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Il ritorno dei kamikaze. Ahmed Sami Abu Jalil, un ragazzo di 18 anni originario della città di Tulkarem,
il 12 luglio scorso, è entrato nel centro commerciale di Hasharon, a Netanya,
in Israele. Non doveva fare acquisti e non doveva incontrare i suoi amici, come
dovrebbe essere per un ragazzo della sua età. Ahmed portava la morte. Si è fatto
esplodere all'ingresso, non riuscendo a superare i controlli, e ha ucciso 5 persone.
Era dal 25 febbraio scorso che non c'erano attentati suicidi in Israele. Allora,
mentre sul lungomare di Tel Aviv i giovani si godevano la frenetica vita notturna
della capitale, Abdullah Badran, uno studente universitario di 21 anni proveniente
dal villaggio di Dir al-Atsun, in Cisgiordania, non pensava a divertirsi ma a
portare la morte tra quelli che, in una situazione diversa, avrebbero potuto essere
i suoi amici. Uccise se stesso e altre 4 persone. L'esercito israeliano ha reagito
subito all'attentato del 12 luglio scorso, rivendicato dalla Jihad Islamica, con
un'incursione a Tulkarem. Un poliziotto palestinese è rimasto ucciso e un altro
ferito nel corso dell'operazione. L'esercito israeliano è tornato a stringere
la morsa attorno ai Territori Occupati e, ieri mattina, un giovane palestinese
è stato ucciso durante degli scontri con i militari di Tel Aviv a Nablus. La spirale
della violenza è tornata ad avvitarsi vorticosamente, dopo che la stretta di mano
tra Sharon e Abu Mazen a Sharm el-Sheikh, il 9 febbraio scorso, aveva aperto spiragli
positivi.
Il furore dei coloni. Ma la violenza non è tornata solo sotto forma di attentati suicidi e rappresaglie
violente. Adesso la società israeliana si trova a vivere anche una lacerante polemica
interna. Il governo Sharon ha deciso di sgomberare unilateralmente le colonie
della Striscia di Gaza e quattro della Cisgiordania. Il piano di disimpegno comincerà
a metà agosto e dovrebbe essere completato in quattro fasi. Sarebbe la prima volta
che, pur con tutti i problemi che ancora restano da definire sul campo, i palestinesi
avrebbero una continuità territoriale da amministrare, senza truppe d'occupazione
israeliane e senza coloni. La tensione però, tra il governo e i coloni irriducibili
che non si rassegnano ad abbandonare i loro insediamenti, cresce ogni giorno di
più. Ieri notte, in due momenti diversi, alcune centinaia di coloni ebrei e la
polizia israeliana si sono scontrati duramente al valico di Kissufim, presso la
Striscia di Gaza. I coloni protestavano contro la chiusura della Striscia per
i non residenti, decisa dal governo di Tel Aviv in vista dello sgombero. Le immagini
degli scontri, soprattutto quelli dei giorni scorsi, con i coloni che lanciano
sassi contro i poliziotti, ebrei contro ebrei, ha scosso l’opinione pubblica israeliana.
Alcuni militari israeliani, religiosi ortodossi, si sono rifiutati di eseguire
gli ordini dei loro superiori. Per la prima volta nella sua storia, la società
israeliana è spaccata.
Rischio anarchia. Abu Mazen, come Sharon, non vive certo un periodo sereno. L’Autorità Nazionale
Palestinese ha dovuto rinviare le elezioni legislative per la nuova Assemblea
Nazionale. Per i quadri di al-Fatah, il partito di Arafat ora guidato da Mazen, il rischio di un trionfo di Hamas
e dei radicali, come è successo nelle elezioni municipali dei mesi scorsi, è troppo
alto. Adesso sembra che le elezioni siano state fissate per il 21 gennaio 2006,
ma il fallito tentativo di uccidere un funzionario dell’Anp a casa sua a Ramallah
il 12 luglio scorso dà un’idea dell’aria che tira all’interno delle fazioni palestinesi.
L'altro ieri poi, per qualche ora, nella Striscia di Gaza sono stati sequestrati
due ingegneri, un austriaco e un inglese. Le voci sui possibili esecutori del
rapimento si sono rincorse per tutto il giorno: rapimento a scopo di lucro, tentativo
da parte di un clan palestinese di ottenere con gli ostaggi la liberazione di
alcuni parenti detenuti o una forma di pressione per costringere l’Anp a eseguire
la condanna a morte di un nemico dei rapitori. I due ingegneri stanno bene e sono
liberi, ma resta la sensazione di una situazione difficile da gestire per Mazen.
Attentati, rappresaglie, scontri e rapimenti. In molti credevano in una svolta,
ma i segnali che tutto rischi di restare come prima diventano ogni giorno più
forti.
Christian Elia