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Storie dalla
Mesopotamia. Questo è il
tema di L'alleanza contro Babilonia, l'ultima fatica letteraria del
giornalista e scrittore statunitense John K. Cooley, edito in italia da elèuthera.
Cooley scrive a ragion veduta, visto che è stato per 40 anni inviato in Nord
Africa e medio Oriente per il network televisivo statunitense ABC NEWS.
Il giornalista Usa, attraverso un’accurata ricostruzione storica,
attraverso l’esposizione di fatti noti e meno noti, ricostruisce il rapporto
millenario che lega gli ebrei alla Mesopotamia. Cooley ricostruisce i fatti
storici che hanno portato Baghdad ad avere una delle comunità ebraiche più
numerose. E anche una di quelle meglio inserite. Tanto che, dopo la
proclamazione d’Israele, la comunità ebraica irachena non aveva nessuna fretta
di trasferirsi in Palestina. Secondo Cooley, che accompagna immancabilmente le
sue affermazioni con il riscontro d’interviste a testimoni dell’epoca, furono
i
gruppi israeliani (quando ritenevano il terrorismo) a diffondere la paura nella
comunità per ‘aiutarla a ‘convincersi’ che il loro destino era in Terra Santa.
Da quel momento, dopo secoli di convivenza e di rispetto tra le due comunità,
è
cominciato un periodo di guerra praticamente perenne.
La pace è lontana. I tutti i conflitti tra Israele e i suoi
vicini, l’Iraq c’è sempre stato. Esistono ormai trattati di pace tra Tel Aviv
e
la Giordania e l’Egitto, armistizi con il Libano e la Siria, ma con l’Iraq non
è mai cessato lo stato d’allerta. Se si esclude l’attacco a sorpresa
dell’Egitto e della Siria del 1973 che sconvolse la società israeliana, il
maggior danno inferto allo Stato d’Israele dai suoi vicini sono i missili scud
che Saddam Hussein ha lanciato sui civili israeliani nel 1991. Ma Israele non
reagì a quell’attacco, come avrebbe avuto il diritto di fare. Non lo fece
perché aveva precise garanzie dagli Stati Uniti d’America. Si sarebbero
occupati loro di Saddam. Il coinvolgimento israeliano nelle vicende irachene,
secondo la ricostruzione di Cooley, non si limita solo alle guerre combattute
in campo aperto. La presenza di Tel Aviv, in quel conflitto tra servizi segreti
che non ha mai conosciuto soste in
quella zona, è stata costante. Un aspetto che Cooley tratta con cura per
esempio, è il sostegno dei governi israeliani ai curdi del nord dell’Iraq, vera
e propria spina nel fianco del regime di Saddam. Addestratori militari,
armamenti, preparazione strategica dei peshmerga (i guerriglieri curdi) e altro
ancora.
Rapporti tesi. Cooley sottolinea come l’Iraq di Saddam , per
Israele, rappresentasse una vera e propria ossessione. Fino al punto di
arrivare a mettere, seppur per poco tempo, l’alleanza storica con gli Stati
Uniti. Quando le amministrazioni Usa vedevano in Saddam un paladino della
laicità contro la marea montante in Medio Oriente dietro la rivoluzione di
Khomeini in Iran, Israele non ha mai smesso di preferire Teheran, anche con i
mullah. Il pericolo vero per gli israeliani era l’Iraq e il suo programma
nucleare. Alla fine, visto che gli Usa amoreggiavano con Saddam, hanno fatto da
soli bombardando l’impianto di Osirak e distruggendo di fatto il nucleare del
rais.Christian Elia