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Non è la prima volta che ne sentiamo parlare. Non sarà l’ultima. A due settimane
dal ‘Live 8’ che ha focalizzato l’attenzione mondiale sui problemi africani,
un’emergenza alimentare è in corso in Niger mentre l’assistenza internazionale
non risponde adeguatamente né prontamente. Dall’agenzia per l’infanzia dell’Onu,
Unicef, (www.unicef.org) si avvisa che 3 milioni e 300mila persone sono colpite dalla carestia, causata
dalla siccità e dalle locuste, che hanno distrutto buona parte del raccolto della
scorsa stagione; 150mila bimbi rischiano la vita. Il Niger è considerato dalle
Nazioni Unite uno dei 10 Paesi più poveri al mondo, in cui il 61 per cento della
popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, e solo il 48 per cento ha accesso
a cure mediche elementari; l’82 per cento dei suoi abitanti vive in teoria grazie
all‘agricoltura, ma solo il 15 per cento delle terra è arabile. La siccità ha
distrutto
il 15 percento della produzione di cereali annua e il 40 per cento del foraggio
per il bestiame, secondo stime di una organizzazione cristiana Usa.
Allerta ignorata. “Nell’autunno 2004, l’insieme di siccità e locuste ha colpito la parte settentrionale
del Sahel (la regione al bordo Sud del deserto del Sahara, ndr) e l’impatto su svariate
comunità in quest’area emarginata è stato molto duro”, ha detto Henri Josserand,
a capo del ‘Global Information and Early Warning System (‘Giew’, ‘Centro di allerta e informazione globale’) dell’agenzia Onu per l’agricoltura,
la Fao (www.fao.org). Sono circa quattromila i villaggi e le comunità colpite dalla carestia, secondo
stime delle Nazioni Unite; in esse vivono 800mila bambini. Secondo l’organizzazione
non governativa (ong) Usa ‘World Vision’, un bambino su dieci nelle aree colpite dal disastro umanitario sta rischiando
la vita; “la comunità internazionale ha reagito troppo tardi - ha detto Oliver
Saugy, responsabile per il Niger di World Vision, (www.worldvision.org) aggiungendo che la crisi rischia di precipitare: “Al momento non c’è quasi
più cibo disponibile nemmeno da acquistare, mentre l’inizio della stagione piovosa
significa che a breve gran parte dei villaggi sarà inaccessibile. I bimbi nei
centri di accoglienza sono in condizioni gravissime”. L’appello arriva mentre
World Vision ha già distribuito 900 tonnellate di cibo e cerca di procurarne altre
1.500.
All’Onu battono cassa. Secondo le stime delle agenzie Onu si devono fornire aiuti alimentari mirati,
che permettano d’arrivare al prossimo raccolto di ottobre; in vista del raccolto
servono anche aiuti agricoli, come le semenze.”Le nostre stime per il raccolto
sembrano buone – ha detto a PeaceReporter Jean Sena Houn, economista del Giew
– ma i contadini hanno bisogno dei semi per avere un raccolto soddisfacente. In
generale, l’area del Sahel non soffriva carestie immani da una ventina d’anni.
Ma il combinato di siccità e invasione di locuste assolutamente straordinario
ha colpito molto duramente”. Le autorità locali non sembrano però molto contente:
“Il
nostro governo ha bisogno di qualcosa di più di assistenza occasionale con aiuti
alimentari – dice il responsabile sanitario della regione di Tahua, Seydu Hikoy
– dobbiamo trovare delle soluzioni di lungo periodo contro povertà e carestia,
le crisi alimentari stanno diventando un fenomeno ricorrente in regioni come il
basso Niger”. “Finora le indicazioni economiche degli ultimi anni nei Paesi del
Sahel, dal Senegal al Ciad, passando per il Mali erano positive per il settore
agricolo, un livello di produttività aumentato in maniera generalizzata – spiega
Sena Houn – anche se il Niger non è autosufficiente dal punto di vista alimentare
e deve importare
grandi quantità di riso e grano, ha raggiunto buoni livelli di produzione di miglio
e sorgo”. “Nel Niger la capacità della popolazione di superare le crisi alimentari
è indebolita da anni di ristrettezze economiche, ecco perché la carestia colpisce
più forte qui rispetto al resto del Sahel” ha ribadito Josserand del ‘Giew’. Dei
63 distretti in cui è divisa la nazione, 11 sono considerati dall’Onu in una situazione
“grave” e per 16 l’emergenza è considerata “molto grave”. Secondo l’Unicef, almeno
150mila infanti sono gravemente malnutriti nelle province di Tahua, Zinder e Magadi.
Siamo tutti uguali, i Nigerini un po’ meno. Circa un terzo della popolazione di questo Paese in gran parte desertico ha
problemi a procurarsi del cibo. Le ultime stime ‘Unicef’ calcolano in 150mila
i bambini in stato avanzato di denutrizione nei campi di soccorso alimentare delle
ong. Nel campo di Maradi l’inviata della Bbc Hilary Andersson ha raccolto la testimonianza
della madre di Amina, che non riesce ad assimilare il nutrimento: “Vomita tutto
il cibo o l’acqua che le do – ha detto la madre disperata - Per come la vedo io,
Dio non ci ha fatti tutti uguali; qui non abbiamo niente”. Unicef ha raccolto
la testimonianza di un tredicenne, Suleyman Mahamane, scappato dal suo villaggio
per arrivare a Maradi città: “in casa mia è successo che non si cucinasse un pasto
per due settimane. Non potevo resistere, sono venuto in città”. Ora fa la carità
fuori dalla stazione degli autobus, se è fortunato mangia i resti del pranzo dei
viaggiatori al bar; la ‘maman’ che raccoglie le sue elemosine a fine serata gli dà 100 Franchi ‘Cfa’ per la
giornata, pari a 16 centesimi di euro. Una soluzione comunque invidiabile visto
che un bimbo su 4 in Niger non arriva a 5 anni; il secondo peggior tasso di mortalità
infantile al mondo.