13/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



John K. Cooley, elèuthera editore, 2005
Uno dei fattori che caratterizzano i rapporti internazionali in Medio Oriente è quello storico: non esiste una vicenda, storica o attuale, che possa essere estrapolata dal contesto generale. Tutto s'intreccia e si sovrappone, in una catena senza fine. Anche la storia di altre zone del mondo ha come caratteristica l'assoluta interconnessione dei fattori, ma in nessun posto come nel Medio Oriente il passato non passa.
 
copertina del libro di cooleyStorie dalla Mesopotamia. Questo è il tema di L'alleanza contro Babilonia, l'ultima fatica letteraria del giornalista e scrittore statunitense John K. Cooley, edito in italia da elèuthera. Cooley scrive a ragion veduta, visto che è stato per 40 anni inviato in Nord Africa e medio Oriente per il network televisivo statunitense ABC NEWS. Il giornalista Usa, attraverso un’accurata ricostruzione storica, attraverso l’esposizione di fatti noti e meno noti, ricostruisce il rapporto millenario che lega gli ebrei alla Mesopotamia. Cooley ricostruisce i fatti storici che hanno portato Baghdad ad avere una delle comunità ebraiche più numerose. E anche una di quelle meglio inserite. Tanto che, dopo la proclamazione d’Israele, la comunità ebraica irachena non aveva nessuna fretta di trasferirsi in Palestina. Secondo Cooley, che accompagna immancabilmente le sue affermazioni con il riscontro d’interviste a testimoni dell’epoca, furono i gruppi israeliani (quando ritenevano il terrorismo) a diffondere la paura nella comunità per ‘aiutarla a ‘convincersi’ che il loro destino era in Terra Santa. Da quel momento, dopo secoli di convivenza e di rispetto tra le due comunità, è cominciato un periodo di guerra praticamente perenne.
 
john k. cooleyLa pace è lontana. I tutti i conflitti tra Israele e i suoi vicini, l’Iraq c’è sempre stato. Esistono ormai trattati di pace tra Tel Aviv e la Giordania e l’Egitto, armistizi con il Libano e la Siria, ma con l’Iraq non è mai cessato lo stato d’allerta. Se si esclude l’attacco a sorpresa dell’Egitto e della Siria del 1973 che sconvolse la società israeliana, il maggior danno inferto allo Stato d’Israele dai suoi vicini sono i missili scud che Saddam Hussein ha lanciato sui civili israeliani nel 1991. Ma Israele non reagì a quell’attacco, come avrebbe avuto il diritto di fare. Non lo fece perché aveva precise garanzie dagli Stati Uniti d’America. Si sarebbero occupati loro di Saddam. Il coinvolgimento israeliano nelle vicende irachene, secondo la ricostruzione di Cooley, non si limita solo alle guerre combattute in campo aperto. La presenza di Tel Aviv, in quel conflitto tra servizi segreti  che non ha mai conosciuto soste in quella zona, è stata costante. Un aspetto che Cooley tratta con cura per esempio, è il sostegno dei governi israeliani ai curdi del nord dell’Iraq, vera e propria spina nel fianco del regime di Saddam. Addestratori militari, armamenti, preparazione strategica dei peshmerga (i guerriglieri curdi) e altro ancora.
 
saddam husseinRapporti tesi. Cooley sottolinea come l’Iraq di Saddam , per Israele, rappresentasse una vera e propria ossessione. Fino al punto di arrivare a mettere, seppur per poco tempo, l’alleanza storica con gli Stati Uniti. Quando le amministrazioni Usa vedevano in Saddam un paladino della laicità contro la marea montante in Medio Oriente dietro la rivoluzione di Khomeini in Iran, Israele non ha mai smesso di preferire Teheran, anche con i mullah. Il pericolo vero per gli israeliani era l’Iraq e il suo programma nucleare. Alla fine, visto che gli Usa amoreggiavano con Saddam, hanno fatto da soli bombardando l’impianto di Osirak e distruggendo di fatto il nucleare del rais.
Da quel momento in poi, dopo l’invasione dell’Iraq, Usa e Israele rispetto a Saddam tornano sulla stessa lunghezza d’onda. Con un coordinamento che, negli anni, è divenuto sempre più stretto. Al punto che, per imparare ad affrontare la guerriglia urbana che li aspettava in Iraq, i marines hanno studiato per mesi con gli esperti israeliani. Falluja come Jenin insomma.  Infatti quello che alla fine, dall’alto della sua esperienza, Cooley tiene a sottolineare è che nessun problema in Medio Oriente potrà essere risolto se prima non si scrive la parola fine al conflitto israelo-palestinese.

Christian Elia

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