La crisi politica del governo Lula vista da tre uomini che vivono in Brasile da decenni

“Cosa sta succedendo in Brasile a livello politico? Una vera bufera! Anzi, un
ciclone!”. A raccontarci come il Brasile viva lo scandalo di corruzione che sta
facendo barcollare il governo Lula sono Mauro Furlan, Giovanni Baroni e Padre
Massimo Lombardi, tutti italiani che hanno scelto, per ragioni totalmente diverse,
di vivere nel Paese del sole e del sorriso e di lavorare per costruire mattone
dopo mattone un mondo migliore.
Mauro Furlan vive e lavora nelle favelas di Rio e sta curando per PeaceReporter un diario
mensile, in cui racconta timori e speranze, dolori e desideri della gente semplice,
che cerca di sopravvivere ogni giorno alla fame e alla violenza. Quella stessa
gente che ha votato in massa Lula, coloro che hanno creduto in lui e in lui hanno
riposto ogni speranza. Ecco cosa ci racconta: “Da quasi un mese si susseguono
scandali su scandali e il partito di Lula ne è coinvolto. Tutto è cominciato con
un video mostrato in tv dove un funzionario delle poste riceveva una mazzetta
per favorire gli appalti. Da quel momento, un po’ alla volta, sono stati coinvolti
tutti i capi politici del governo. Poi si è istituita la Commissione parlamentare
di inchiesta e il principale accusato ha tirato dentro tutti i collaboratori di
Lula, che a mano a mano si sono dimessi. Si sono scoperti i giri dei soldi destinati
a finanziare i partiti e che non entravano direttamente nelle casse del partito,
bensì andavano sui conti correnti delle agenzie pubblicitarie che gestivano la
campagna elettorale. Si sono anche scoperti pagamenti di mazzette per assicurarsi
i voti e far approvare le leggi. Poi si sono scoperte cose ridicole, come quel
parente di un deputato che aveva nelle mutande circa 100 mila euro o il pastore
di una chiesa protestante (e anche deputato) con delle valigie con 10 milioni
di reais.
Adesso è chiaro: il PT, il partito di Lula, quando è andato al governo ha accettato
il sistema di tangenti e di compera delle leggi che ha sempre governato il Brasile.
Adesso non si può più continuare a parlare di etica in politica, scaricando la
colpa su un qualche politico corrotto. E’ il sistema da cambiare, è il sistema
che ha governato e che governa tuttora il Paese. Occorre affrontare il vero dramma
della politica brasiliana, vale a dire le sue stesse regole, e cambiarle in toto.

Già un anno fa andavo dicendo che secondo me Lula aveva fallito. Avevo intuito
quello che adesso sta venendo a galla. La sinistra è andata al governo, ma senza
avere il potere che ha invece dovuto condividere con altri partiti scendendo anche
a compromessi. Ha accettato le regole sporche già esistenti e adesso ne paga le
conseguenze, diventando bocconcino prelibato per la destra.
Perché nessuno, sia a livello statale che comunale, sta mettendo in discussione
il sistema? Perché in ogni amministrazione, le tangenti e i favoritismi non sono
eccezioni, ma la regola? Nessuno, dico nessuno, mette in discussione questo. Perché?
Gli amici del PT che conosco mi dicono che questo è il sistema e se vuoi governare
devi fare così: fare pubblicità, pagare i nemici, comprare le leggi, comprare
l’opposizione. La differenza sta nel tipo di leggi che compri! Ma perché? Perché
nessuno mette in discussione la pratica e nessuno sta tentando di portare avanti
un nuovo progetto? Tutti aspettano la riforma elettorale e intanto continuano
a imbrogliare le carte. La sinistra ha voluto andare al potere a tutti i costi,
a costo della sua capacità innovatrice, riproducendo il tradizionale modo di gestire
il potere. Lula in Francia l’altro giorno ha detto che il Brasile non merita questo!
Sta passando per uno che è innocente e non sapeva. Non mi piace come si sta comportando,
sta cercando di salvare il salvabile. A mio giudizio dovrebbe avere il coraggio
di denunciare tutto, che è l'unico modo per spaccare con il passato. Ma tutti
hanno paura.
Da tutta questa storia una cosa sono certo di averla capita: andare al governo
non è la cosa più importante, pensare di andare al potere per cambiare le cose
è solo illusione. Al potere o si arriva con le cose cambiate o si è costretti
ad accettare le regole del sistema. Credo che per il mondo, come anche per il
Brasile, i cambiamenti reali verranno da un'altra parte e non da chi è o andrà
al governo.
La cosa più interessante è che questa crisi politica brasiliana per quanto terribile
possa essere non ha avuto nessun riflesso sull'economia e sulla borsa, il mercato
non ha fatto una piega. Questo significa che, adesso, chi governa è irrilevante
per gli interessi economici. Sarebbe il tempo propizio, a giudizio di molti, per
fare la riforma elettorale. Vediamo, se una nuova riforma può portare maggiore
coscienza nel popolo o nei politici. Se guardo la storia italiana, credo che c’è
da dubitare. Pensare ancora di cambiare le cose partendo dalla cima è pura illusione".
Giovanni Baroni, invece, è il referente in Brasile della Rete di solidarietà internazionale Radié
Resch. Si tratta di un gruppo molto
nutrito di persone che da decenni aiuta il Paese sudamericano con interventi mirati
a formare, educare, sostenere il popolo. Sono stati molto vicini alle vittime
e ai perseguitati dalla dittatura, sostengono tanti missionari cattolici e in
particolare sono in contatto con personaggi come Frei Betto e Leonardo Boff. Di
conseguenza da sempre sostengono in ogni modo Lula e la sua ascesa al potere,
credendo in lui e nelle sue capacità professionali e umane. Ci scrive da Recife.
“Le notizie corrono veloci oggi e il Brasile sta occupando un posto di primo
piano sul notiziario internazionale. Cosa sta succedendo al PT? Corruzione, valigie
piene di denaro, dollari…stiamo assistendo a una marea di denunce incredibili
che fanno arrossire anche i più fedeli militanti. Sì, é stato come uno schiaffo
in faccia vedere dirigenti a livello nazionale dover ammettere somme di denaro
non dichiarato (caixa dois) per coprire le elezioni passate. Ma la crisi del PT
non nasce dalla sua storia, bensì dalla sua negazione. La storia del PT si é forgiata
sul consolidamento della democrazia, sulla partecipazione civile, sull’etica militante,
sulla protezione dei diritti umani, sulla costruzione di una società giusta. Questi
sono gli ideali del PT, queste sono le bandiere che gli 800.000 militanti di questo
paese hanno sempre sventolato. Questi ideali non si sono frantumati. Ciò che avviene
nelle amministrazioni dove giorno per giorno si sta costruendo una politica partecipativa,
come a Porto Alegre, Recife, Aracaju danno solidità e densità all’utopia di Un altro mondo é possibile.
Ma il PT é arrivato a Brasilia: guardando bene vediamo frutti strani e di sapore
acido, irriconoscibili. Non sono frutti della semente che abbiamo piantato, coltivato
con passione ed entusiasmo, a ogni singolo voto, a ogni singolo grido. E’ in
corso una bufera, o chissà, un uragano tropicale...molti frutti marci stanno cadendo
e stanno iniziando a puzzare. In piazza gli incauti passanti scagliano pietre.
No, non é questo il PT che abbiamo eletto!

