26/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La crisi politica del governo Lula vista da tre uomini che vivono in Brasile da decenni
 
Lula“Cosa sta succedendo in Brasile a livello politico? Una vera bufera! Anzi, un ciclone!”. A raccontarci come il Brasile viva lo scandalo di corruzione che sta facendo barcollare il governo Lula sono Mauro Furlan, Giovanni Baroni e Padre Massimo Lombardi, tutti italiani che hanno scelto, per ragioni totalmente diverse, di vivere nel Paese del sole e del sorriso e di lavorare per costruire mattone dopo mattone un mondo migliore.
 
Mauro Furlan vive e lavora nelle favelas di Rio e sta curando per PeaceReporter un diario mensile, in cui racconta timori e speranze, dolori e desideri della gente semplice, che cerca di sopravvivere ogni giorno alla fame e alla violenza. Quella stessa gente che ha votato in massa Lula, coloro che hanno creduto in lui e in lui hanno riposto ogni speranza. Ecco cosa ci racconta: “Da quasi un mese si susseguono scandali su scandali e il partito di Lula ne è coinvolto. Tutto è cominciato con un video mostrato in tv dove un funzionario delle poste riceveva una mazzetta per favorire gli appalti. Da quel momento, un po’ alla volta, sono stati coinvolti tutti i capi politici del governo. Poi si è istituita la Commissione parlamentare di inchiesta e il principale accusato ha tirato dentro tutti i collaboratori di Lula, che a mano a mano si sono dimessi. Si sono scoperti i giri dei soldi destinati a finanziare i partiti e che non entravano direttamente nelle casse del partito, bensì andavano sui conti correnti delle agenzie pubblicitarie che gestivano la campagna elettorale. Si sono anche scoperti pagamenti di mazzette per assicurarsi i voti e far approvare le leggi. Poi si sono scoperte cose ridicole, come quel parente di un deputato che aveva nelle mutande circa 100 mila euro o il pastore di una chiesa protestante (e anche deputato) con delle valigie con 10 milioni di reais.
Adesso è chiaro: il PT, il partito di Lula, quando è andato al governo ha accettato il sistema di tangenti e di compera delle leggi che ha sempre governato il Brasile. Adesso non si può più continuare a parlare di etica in politica, scaricando la colpa su un qualche politico corrotto. E’ il sistema da cambiare, è il sistema che ha governato e che governa tuttora il Paese. Occorre affrontare il vero dramma della politica brasiliana, vale a dire le sue stesse regole, e cambiarle in toto.
Favelas di Rio. Poliziotto con fucile in mano gira per le stradeGià un anno fa andavo dicendo che secondo me Lula aveva fallito. Avevo intuito quello che adesso sta venendo a galla. La sinistra è andata al governo, ma senza avere il potere che ha invece dovuto condividere con altri partiti scendendo anche a compromessi. Ha accettato le regole sporche già esistenti e adesso ne paga le conseguenze, diventando bocconcino prelibato per la destra.
Perché nessuno, sia a livello statale che comunale, sta mettendo in discussione il sistema? Perché in ogni amministrazione, le tangenti e i favoritismi non sono eccezioni, ma la regola? Nessuno, dico nessuno, mette in discussione questo. Perché?
Gli amici del PT che conosco mi dicono che questo è il sistema e se vuoi governare devi fare così: fare pubblicità, pagare i nemici, comprare le leggi, comprare l’opposizione. La differenza sta nel tipo di leggi che compri! Ma perché? Perché nessuno mette in discussione la pratica e nessuno sta tentando di portare avanti un nuovo progetto? Tutti aspettano la riforma elettorale e intanto continuano a imbrogliare le carte. La sinistra ha voluto andare al potere a tutti i costi, a costo della sua capacità innovatrice, riproducendo il tradizionale modo di gestire il potere. Lula in Francia l’altro giorno ha detto che il Brasile non merita questo! Sta passando per uno che è innocente e non sapeva. Non mi piace come si sta comportando, sta cercando di salvare il salvabile. A mio giudizio dovrebbe avere il coraggio di denunciare tutto, che è l'unico modo per spaccare con il passato. Ma tutti hanno paura.
Da tutta questa storia una cosa sono certo di averla capita: andare al governo non è la cosa più importante, pensare di andare al potere per cambiare le cose è solo illusione. Al potere o si arriva con le cose cambiate o si è costretti ad accettare le regole del sistema. Credo che per il mondo, come anche per il Brasile, i cambiamenti reali verranno da un'altra parte e non da chi è o andrà al governo.
La cosa più interessante è che questa crisi politica brasiliana per quanto terribile possa essere non ha avuto nessun riflesso sull'economia e sulla borsa, il mercato non ha fatto una piega. Questo significa che, adesso, chi governa è irrilevante per gli interessi economici. Sarebbe il tempo propizio, a giudizio di molti, per fare la riforma elettorale. Vediamo, se una nuova riforma può portare maggiore coscienza nel popolo o nei politici. Se guardo la storia italiana, credo che c’è da dubitare. Pensare ancora di cambiare le cose partendo dalla cima è pura illusione".

