04/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista all'ecologista Duncan Stewart
scritto per noi da
Roberto Vigliani
 
Duncan StewartNei giorni in cui il prezzo del petrolio tocca livelli record, al vertice del G8 George Bush  ha ammesso la necessità di contenere il surriscaldamento del pianeta. Il presidente Usa auspica l’inizio di un post-Kyoto, indicando nell’energia nucleare una delle soluzioni per limitare le emissioni di gas serra. Paesi come Stati Uniti e Francia hanno investito nel nucleare da tempo. Altrove in Europa resistono movimenti che si oppongono fortemente a questa soluzione.
Abbiamo chiesto all’ecologista irlandese Duncan Stewart se esistono alternative praticabili. Architetto pluripremiato per i suoi progetti di edifici biocompatibili, Stewart conduce programmi su natura e sviluppo in onda sulla tv nazionale, ed è stato a Chernobyl per girare un documentario assieme al Chernobyl Children’s Project, organizzazione irlandese partner dell’Onu.
 
Mr. Stewart, quali sono le cause dell’attuale crisi energetica?
Il nostro stile di vita è possibile perché al momento l’energia costa poco. Ma questo periodo sta volgendo al termine. Il petrolio è una risorsa finita, oggi all’apice della produzione. La sua offerta è destinata a calare, mentre la domanda di energia di economie come la Cina cresce in maniera esponenziale. L’importazione energetica dell’Europa passerà, nell’arco di vent’anni, dal 50% al 70% del suo fabbisogno, e già oggi gli Stati Uniti non hanno più abbastanza risorse per soddisfare il loro. Nei prossimi cinque anni, vedremo probabilmente altre guerre per il petrolio.
 
È possibile evitare un simile scenario?
Al momento abbiamo tre opzioni: i combustibili fossili, in via di esaurimento, le energie rinnovabili e il nucleare. Personalmente credo che le energie rinnovabili siano l’unica strada percorribile. Il nucleare deve ancora fornire una soluzione convincente per lo smaltimento delle scorie. E i rifiuti prodotti da una centrale nucleare possono emettere radiazioni per centinaia di migliaia di anni. Non possiamo lasciare il problema alle generazioni future. Molte delle centrali esistenti diventeranno presto obsolete ed estremamente pericolose.
 
Il reattore di Chernobyl dopo l'esplosione nell'aprile 1986Nonostante le tragedie del passato, parte dell’opinione pubblica sembra avere una percezione del nucleare come di un’energia pulita e rinnovabile.
Non c’è niente di rinnovabile nel nucleare. Il nucleare è un combustibile. Le scorie possono essere riprocessate, ma il risultato è un combustibile con un potenziale energetico ridotto. Si tratta di una risorsa finita. E la maggior parte del plutonio e dell’uranio arricchito ottenuti dalle scorie vengono destinati alla fabbricazione di armamenti.
 
I suoi sostenitori sottolineano anche che il nucleare è economico.
Non è esatto. Se ai costi associati al ciclo di vita dell’energia si aggiungono quelli per la costruzione e manutenzione degli impianti, per le misure di sicurezza contro possibili atti terroristici, sabotaggi, vandalismo ed errori umani, e i costi per lo smaltimento delle scorie, allora i numeri cambiano.
C’è una forte propaganda in atto, alimentata da alcuni governi. L’industria nucleare vede un’opportunità con il profilarsi della crisi energetica, ma ha il problema di dover cambiare l’opinione pubblica. Perché la gente in Europa, quando ha potuto scegliere, ha detto no al nucleare.
 
Perché questi governi non investono nelle energie rinnovabili?
I gruppi industriali che sostengono il nucleare possono investire milioni per convincere i politici a promuoverlo, e l’elettorato ad accettarlo. E per i governi si tratta di una risorsa più facile da controllare.
 
L'energia eolica, secondo Duncan Stewart, è un'alternativa già utilizzabile in molte areeMa le energie rinnovabili sarebbero in grado di soddisfare, da sole, il fabbisogno energetico globale? Sono pronte per funzionare?
Assolutamente sì. L’energia rinnovabile a disposizione è migliaia di volte il fabbisogno del pianeta. Non inquina ed è gratis, una volta installati gli impianti. E non proponiamo un cambiamento drastico, ma di sostituire con energie rinnovabili dall’1 al 2% dei combustibili fossili consumati annualmente. L’energia eolica può essere già prodotta a costi competitivi, e può essere efficacemente combinata con la biomassa. Tutto ciò di cui ha bisogno è un contratto di vent’anni a un prezzo fisso prestabilito, come succede in Germania e Spagna. Anche l’energia ricavata dalle onde e dalle maree è in forte sviluppo. Il vento in Irlanda potrebbe coprire il 50% del fabbisogno entro i prossimi vent’anni. E in più potremmo esportare energia in Europa, con grandi opportunità di impiego per le comunità locali.
 
L’idrogeno sarebbe un’altra soluzione per ridurre l’inquinamento nei trasporti. Diventerà una realtà?
Il problema dell’idrogeno è che in natura non è disponibile. Si ottiene separando l’acqua in idrogeno e ossigeno, oppure trasformando il metanolo. In un caso è necessaria dell’energia, nell’altro del combustibile. Dovremo attendere ancora una decina d’anni prima che l’idrogeno possa realisticamente affermarsi.
 
Quali paesi europei rappresentano un modello verso forme di sviluppo sostenibile?
Personalmente direi Svezia e Danimarca ma anche Spagna e Germania. L’Italia sta facendo qualcosa ma potrebbe fare molto di più. L’Austria sta facendo molto, così come la Finlandia, che però sta introducendo il nucleare nella propria economia. Investire nel nucleare significa negare alle energie rinnovabili l’opportunità che meritano. Ed è triste, perché le tecnologie ci sono già e danno ottimi risultati.
Categoria: Ambiente