20/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel Sahel siccità e locuste causano la peggiore carestia in 20 anni, 150 mila bimbi a rischio
scritto per noi da
Gianluca Ursini
 
Bambini africani soffrono la fameNon è la prima volta che ne sentiamo parlare. Non sarà l’ultima. A due settimane dal ‘Live 8’ che ha focalizzato l’attenzione mondiale sui problemi africani, un’emergenza alimentare è in corso in Niger mentre l’assistenza internazionale non risponde adeguatamente né prontamente. Dall’agenzia per l’infanzia dell’Onu, Unicef, (www.unicef.org) si avvisa che 3 milioni e 300mila persone sono colpite dalla carestia, causata dalla siccità e dalle locuste, che hanno distrutto buona parte del raccolto della scorsa stagione; 150mila bimbi rischiano la vita. Il Niger è considerato dalle Nazioni Unite uno dei 10 Paesi più poveri al mondo, in cui il 61 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, e solo il 48 per cento ha accesso a cure mediche elementari; l’82 per cento dei suoi abitanti vive in teoria grazie all‘agricoltura, ma solo il 15 per cento delle terra è arabile. La siccità ha distrutto il 15 percento della produzione di cereali annua e il 40 per cento del foraggio per il bestiame, secondo stime di una organizzazione cristiana Usa. 
 

Carcasse di bestiame ucciso dalla siccitàAllerta ignorata. “Nell’autunno 2004, l’insieme di siccità e locuste ha colpito la parte settentrionale del Sahel (la regione al bordo Sud del deserto del Sahara, ndr) e l’impatto su svariate comunità in quest’area emarginata è stato molto duro”, ha detto Henri Josserand, a capo del ‘Global Information and Early Warning System (‘Giew’, ‘Centro di allerta e informazione globale’) dell’agenzia Onu per l’agricoltura, la Fao  (www.fao.org). Sono circa quattromila i villaggi e le comunità colpite dalla carestia, secondo stime delle Nazioni Unite; in esse vivono 800mila bambini. Secondo l’organizzazione non governativa (ong) Usa ‘World Vision’, un bambino su dieci nelle aree colpite dal disastro umanitario sta rischiando la vita; “la comunità internazionale ha reagito troppo tardi - ha detto Oliver Saugy, responsabile per il Niger di World Vision, (www.worldvision.org) aggiungendo che la crisi rischia di precipitare: “Al momento non c’è quasi più cibo disponibile nemmeno da acquistare, mentre l’inizio della stagione piovosa significa che a breve gran parte dei villaggi sarà inaccessibile. I bimbi nei centri di accoglienza sono in condizioni gravissime”. L’appello arriva mentre World Vision ha già distribuito 900 tonnellate di cibo e cerca di procurarne altre 1.500. Per l’agenzia Onu Programma alimentare Mondiale, ('Pam', www.wfp.it ) i problemi nascono dall’arrivo ritardato dei fondi internazionali e dalla difficoltà a procurarsi cibo sul mercato locale; il direttore del programma per il Niger, Gian Carlo Cirri, ha dovuto procurarsi gli alimenti nei porti dell’Africa occidentale; il suo appello ha toni tragici: “Il Niger ha bisogno di aiuto adesso, non domani”. Il ‘Pam’ aveva chiesto ai donatori internazionali fondi per sfamare 480 mila persone, procurando in sei settimane 3 milioni 900.000 dollari Usa. Ora però bisogna triplicare gli aiuti e il budget sale a 12 milioni di dollari, per aiutare un milione 200mila malnutriti.

