L'epidemia dilaga in Asia, con gravissime conseguenze per le economie in via di sviluppo
Scritto per noi da
Maria Serena Lunghi
A Kobe, nei primi giorni di luglio si è tenuto il settimo Congresso Internazionale
sulla diffusione dell’Aids in Asia e nelle regioni del Pacifico. I dati emersi
sono a dir poco preoccupanti.
A dispetto dei programmi d’informazione che gli stati asiatici si erano impegnati
ad intraprendere, il numero delle vittime del virus sta drammaticamente aumentando
e rischia di colpire fasce sempre più estese della popolazione. Il numero di individui
affetti da Hiv è cresciuto del 24 per cento solo nel corso del 2004, del 17 per
cento tra le prostitute, e quasi nove tossicodipendenti su dieci utilizzano siringhe
non sterilizzate.
I governi dei paesi asiatici si rendono ormai conto che solo con campagne informative
efficaci potrà essere fermata la diffusione dell’epidemia.
L'ostacolo principale è rappresentato dalla difficoltà di coinvolgere i soggetti
più a rischio di infezione. Le campagne precedenti hanno infatti raggiunto solamente
il 19 per cento delle prostitute, il 5 per cento di coloro che fanno abitualmente
uso di droghe, e meno del 2 per cento degli omosessuali.
Questi dati appaiono decisamente preoccupanti, in quanto una diffusione del virus
in Asia, dove risiede circa il 60 per cento della popolazione mondiale, rischia
di raggiungere proporzioni sconvolgenti.
Economia infetta. L’Aids rappresenta anche un grave ostacolo allo sviluppo economico dei paesi
asiatici. Usualmente gli economisti utilizzano come indicatore per misurare le
condizioni economiche e sociali di un paese la speranza di vita alla nascita (ovvero
gli anni di vita mediamente vissuti da un individuo).
La speranza di vivere il più a lungo possibile influenza infatti tutte le decisioni
economiche della popolazione, che avendo minori prospettive per il futuro esiterà
ad investire in istruzione ed in progetti di largo raggio. Il suo deciso abbassamento
nei paesi colpiti da epidemie di Aids rappresenta un primo chiaro segnale di disagio.
Le epidemie hanno inoltre l’effetto immediato di peggiorare drammaticamente la
qualità della vita delle persone colpite, e nel lungo periodo causano la contrazione
della fascia di popolazione attiva, il peggioramento delle sue condizioni di salute
e quindi il rendimento sul lavoro ed il deterioramento degli equilibri sociali
della comunità.
Meno lavoro e meno istruzione. Nello specifico, le conseguenze dell’epidemie sono tre.
Il virus Hiv colpisce per la maggior parte individui in età lavorativa, che a
causa della malattia non riescono a svolgere il proprio lavoro con continuità
ed efficienza: sono più deboli, devono frequentemente assentarsi a causa di attacchi
di debolezza o cure mediche.
Oltre alla diminuzione di produttività che ne segue, questi individui rappresentano
un importante costo sociale per il paese di appartenenza, in quanto rendono vani
i costi sostenuti in passato per garantire loro un’adeguata istruzione. Queste
sono spese che solitamente vengono considerate investimenti per il futuro, in
vista della migliore condizione sociale che garantiscono una volta raggiunta l’età
lavorativa, ma che in questo caso rappresentano solamente un costo dal momento
in cui il futuro che volevano garantire viene brutalmente spezzato dalla malattia.
L’altra categoria direttamente colpita dalla diffusione di un’epidemia è quella
dei bambini. Essi rappresentano la forza nuova della popolazione e la loro importanza
è dimostrata dal fatto che tutti i programmi economici di sviluppo puntano in
primo piano sull’istruzione per le nuove generazioni. Questi sforzi verranno però
vanificati in un paese in cui è generalmente diffuso il virus. I bambini non frequenteranno
assiduamente le scuole, moriranno in età prematura, non diventeranno la forza
propulsiva del futuro di una società.
Costi sanitari esorbitanti. Ultimo, ma non meno importante, il costo in termini sanitari. In genere il governo
possiede poche risorse da dedicare ai settori pubblici di sua competenza, tra
cui ricade anche il servizio sanitario. Risorse ancora più scarse in un paese
in via di sviluppo, dove il reddito pro capite è basso e quindi minore il contributo
economico di ciascun cittadino. L’aumento del numero degli individui malati attirerà
verso di sé gran parte di queste risorse. Questo rappresenta un forte aggravio
per l’economia di un paese. Il moltiplicarsi delle emergenze infatti ha come conseguenza
che le attività di aiuto e cooperazione da istituzioni esterne, così come i programmi
attuati dai governi dei paesi interessati, vengano indirizzati verso la compensazione
dei loro effetti immediati e più urgenti.
In questo modo vengono distolte risorse da programmi di lungo periodo e politiche
economiche di sviluppo, che rappresentano invece l’unica maniera per avviare riforme
che abbiano effetti tangibili nel futuro, in modo da sradicare definitivamente
le cause del disagio.