scritto per noi da
Roberto Vigliani

Nei giorni in cui il prezzo del petrolio tocca livelli record, al vertice del
G8 George Bush ha ammesso la necessità di contenere il surriscaldamento del pianeta.
Il presidente Usa auspica l’inizio di un post-Kyoto, indicando nell’energia nucleare
una delle soluzioni per limitare le emissioni di gas serra. Paesi come Stati Uniti
e Francia hanno investito nel nucleare da tempo. Altrove in Europa resistono movimenti
che si oppongono fortemente a questa soluzione.
Abbiamo chiesto all’ecologista irlandese Duncan Stewart se esistono alternative
praticabili. Architetto pluripremiato per i suoi progetti di edifici biocompatibili,
Stewart conduce programmi su natura e sviluppo in onda sulla tv nazionale, ed
è stato a Chernobyl per girare un documentario assieme al Chernobyl Children’s Project, organizzazione irlandese partner dell’Onu.
Mr. Stewart, quali sono le cause dell’attuale crisi energetica?
Il nostro stile di vita è possibile perché al momento l’energia costa poco. Ma
questo periodo sta volgendo al termine. Il petrolio è una risorsa finita, oggi
all’apice della produzione. La sua offerta è destinata a calare, mentre la domanda
di energia di economie come la Cina cresce in maniera esponenziale. L’importazione
energetica dell’Europa passerà, nell’arco di vent’anni, dal 50% al 70% del suo
fabbisogno, e già oggi gli Stati Uniti non hanno più abbastanza risorse per soddisfare
il loro. Nei prossimi cinque anni, vedremo probabilmente altre guerre per il petrolio.
È possibile evitare un simile scenario?
Al momento abbiamo tre opzioni: i combustibili fossili, in via di esaurimento,
le energie rinnovabili e il nucleare. Personalmente credo che le energie rinnovabili
siano l’unica strada percorribile. Il nucleare deve ancora fornire una soluzione
convincente per lo smaltimento delle scorie. E i rifiuti prodotti da una centrale
nucleare possono emettere radiazioni per centinaia di migliaia di anni. Non possiamo
lasciare il problema alle generazioni future. Molte delle centrali esistenti diventeranno
presto obsolete ed estremamente pericolose.
Nonostante le tragedie del passato, parte dell’opinione pubblica sembra avere
una percezione del nucleare come di un’energia pulita e rinnovabile.
Non c’è niente di rinnovabile nel nucleare. Il nucleare è un combustibile. Le
scorie possono essere riprocessate, ma il risultato è un combustibile con un potenziale
energetico ridotto. Si tratta di una risorsa finita. E la maggior parte del plutonio
e dell’uranio arricchito ottenuti dalle scorie vengono destinati alla fabbricazione
di armamenti.
I suoi sostenitori sottolineano anche che il nucleare è economico.
Non è esatto. Se ai costi associati al ciclo di vita dell’energia si aggiungono
quelli per la costruzione e manutenzione degli impianti, per le misure di sicurezza
contro possibili atti terroristici, sabotaggi, vandalismo ed errori umani, e i
costi per lo smaltimento delle scorie, allora i numeri cambiano.
C’è una forte propaganda in atto, alimentata da alcuni governi. L’industria nucleare
vede un’opportunità con il profilarsi della crisi energetica, ma ha il problema
di dover cambiare l’opinione pubblica. Perché la gente in Europa, quando ha potuto
scegliere, ha detto no al nucleare.
Perché questi governi non investono nelle energie rinnovabili?
I gruppi industriali che sostengono il nucleare possono investire milioni per
convincere i politici a promuoverlo, e l’elettorato ad accettarlo. E per i governi
si tratta di una risorsa più facile da controllare.
Ma le energie rinnovabili sarebbero in grado di soddisfare, da sole, il fabbisogno
energetico globale? Sono pronte per funzionare?
Assolutamente sì. L’energia rinnovabile a disposizione è migliaia di volte il
fabbisogno del pianeta. Non inquina ed è gratis, una volta installati gli impianti.
E non proponiamo un cambiamento drastico, ma di sostituire con energie rinnovabili
dall’1 al 2% dei combustibili fossili consumati annualmente. L’energia eolica
può essere già prodotta a costi competitivi, e può essere efficacemente combinata
con la biomassa. Tutto ciò di cui ha bisogno è un contratto di vent’anni a un
prezzo fisso prestabilito, come succede in Germania e Spagna. Anche l’energia
ricavata dalle onde e dalle maree è in forte sviluppo. Il vento in Irlanda potrebbe
coprire il 50% del fabbisogno entro i prossimi vent’anni. E in più potremmo esportare
energia in Europa, con grandi opportunità di impiego per le comunità locali.
L’idrogeno sarebbe un’altra soluzione per ridurre l’inquinamento nei trasporti.
Diventerà una realtà?
Il problema dell’idrogeno è che in natura non è disponibile. Si ottiene separando
l’acqua in idrogeno e ossigeno, oppure trasformando il metanolo. In un caso è
necessaria dell’energia, nell’altro del combustibile. Dovremo attendere ancora
una decina d’anni prima che l’idrogeno possa realisticamente affermarsi.
Quali paesi europei rappresentano un modello verso forme di sviluppo sostenibile?
Personalmente direi Svezia e Danimarca ma anche Spagna e Germania. L’Italia sta
facendo qualcosa ma potrebbe fare molto di più. L’Austria sta facendo molto, così
come la Finlandia, che però sta introducendo il nucleare nella propria economia.
Investire nel nucleare significa negare alle energie rinnovabili l’opportunità
che meritano. Ed è triste, perché le tecnologie ci sono già e danno ottimi risultati.