Le tre province nigerine in cui esplode l'emergenzaAll’Onu battono cassa. Secondo le stime delle agenzie Onu si devono fornire aiuti alimentari mirati, che permettano d’arrivare al prossimo raccolto di ottobre; in vista del raccolto servono anche aiuti agricoli, come le semenze.”Le nostre stime per il raccolto sembrano buone – ha detto a PeaceReporter Jean Sena Houn, economista del Giew – ma i contadini hanno bisogno dei semi per avere un raccolto soddisfacente. In generale, l’area del Sahel non soffriva carestie immani da una ventina d’anni. Ma il combinato di siccità e invasione di locuste assolutamente straordinario ha colpito molto duramente”. Le autorità locali non sembrano però molto contente: “Il nostro governo ha bisogno di qualcosa di più di assistenza occasionale con aiuti alimentari – dice il responsabile sanitario della regione di Tahua, Seydu Hikoy – dobbiamo trovare delle soluzioni di lungo periodo contro povertà e carestia, le crisi alimentari stanno diventando un fenomeno ricorrente in regioni come il basso Niger”. “Finora le indicazioni economiche degli ultimi anni nei Paesi del Sahel, dal Senegal al Ciad, passando per il Mali erano positive per il settore agricolo, un livello di produttività  aumentato in maniera generalizzata – spiega Sena Houn – anche se il Niger non è autosufficiente dal punto di vista alimentare e deve importare grandi quantità di riso e grano, ha raggiunto buoni livelli di produzione di miglio e sorgo”. “Nel Niger la capacità della popolazione di superare le crisi alimentari è indebolita da anni di ristrettezze economiche, ecco perché la carestia colpisce più forte qui rispetto al resto del Sahel” ha ribadito Josserand del ‘Giew’. Dei 63 distretti in cui è divisa la nazione, 11 sono considerati dall’Onu in una situazione “grave” e per 16 l’emergenza è considerata “molto grave”. Secondo l’Unicef, almeno 150mila infanti sono gravemente malnutriti nelle province di Tahua, Zinder e Magadi. Da Niamey viene negata ogni possibilità di distribuzione di cibo gratuito e la crisi alimentare viene considerata da un portavoce del Governo “molto meno grave di come la dipingono le ong”. Anche una giornalista del giornale a proprietà statale ‘Sahel’ è stata sospesa dal servizio per aver scritto della carestia nella provincia di Zinder. Dall’opposizione s’accusa la presidenza di Mamadu Tandja di non aver preventivato per tempo la crisi, visto che da almeno un anno si sapeva che sarebbe arrivata una carestia di fenomenali proporzioni. Secondo la ong francese ‘Msf’, (Médecins sans Frontiéres, ‘Medici senza Frontiere’) si tratta della seconda peggiore calamità mai avuta in Niger, dopo la carestia del 1984. Il numero di bimbi malnutriti ricoverato nei centri d’assistenza è triplicato rispetto all’anno scorso.
 
Bestiame al pascoloSiamo tutti uguali, i Nigerini un po’ meno. Circa un terzo della popolazione di questo Paese in gran parte desertico ha problemi a procurarsi del cibo. Le ultime stime ‘Unicef’ calcolano in 150mila i bambini in stato avanzato di denutrizione nei campi di soccorso alimentare delle ong. Nel campo di Maradi l’inviata della Bbc Hilary Andersson ha raccolto la testimonianza della madre di Amina, che non riesce ad assimilare il nutrimento: “Vomita tutto il cibo o l’acqua che le do – ha detto la madre disperata - Per come la vedo io, Dio non ci ha fatti tutti uguali; qui non abbiamo niente”. Unicef ha raccolto la testimonianza di un tredicenne, Suleyman Mahamane, scappato dal suo villaggio per arrivare a Maradi città: “in casa mia è successo che non si cucinasse un pasto per due settimane. Non potevo resistere, sono venuto in città”. Ora fa la carità fuori dalla stazione degli autobus, se è fortunato mangia i resti del pranzo dei viaggiatori al bar; la ‘maman’ che raccoglie le sue elemosine a fine serata gli dà 100 Franchi ‘Cfa’ per la giornata, pari a 16 centesimi di euro. Una soluzione comunque invidiabile visto che un bimbo su 4 in Niger non arriva a 5 anni; il secondo peggior tasso di mortalità infantile al mondo. Adesso per le agenzie umanitarie la situazione peggiorerà nei prossimi mesi, con una risposta internazionale troppo lenta. “Ogni giorno muoiono parecchi bambini nei nostri centri” ha dichiarato all’agenzia Afp Milton Tetoniois di ‘Médecins sans Frontiéres’ – siamo sopraffatti dalle richieste di aiuto, abbiamo bisogno urgente di qualcuno che ci venga a dar una mano”. La 'Fao' chiede agli Stati ricchi donazioni più generose, per mettersi al pari della Svezia, unica finora ad aver donato 650 mila dollari Usa. Adesso ne servirebbero 4 milioni, solo per l’acquisto delle semenze in vista del raccolto autunnale. Per sperare, solo fino a ottobre.
Categoria: Bambini, Risorse, Profughi, Ambiente
Luogo: africa
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