 1999 con i ribelli meridionali.
Thurabi rimane una voce dissidente: critica la nuova Costituzione nata dagli accordi di pace, che divide il potere tra musulmani e cristiani, ma che non tiene conto degli altri fronti ribelli, Darfur ed Est del Paese. “La nuova Costituzione mette a rischio l’unità del Paese – ha detto al Thurabi ai microfoni della ‘Bbc’ – l’intera nazione potrebbe disintegrarsi”. La nuova carta suprema sudanese prevede che il ‘National Congress’ di al Bashir abbia il 52 percento dei seggi in parlamento e nel Governo, e per lo Splm un 28 percento; il restante 20 agli altri. “E’ una Costituzione incompleta – ha detto al Mahdi – rischiamo di creare nel paese una diarchia, mentre adesso abbiamo molti problemi a est e ovest. Per risolverli dovremmo trovare accordi con le altre parti e assicurare loro rappresentanza istituzionale”.
“Lo chiamano governo d’Unità nazionale ma non so cosa intendano” accusa Hafiz Mohammed, della Ong  ‘Justice for Africa’ raggiunto per telefono da PeaceReporter. “I due insieme hanno l’80 percento del potere, e gli altri gruppi sono in minoranza: il ‘National Front’ di Thurabi è stato estromesso, lo ‘Umma  party’ di el Mahdi è sottorappresentato, così come il partito del vicepresidente Mohamad Osman el Taha. E questo sia nel Governo che nella Commissione di Riforma costituzionale, che deve produrre la versione definitiva della nostra carta suprema”, continua Hafiz.
 
Hassan el TurabiNon è finita qui. I ribelli del Darfur, al confine nord ovest con il Ciad, non hanno voce nelle nuove istituzioni. Le guerriglie ‘Jem’ (‘Justice and equality movement’ Movimento per l’uguaglianza e la giustizia) e ‘Sla’ (Sudan Liberation Army’, Esercito di liberazione del Sudan) hanno iniziato nel febbraio 2003 una guerra civile contro Khartum, accusata di favorire le popolazioni arabe a favore dei nativi costata finora 70mila morti e un milione e mezzo di rifugiati. Per l’Onu, la “maggiore emergenza umanitaria in corso sul pianeta”.
Due settimane or sono nella capitale nigeriana sono stati fissati i primi punti fermi per un eventuale accordo di pace tra governo, 'Jem' e 'Sla', come ad esempio mantenere l’unità nazionale. Mentre da un mese i ribelli dell’Eastern Front che riunisce milizie dei popoli Rashaida e Beja hanno attaccato posizioni governative nella regione del Mar Rosso, reclamando investimenti in infrastrutture nelle loro province arretrate.
“L’accordo con i ribelli del Sud si basava sulla divisione delle risorse – continua Hafiz – ma lo stesso dovrebbe ora capitare con i darfurini e i Beja. Nei negoziati del 2 agosto Jem e Sla chiederanno di essere ripagati dei danni subiti nella guerra civile, e nuovi fondi per la ricostruzione del Darfur. Sarò molto difficile per Khartum dislocare nuovi fondi dopo aver già diviso gli introiti con lo Splm”.