Di fatto le radici che sostengono questo albero risiedono nell’imprescindibile
controllo sociale sullo Stato, nella partecipazione sociale alle decisioni del
governo, nella valorizzazione della giustizia sociale, nella lotta contro le disuguaglianze
tragiche di chi ha fame e vive nella miseria, nella trasparenza dell’amministrazione
pubblica e nella difesa etica della politica. Questa crisi, che dicono sta colpendo
a morte il PT, non nasce e non prende corpo da quello che è il partito, ma dalla
sua negazione. Chi sta corrodendo il PT non é o non ha l'anima del PT. Vediamo
deliberazioni isolate, lontane dai movimenti sociali e dalla base popolare che
hanno voluto imporre una logica elettorale depoliticizzata con alleanze di occasione.
Noi, che siamo i milioni di brasiliani che credono che una nuova società sia possibile,
che lottiamo contro il sarcasmo della destra, travestita da guardiana moralistica
di occasione, sequestratrice dei valori morali ed etici che non ha mai praticato,
noi diciamo no! Noi dobbiamo dimostrare, senza nessun dubbio, che chi ha permesso
di mescolare il PT con valigie di denaro, dollari, e alleanze nefaste, ha sbagliato
Partito. Noi abbiamo il diritto di mettere la stella sul petto e uscire in piazza
e dire con orgoglio: questo é il mio Partito. Che poi non é più una sigla o un
adesivo, bensì un’utopia che può farsi corpo giorno dopo giorno”.
Infine, è intervenuto don Massimo Lombardi, missionario lucchese che da più di 25 anni svolge il suo ministero nella Diocesi
di Rio Branco (Acre).
“Da un mese a questa parte non se ne può proprio più. Anche gli ex guerriglieri
de Araguaia come José Dirceu e Genoino, che da trent'anni erano diventati simbolo
di onestà e giustizia e maestri di etica nella politica, sono stati sostituiti
dai loro incarichi politici. È chiaro, dobbiamo attendere per vedere se le accuse
siano fondate - e speriamo che non lo siano - ma tutto è incredibile.
Ogni giorno, a ogni ora, la tv trasmette le dichiarazioni di tutti i pesci medi
e piccoli invischiati in questa faccenda e ci troviamo a dover ascoltare parole
e frasi che pensavamo cancellate dal nostro vocabolario: corruzione, compra di
voti, compra di partiti, compra di deputati, compra di incarichi statali, mance,
valigie di soldi, casse di denaro in contanti... e 100 mila dollari nelle mutande
del segretario del fratello di Genoino. E la giustificazione usata, poi, ha messo
nel cuore di tutti tanta rabbia e sulla bocca una risata: “Questi soldi li ho
avuti da una vendita di verdura”.
Si é montata una Commissione Parlamentare di Inchiesta (CPI) e ogni giorno c'è
una nuova rivelazione. É ormai la telenovela più seguita del Brasile. Ma sará
tutto vero?
Sará tutta una montatura, una trappola per fermare un Brasile pieno di sogni
e realizzazioni? Sará un nuovo tentativo di golpe statunitense? Sará un destino
storico che il brasiliano ha solo il diritto di sognare chimere e avere miraggi?
É una Macumba atavica? E Lula, cosa c'entra Lula in tutto questo imbroglio? É
un idiota o é un complice? O un'altra cosa? Insomma, siamo tutti indignati per
la storia che ci sfugge tra le mani. Davanti alla minaccia di una sconfitta storica
che ci potrebbe far perdere secoli di lotta e di speranze, sará il momento di
meditare su quella frase sarcastica del generale De Gaulle,“Il Brasile non é
un paese serio”? No! Domani ci sveglieremo e usciremo da questo incubo, da questa
notte male dormita e diremo come sempre: “Dio ce ne scampi e liberi”. Amen!"