21/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il premier tailandese assume poteri discutibili in nome della lotta al terrorismo nel sud
Scritto per noi da
Anna Minuto 
  Poliziotto, Yala
La situazione nel sud musulmano della Thaiandia si fa sempre più critica.
La settimana scorsa, verso sera, Yala, una città del sud del paese nell’omonima provincia, è stata scossa da una lunga serie di esplosioni in diversi punti della città. Sono stati colpiti due alberghi, un ristorante, un supermercato e la centrale elettrica, lasciando così la città al buio per tutta la notte e provocando l’uccisone di due ufficiali della polizia e il ferimento di oltre 17 persone fra civili, poliziotti e militari.
Contemporaneamente, approfittando del buio e dopo aver cosparso le strade di chiodi e di oggetti metallici, per intralciare gli spostamenti della polizia e dell’esercito, un imprecisato numero di militanti musulmani ha aperto il fuoco sull’unità di guardia della ferrovia Yala-Bangkok, ferendo diversi militari.
Il direttore del Comando di Peace-Building Thailandia, addetto alla riappacificazione delle tre province e al loro controllo militare, dopo aver vietato la libera circolazione dei cittadini, ha rafforzato i controlli sulla città aumentando il numero dei poliziotti e dei militari di mille unità.
 
Monaco scortato da soldato, YalaDecreto speciale. A seguito di questo massiccio attacco, il Primo Ministro Thaksin Shinawatra ha proclamato lo stato d'emergenza e deciso di mettere in atto un decreto speciale per amministrare la situazione nel sud.
Questo decreto, che in futuro si dovrebbe applicare in qualsiasi situazione di emergenza, dal terrorismo alle calamità naturali, prevede la concentrazione di un grosso potere decisionale nelle mani del premier stesso, che, con la sola approvazione del gabinetto, cioè di un ristretto numero di consiglieri, sarebbe autorizzato a limitare notevolmente le libertà personali dei cittadini. Tra i vari provvedimenti può dichiarare il coprifuoco, limitare la libertà di circolazione e imporre l’evacuazione forzata della popolazione, proibire la pubblicazione di notizie e la distribuzione di materiale stampato che possa, a sua discrezione, provocare panico o una distorta informazione, e controllare la corrispondenza e le conversazioni telefoniche. Inoltre Shinawatra avrà la facoltà di autorizzare l’uso della forza militare per riportare la situazione alla normalità ammettendo l’arresto preventivo dei sospetti da un minimo di sette giorni a un massimo di 30, e rafforzando l’applicazione della legge marziale, già reintrodotta nel gennaio 2005.
  Studentesse musulmane, Yala
Limitazioni alle libertà. Il decreto entrerà in vigore domenica 24 luglio e poi dovrà essere approvato dal parlamento il mese prossimo non solo nelle tre province interessate da tempo da questi attacchi terroristici, Yala, Pattani e Narathiwat, ma anche in quattro distretti della vicina provincia di Songkhia. Resterà in vigore per i prossimi tre mesi con la possibilità di nuove proroghe di tre mesi l’una.
Il vice Primo Ministro Visanu ammette, tuttavia, che il decreto attacca importanti diritti civili, ma sostiene anche che la limitazione di certe libertà sia fondamentale per risolvere la situazione. A riguardo grosse critiche sono arrivate dalla Commissione per i Diritti Umani della Thailandia, da Anand Panyarachun, Presidente della Commissione per la Pace e la Riconciliazione (NCR), da centinaia di cittadini di Bangkok e da più di 4000 studenti, delle principali città delle tre province del sud, che si sono radunati nelle strade e nelle piazze per protestare contro la limitazione dei più basilari diritti civili, l’attribuzione di questo potere ad una sola persona, il Primo Ministro, e per chiedere la risoluzione pacifica del conflitto, dichiarando: “Non siamo d’accordo con l’uso della violenza per combattere altra violenza. Vogliamo che ritorni la pace nelle nostre città”.
Anche cinquantotto diplomatici stranieri e dodici ambasciatori hanno espresso forti dubbi sull’efficacia di questo decreto, per le restrizioni ai diritti civili ed in particolare per l’articolo 17 che esenta i membri delle forze di sicurezza da ogni provvedimento civile o penale. “Se il governo vuole arrivare a colpire la mente e il cuore della gente, spero che questa legge lo possa aiutare, ma deve anche ricordare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani”, ha affermato un diplomatico europeo.
 
Gruppi radicali musulmani hanno cominciato ad attaccare le comunità buddiste del sud a partire dal gennaio 2004. Il governo ha risposto con una dura repressione poliziesca. Finora in questo neonato conflitto sono morte oltre 800 persone e ne sono rimaste ferite 1.500.
 
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Thailandia