Logo Radié reschGiovanni Baroni, invece, è il referente in Brasile della Rete di solidarietà internazionale Radié Resch. Si tratta di un gruppo molto nutrito di persone che da decenni aiuta il Paese sudamericano con interventi mirati a formare, educare, sostenere il popolo. Sono stati molto vicini alle vittime e ai perseguitati dalla dittatura, sostengono tanti missionari cattolici e in particolare sono in contatto con personaggi come Frei Betto e Leonardo Boff. Di conseguenza da sempre sostengono in ogni modo Lula e la sua ascesa al potere, credendo in lui e nelle sue capacità professionali e umane. Ci scrive da Recife.
“Le notizie corrono veloci oggi e il Brasile sta occupando un posto di primo piano sul notiziario internazionale. Cosa sta succedendo al PT? Corruzione, valigie piene di denaro, dollari…stiamo assistendo a una marea di denunce incredibili che fanno arrossire anche i più fedeli militanti. Sì, é stato come uno schiaffo in faccia vedere dirigenti a livello nazionale dover ammettere somme di denaro non dichiarato (caixa dois) per coprire le elezioni passate. Ma la crisi del PT non nasce dalla sua storia, bensì dalla sua negazione. La storia del PT si é forgiata sul consolidamento della democrazia, sulla partecipazione civile, sull’etica militante, sulla protezione dei diritti umani, sulla costruzione di una società giusta. Questi sono gli ideali del PT, queste sono le bandiere che gli 800.000 militanti di questo paese hanno sempre sventolato. Questi ideali non si sono frantumati. Ciò che avviene nelle amministrazioni dove giorno per giorno si sta costruendo una politica partecipativa, come a Porto Alegre, Recife, Aracaju danno solidità e densità all’utopia di Un altro mondo é possibile.
Ma il PT é arrivato a Brasilia: guardando bene vediamo frutti strani e di sapore acido, irriconoscibili. Non sono frutti della semente che abbiamo piantato, coltivato con passione ed entusiasmo, a ogni singolo voto, a ogni singolo grido. E’ in corso una bufera, o chissà, un uragano tropicale...molti frutti marci stanno cadendo e stanno iniziando a puzzare. In piazza gli incauti passanti scagliano pietre. No, non é questo il PT che abbiamo eletto!
Cartellone elettorale di LulaDi fatto le radici che sostengono questo albero risiedono nell’imprescindibile controllo sociale sullo Stato, nella partecipazione sociale alle decisioni del governo, nella valorizzazione della giustizia sociale, nella lotta contro le disuguaglianze tragiche di chi ha fame e vive nella miseria, nella trasparenza dell’amministrazione pubblica e nella difesa etica della politica. Questa crisi, che dicono sta colpendo a morte il PT, non nasce e non prende corpo da quello che è il partito, ma dalla sua negazione. Chi sta corrodendo il PT non é o non ha l'anima del PT. Vediamo deliberazioni isolate, lontane dai movimenti sociali e dalla base popolare che hanno voluto imporre una logica elettorale depoliticizzata con alleanze di occasione. Noi, che siamo i milioni di brasiliani che credono che una nuova società sia possibile, che lottiamo contro il sarcasmo della destra, travestita da guardiana moralistica di occasione, sequestratrice dei valori morali ed etici che non ha mai praticato, noi diciamo no! Noi dobbiamo dimostrare, senza nessun dubbio, che chi ha permesso di mescolare il PT con valigie di denaro, dollari, e alleanze nefaste, ha sbagliato Partito. Noi abbiamo il diritto di mettere la stella sul petto e uscire in piazza e dire con orgoglio: questo é il mio Partito. Che poi non é più una sigla o un adesivo, bensì un’utopia che può farsi corpo giorno dopo giorno”.
 
Spiaggia di RecifeInfine, è intervenuto don Massimo Lombardi, missionario lucchese che da più di 25 anni svolge il suo ministero nella Diocesi di Rio Branco (Acre).
“Da un mese a questa parte non se ne può proprio più. Anche gli ex guerriglieri de Araguaia come José Dirceu e Genoino, che da trent'anni erano diventati simbolo di onestà e giustizia e maestri di etica nella politica, sono stati sostituiti dai loro incarichi politici. È chiaro, dobbiamo attendere per vedere se le accuse siano fondate - e speriamo che non lo siano - ma tutto è incredibile.
Ogni giorno, a ogni ora, la tv trasmette le dichiarazioni di tutti i pesci medi e piccoli invischiati in questa faccenda e ci troviamo a dover ascoltare parole e frasi che pensavamo cancellate dal nostro vocabolario: corruzione, compra di voti, compra di partiti, compra di deputati, compra di incarichi statali, mance, valigie di soldi, casse di denaro in contanti... e 100 mila dollari nelle mutande del segretario del fratello di Genoino. E la giustificazione usata, poi, ha messo nel cuore di tutti tanta rabbia e sulla bocca una risata: “Questi soldi li ho avuti da una vendita di verdura”.
Si é montata una Commissione Parlamentare di Inchiesta (CPI) e ogni giorno c'è una nuova rivelazione. É ormai la telenovela più seguita del Brasile. Ma sará tutto vero?
Sará tutta una montatura, una trappola per fermare un Brasile pieno di sogni e realizzazioni? Sará un nuovo tentativo di golpe statunitense? Sará un destino storico che il brasiliano ha solo il diritto di sognare chimere e avere miraggi? É una Macumba atavica? E Lula, cosa c'entra Lula in tutto questo imbroglio? É un idiota o é un complice? O un'altra cosa? Insomma, siamo tutti indignati per la storia che ci sfugge tra le mani. Davanti alla minaccia di una sconfitta storica che ci potrebbe far perdere secoli di lotta e di speranze, sará il momento di meditare su quella frase sarcastica del generale De Gaulle,“Il Brasile non é un paese serio”? No! Domani ci sveglieremo e usciremo da questo incubo, da questa notte male dormita e diremo come sempre: “Dio ce ne scampi e liberi”. Amen!"

Stella Spinelli

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