18/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Paraiba, armati e incappucciati assaltano un accampamento sem terra
Un giovane donna dei Sem Terra, foto di SalgadoI sem terra brasiliani continuano la loro lunga scalata verso il diritto al possesso della terra, ma proprio per questo continuano a subire violenze e maltrattamenti.
 
Il fatto. Venerdì 8 luglio, trenta uomini armati e incappucciati sono piombati dal nulla nell’accampamento dei contadini senza terra Nega Fubam nel Paraiba. In piena notte. Senza dare loro nemmeno il tempo di rendersene conto, sono entrati come delle furie compiendo crudeltà e soprusi sulle 140 famiglie del villaggio, distruggendone il lento e sereno scorrere del tempo.
“Un’azione punitiva a tutti gli effetti”, denunciano. “Siamo stati massacrati da banditi assoldati dal fazendeiro che non vuole accettare l'esproprio. Non ci sono dubbi”, precisano. Si tratterebbe di Eurico Rangel, il latifondista che possiede anche la fazenda Mumbaba, soggetta all’esproprio e destinata proprio a quelle famiglie che sono state aggredite la notte dell’8 luglio. Sono sei anni, infatti, che gli agricoltori assaliti aspettano di entrare in possesso di quell’appezzamento tanto che nell’attesa la parrocchia ha offerto loro il terreno Nega Fuba, che è stato appunto teatro dell’incursione.
 
accampamento dei Sem terra, foto di Piet de BlankenLa testimonianza. “Gridavano: dovete andarvene. Dovete andarvene. E dicevano di essere agenti di polizia”, ha raccontato Luis Alberto Barbosa, uno dei leader dell'accampamento, che è stato catturato e torturato per ore. Sevizie e barbarie che sono toccate anche a molti altri capi del villaggio. E non solo. Nessuno, infatti, è stato risparmiato, nemmeno le donne e i bambini. Non solo i banditi hanno aggredito tutti, armi alla mano, ma hanno ferito alcuni bambini e una donna incinta, bruciato capanne, fatto a pezzi mobilio e vettovaglie, distrutto documenti e vestiario. Hanno anche compiuto ruberie. Tutto sempre rigorosamente con il viso coperto. Nella furia hanno assaltato anche la casa del funzionario della fazenda, Severino Bernardo: l’hanno invasa aggredendo il figlio 16enne, lanciando così un chiaro messaggio: essendo solidale con le rivendicazioni dei sem terra, anche Bernardo è un nemico giurato del latifondista, quindi deve essere punito.
 
Accampamento Sem Terra, foto di SalgadoLa difesa. “Vogliamo che questo caso venga sottoposto a investigazioni serie e complete – ha commentato José Octavio Paes de Barros, consigliere dell’Incra, l’Istituto internazionale rurale cattolico – e che sia garantita la sicurezza di questa gente, che è stata minacciata addirittura di morte. E comunque, anche noi dell'Incra siamo molto propensi a credere che dietro ci sia la mano del fazendeiro".
Per questo hanno accompagnato personalmente i rappresentanti contadini al distretto di polizia di Tibiri, la città più vicina, affinché denuncino l’accaduto con dettagli e testimonianze.
 
Manifestazione Sem TerraPer la terra. Continua così la lotta per la terra, la resistenza dei contadini che non la possiedono ma che da sempre la coltivano. Una lotta in salita, molto complessa, difficile, che molte volte si conclude con pesanti sconfitte. Se i sem terra di Paraiba, infatti, hanno subito la prepotenza dei pistoleiros assoldati dal fazendeiro di turno, si possono consolare pensando che presto riceveranno gli appezzamenti espropriati, molti contadini del Pernambuco, del Rio Grande do Norte e del Maranhao non possono fare altrettanto. Sono 1300, infatti, le famiglie sgomberate dai poliziotti, intervenuti per ordine di giudici che hanno applicato alla lettera la legge che regola lo spinoso argomento terra. Alla base di tutto, infatti, c'è l’art. 184 della Costituzione federale che stabilisce come tutte le grandi proprietà che non compiano la loro funzione sociale, relativamente alla produttività, al rispetto dell'ambiente, al rispetto dei diritti dei lavoratori, debbano venire espropriate dal governo e distribuite ai lavoratori. Ma, se molte occupazioni di territori incolti riescono a resistere gli anni previsti e quindi arrivano a ottenere l'agognato esproprio, altre vengono letteralmente spazzate via prima della scadenza. E i risultati sono facilmente immaginabili.
Attualmente il Piano Nazionale di riforma agraria elaborato dal Ministero per lo Sviluppo Agrario, ha stabilito che vi sono 55mila immobili rurali classificati come grandi proprietà improduttive, per un totale di 120 milioni di ettari che dovrebbero, per legge, essere espropriati. Ma molto spesso i proprietari riescono ad aggirare la legge, magari iniziando coltivazioni estensive che interrompono il processo e costringendo il governo a sgomberare gli accampamenti. Intere famiglie si trasformano così in sfollati lasciati a loro stessi. Una situazione che si trascina da decenni e che attende di essere regolata dalla promessa riforma agraria che ancora non arriva.

Stella Spinelli

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