 
a sinistra, Robert Zoellnick, vice segretario di Stato UsaDa nemici ad amiconi. All’insediamento di Garang, salutato dagli Usa come “un giorno storico per il Sudan” e "uno sviluppo positivo" secondo la Segretaria di Stato, era presente anche il vice di Condoleeza Rice, l’ex ambasciatore Robert Zoellnick. Un segnale del crecente interesse di Washington verso uno stato con il quale negli ultimi anni la tensione era a uno stadio critico, per le accuse rivolte ad al Bashir di ospitare elementi di Al Qaida sul suo territorio. L’intelligence Usa ha provato che lo stesso Osama Bin Laden ha trovato rifugio per un periodo a Khartum, tanto che nel 1998 l’allora presidente Bill Clinton ordinò un raid aereo in territorio sudanese mirato a ucciderlo. Adesso i sudanesi sembrano capire che dopo l’11 settembre certe frequentazioni sono pericolose, e relazioni attuali con Washington sono cambiate. Zoellnick, dopo un colloquio riservato con il ministro degli Esteri Mustafa Utman Ismail, ha detto di aver avviato le procedure per sollevare le sanzioni commerciali imposte al Sudan nel lontano 1997. Ismail ha anche dichiarato che Zoellnick gli avrebbe “confermato l’intenzione del governo Bush di costruire a Khartum la più grande ambasciata Usa in Africa, a dimostrazione dei nuovi rapporti tra i nostri Paesi”. Sempre dal 1997, Washington non ha un ambasciatore nel Paese. Così come lo dimostra l'incontro di alto livello tra la Condoleeza Rice in persona e il presidente in corso oggi. Nemmeno alcuni piccoli screzi possono disturbare il clima di distensione; può per esempio capitare che gli scagnozzi di Al Bashir chiudano fuori dal palazzo la stampa Usa che voleva immortalare l'evento diplomatico, o che alcuni funzionari al seguito di Rice siano bloccati fuori dalle segrete stanze. In Sudan non sono usi a queste intromissioni della stampa. Ma la Segretario di stato ha chiarito subito quale sia la 'politesse' richiesta nel trattare con gli yankees. "Pretendo delle scuse immediate dal signor Presidente; sono rimasta molto male a sapere che quelle persone erano rimaste fuori", ha detto Rice. Ma i rapporti Washington-Khartum non ne vengono poi così minati.
“Gli Usa sono interessati ad un Sudan stabile, per investire nel settore petrolifero nascente – chiarisce Hafiz Mohammed– ed al Bashir con la ‘Guerra al terrore’ ha cambiato atteggiamento. E’ rimasto terrorizzato dalla prospettiva di fare la fine dei talebani e adesso recita la parte del ‘bravo ragazzo’. Senza l’11 settembre non ci sarebbe stata questa pace. Adesso gli Usa si stanno assicurando che il Sudan non possa più essere un rifugio per Qaidisti: il capo dell’intelligence sudanese Salah Abdallah è addirittura andato a Washington ed ha stretto accordi di cooperazione con la Cia”.
Omar el BashirMa c’è dimezzo l’oro nero… In questo quadro, l’aspetto più succulento è che a Sud sono stati segnalati enormi giacimenti di petrolio. Le concessioni per l’esplorazione sono bloccate dall’inizio della guerra civile, ma ora che si sa che i proventi verranno incassati dalle due parti, si sono sbloccate le contrattazioni. Con qualche piccolo inconveniente, come accaduto alla compagnia francese ‘Total’, che aveva ottenuto nel 1980 da el Beshir, sempre spalleggiato da Parigi, l’esplorazione e sfruttamento di una zona denominata ‘B’ nel meridione. Ma il 16 febbraio scorso una compagnia britannica poco conosciuta, la ‘White Nile’ ha firmato con un contratto con lo Splm per esplorare una zona di 67mila chilometri quadri, ricompresa nel settore per il quale Total aveva ottenuto la concessione. Riak Machar, vicepresidente dello Splm, ha giustificato il voltafaccia con la fine della concessione ventennale accordata ai francesi, sottolineando che quando 'Total' si era fatta viva con lo Splm nel 2004, i ribelli del Sud avevano già accordi con ‘White Nile’. Secondo gli accordi di Pace, adesso le concessioni verranno decise dal Ministero dell’Energia e dalla Commissione nazionale idrocarburi. Il cambio di rotta dell’ex nemico di Washington apre nuovi scenari nel mercato petrolifero africano, proprio mentre gli Usa intendono “riaprire proficue relazioni commerciali con il Sudan”. “Il responsabile Splm per gli idrocarburi è Costellu Garang, fratello del leader –spiega Hafiz – e negli ultimi mesi è stato segnalato spesso a Londra, dove verrebbe a concludere accordi commerciali. Lo Splm si sta  muovendo per sfruttare le nuove ricchezze”.
Categoria: Elezioni, Guerra, Risorse, Politica
Luogo: Sudan
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