dal nostro inviato
Filippo Maria Davidde
Carlo e Niuza vivono nello stato di Amapà che si estende dal delta del Rio delle
Amazzoni fino ai confini con la Guiana Francese e col Suriname.
Esattamente lungo l’immaginaria linea dell’equatore sorge Macapà, la capitale,
che vanta quasi la metà dei 476.000 abitanti che popolano lo stato ed è caratterizzata
da un clima caldo-umido e dalla vegetazione tipica della regione amazzonica.
E’ 370 chilometri a nord-est di Macapà che sorge la cittadina di Amapà, raggiunta
da una strada non ancora completamente asfaltata.
Qui, Carlo e Niuza, italiano lui e brasiliana lei, con il sostegno del
Pontificio Istituto Missioni Estere e ora anche di Mediafriends, stanno lavorando da anni per realizzare un progetto
tanto ambizioso quanto importante: la creazione di un dispensario medico che sia
in grado di ospitare una decina di ragazze madri, giovani adolescenti maltrattati
e che possa, contemporaneamente, fornire vaccini e una primaria assistenza medica
gratuita a chi ne avesse bisogno.

Ad Amapà, infatti, non sono insolite situazioni molto gravi in cui bambine di
11 anni rimangono incinta, spesso in seguito a violenze, e vengono cacciate di
casa per non comportare una vergogna per la famiglia.
La mortalità infantile rimane inoltre molto elevata un po’ a causa dell’inesperienza
delle giovanissime mamme e un po’ per una scarsa fiducia nella medicina tradizionale.
Molto spesso, infatti, le donne scelgono di somministrare farmaci inadatti a
bambini piccoli seguendo i consigli delle amiche o semplicemente dei vicini di
casa e finendo quindi per provocare l'aggravamento della malattia e avvolte la
morte dei figli.
L’inaugurazione di questo nuovo centro è avvenuta, dopo essere stata più volte
rimandata per la difficoltà ad ultimare i lavori e a trovare personale adatto,
il 18 ottobre 2004 e il dispensario è ora finalmente

funzionante.
In tutto il paese di Amapà infatti esiste un solo medico e un ospedale, ricavato
all’interno di una struttura pensata per una scuola, carente di medicinali, di
personale specializzato e di attrezzature.
La sala parto è in pessime condizioni e le donne che partoriscono in ospedale
devono portarsi da casa perfino le lenzuola. Non esiste una sala operatoria adeguata
e chi avesse un’urgenza o la necessità di arrivare a Macapà per essere ricoverato
deve prima trovare i soldi per pagare la benzina dell’ambulanza e poi percorrere
più di 300 chilometri.