20/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Egitto si prepara alle presidenziali di settembre
Il 14 luglio scorso, anche se la decisione era nell’aria da tempo, tutti i partiti e i movimenti politici che si oppongono al Presidente egiziano Hosni Mubarak hanno reso pubblica la loro decisione: boicotteranno le elezioni presidenziali in Egitto, previste per settembre di quest’anno.
 
stemma kifayaBoicottaggio. Circa 3mila persone affollavano la sede dell’ordine degli Avvocati egiziano il giorno della conferenza stampa. Di fronte ai giornalisti le opposizioni si presentavano come un fronte compatto: dalla sinistra laica ai Fratelli Musulmani hanno parlato con una sola voce. “Soffriamo per l’oppressione, il dispotismo e l’assenza di libertà che caratterizzano il regime di Mubarak. Non vogliamo una rivoluzione, ma solo pace e diritti. Per ottenere le riforme che vogliamo, abbiamo deciso di unirci”, ha dichiarato Muhammad Mahdi Akif, il portavoce dei Fratelli Musulmani. In quella stessa occasione è stata presentata la National Coalition for Democratic Transformation, una formazione composita, che come detto unisce i principali soggetti dell’opposizione egiziana.  I movimenti d’ispirazione religiosa, che fanno riferimento ai Fratelli Musulmani, e i movimenti d’opposizione laica, riuniti nella sigla Kifaya (che in arabo significa ‘basta’). Ma chi sono i due soggetti che, per la prima volta, minacciano il potere assoluto di Mubarak da quando quest’ultimo prese il posto del Presidente Sadat, assassinato al Cairo il 6 ottobre del 1981?
 
Muhammad Mahdi Akif, il portavoce dei Fratelli MusulmaniUna lunga storia. I Fratelli Musulmani sono una vera e propria istituzione parallela in Egitto. L’organizzazione venne fondata nel 1928 da Hassan al-Banna, un insegnante egiziano. L’idea che ispirò il movimento, che non ha mai voluto essere considerato un partito politico, era ed è ancora quella della riscoperta del vero senso delle parole del Corano, ripulite di tutte quelle interpretazioni che si sono sovrapposte nei secoli alla purezza del messaggio del Profeta Maometto. Una riscoperta del messaggio più autentico delle sacre scritture per formulare sentenze giuridiche che siano sì fedeli allo spirito dei testi ma anche nuove, adeguate cioè al cambiare del mondo. Il messaggio dei Fratelli Musulmani divenne quindi il punto di riferimento di quella corrente del pensiero islamico chiamata ‘riformista’. Ma, per cambiare il mondo, non si poteva evitare di entrare in conflitto con il potere politico in Egitto che, fin dai tempi della dominazione coloniale inglese, si era sempre caratterizzato per una forte opposizione a qualunque forma di ‘islamizzazione’ dell’Egitto. La storia dei Fratelli Musulmani nel Paese dei faraoni è quindi caratterizzata da arresti e detenzioni dei suoi leader e, negli anni Cinquanta, il movimento fu bandito. La repressione dei Fratelli Musulmani non ha mai conosciuto soste quindi, ma la persecuzione divenne sistematica dopo l’omicidio di Sadat del quale fu accusata l’organizzazione. Il bando e la pressione poliziesca del governo Mubarak non ha però impedito ai Fratelli Musulmani di avere ancora un largo seguito tra la popolazione egiziana.
 
un presidio di kifayaLa novità politica. L’unione dei movimenti politici che si riuniscono sotto la sigla Kifaya è invece molto recente. La sigla è apparsa per la prima volta su degli adesivi che i manifestanti mettevano sulla bocca in segno di protesta contro la censura del regime di Mubarak. Proprio così, le manifestazioni. Vedere la popolazione scendere in piazza per protestare contro il governo è una novità assoluta in Egitto. Dall’omicidio di Sadat infatti, sono in vigore delle leggi d’emergenza che il governo varò nelle ore immediatamente successive all’omicidio e che non hanno mai smesso di essere in vigore. Questo ha permesso all’apparato poliziesco governativo egiziano di controllare per tutti questi anni qualunque espressione  di dissenso. Ma qualcosa sta cambiando e la protesta è partita dalle università. Da tre anni a questa parte, in tutti i campus dell’Egitto, alle manifestazioni più tradizionali a sostegno della Palestina e contro la guerra in Iraq si sono aggiunte le richieste di una riforma del Paese. A cominciare dalla possibilità per gli studenti di eleggere direttamente i loro rappresentanti. Le manifestazioni, per legge, restavano confinate nel perimetro degli edifici universitari, ma negli ultimi anni ai ragazzi si sono aggiunti i docenti. Una cosa mai vista. Alle proteste degli universitari, dall’inizio del 2005, si sono aggiunte quelle degli ordini professionali: giornalisti, avvocati, medici. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati i giudici. In mille hanno firmato una petizione che ha il sapore di un ultimatum: chiedono ufficialmente al governo di poter controllare, dall’inizio alla fine, le prossime elezioni. Una supervisione che garantisca la trasparenza delle operazioni di voto che, a loro dire, è mancata nelle presidenziali del 2000. Lobby molto potenti e che possono contare su un seguito notevole al Cairo. Ed è proprio da questi ambienti che viene l’uomo considerato il vero candidato alternativo a Hosni Mubarak: Ayman Nour.
 
vai alla seconda parte 

Christian Elia

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