
Da ottobre, in Thailandia, saranno sufficienti 30 bath, circa 60
centesimi di euro, per acquistare il farmaco ‘GPO-VIR’ e
cercare di ritardare l’inarrestabile corso dell’Aids. Il governo
tailandese ha infatti mantenuto le promesse fatte lo scorso marzo,
quando aveva comunicato la produzione di farmaci anti-retrovirali a
basso costo. Un progetto pilota di distribuzione ha visto l’assegnazione gratuita
del farmaco a 50.000 sieropositivi, ma ora anche i rimanenti 600.000
potranno avere libero accesso al medicinale.
Il generico consiste nella combinazione di tre diversi principi
anti-retrovirali (nevirapina, stavudina e lamivudina) riuniti in dosi
fisse in una unica pastiglia, il ‘GPO-VIR’. La compressa, in questo
modo, oltre ad avere il più basso costo al mondo, sarà anche di più
facile gestione da parte del paziente. Prima infatti bisognava comprare
i principi attivi singolarmente e assumerli diverse volte al giorno (si
andava dalle 7 alle 12 compresse al giorno da assumere in diversi
momenti della giornata) con il rischio di interrompere quella
continuità di trattamento fondamentale per la buona riuscita
della cura.
Farmaci di prima e di seconda linea. Il ‘GPO-VIR’, pur rappresentando
un passo avanti enorme nella lotta all’Aids, viene classificato come un
farmaco di prima linea, uno di quei farmaci, cioè, composto da principi
attivi di “vecchia generazione”. I farmaci di seconda linea, invece,
sono formati da combinazioni di principi attivi nuovi e più efficaci,
come il lopinavir, il ritonavir o il nelfinavir.
Utilizzando solo farmaci di prima linea, tuttavia, è inevitabile
l’insorgere di resistenza da parte dell’organismo al medicinale. A questo
punto diventa indispensabile poter accedere anche ai farmaci di seconda
linea. Questi, però, sono coperti da brevetto, prodotti da aziende
private e quindi poco accessibili ai paesi del terzo mondo. Basti
pensare che un farmaco di seconda linea, secondo alcuni studi fatti da
Medici Senza Frontiere, può arrivare ad avere un costo 12 volte
superiore rispetto ad uno di prima linea. Senza contare la difficoltà
nei paesi poveri di mantenere la rigidissima catena del freddo
indispensabile per la conservazione di questi medicinali.
La peggior epidemia al mondo. Secondo l’Organizzazione mondiale della
Sanità ci sono al mondo 40 milioni di sieropositivi, di cui almeno 6,5
milioni in una fase tale della malattia che richiederebbe l’immediato
utilizzo di una terapia. Di questi soltanto un milione ha accesso
ai farmaci di prima linea. L’Aids è la prima causa di decesso per
la fascia di età compresa tra i 15 e i 59 anni e, con i suoi 20 milioni di morti
in circa 25 anni, è stata definita dall’OMS “la
peggior epidemia al mondo da molti secoli a questa parte”.
Secondo dati ufficiali, in Thailandia, i sieropositivi sono circa 650
mila e i farmaci ora in commercio arrivano a costare fino a 460 dollari
al mese.
Il governo tailandese ha anche iniziato ad esportare i farmaci
anti-retrovirali ai paesi vicini, come la Cambogia, e sta considerando
la possibilità di offrire le proprie tecnologie anche ad alcuni paesi
africani.
La situazione africana è altrettanto grave e preoccupante.
In Sudafrica una persona su nove è colpita dal virus. Con i suoi
5 milioni di casi su una popolazione di 45, il Sudafrica vanta il
triste primato del Paese più colpito al mondo.
Le generazioni dei 30-40enni stanno inesorabilmente scomparendo, con
effetti devastanti su tutta la nazione. Lo Human Sciences Research
Cuoncil afferma che il 21 percento degli insegnanti tra i 25 e i 35 anni è
colpito dal virus. Nel 2004 sono morti 4000 docenti, di cui 3400 al di
sotto dei 45 anni. Gli insegnanti anziani vanno in pensione e quelli
giovani muoiono. “La sconfitta in questa guerra significa
l’annientamento nazionale”, queste le parole sugli effetti
dell’epidemia dell’ex presidente Clem Sunter. L’ennesima triste
conferma che ci sono guerre in cui non sono solo le pallottole e le
bombe a causare morti innocenti.