Il 15 agosto, se non sorgeranno complicazioni, dovrebbe
cominciare il disimpegno degli insediamenti ebraici nella Striscia di Gaza. I
coloni abbandonano per sempre la terra sulla quale dovrebbe sorgere il primo
nucleo del futuro stato plaestinese. La fine di un incubo per la popolazione
araba e la fine di un sogno per quella israeliana. Il sogno di veder sorgere Eretz
Ysrael, cioè il Grande israele, quello biblico, dal fiume Giordano al mar
Mediterraneo, come simboleggiato dalle due striscie azzurre in campo bianco
della bandiera israeliana.
Un mondo a parte. Mai come in questo momento serve
quindi un'analisi accurata del fenomeno dei coloni e degli insediamenti nei Territori
Occupati da Israele dopo la guerra del 1967. Un libro di Giorgio Bernardelli,
esperto di Israele e Palestina ci prova. Si chiama
Gaza, incatenati a un
sogno ed è edito da
medusa. Un'analisi seria e che sgombra il campo
da molti luoghi comuni e inesattezze sul mondo dei coloni. Cominciando per
esempio dal chiarire che le colonie non sono tutte uguali. Bernardelli ne
individua di tre tipi: gli insediamenti veri e propri riconosciuti dal governo
israeliano, gli
outpost o insediamenti illegali e i quartieri ebraici di
Gerusalemme Est. Cominciando proprio dalla città santa per eccellenza. Nel 1967
l'esercito israeliano occupa la parte a quel tempo amministrata dai giordani,
ma nel 1980 una legge del Parlamento israeliano sancisce la situazione di fatto
dichiarando Gerusalemme la capitale 'unica e indivisibile' d'Israele. Quindi,
per gli ebrei, non si tratta di essersi insediati, ma di aver proprio annesso
la parte della città che spettava ai palestinesi. Di tutti gli arabi che sono
stati incorporati, pur senza godere di pari diritti, e delle risoluzioni delle
Nazioni Unite non importa a Tel Aviv. Per quanto riguarda le colonie
riconosciute, oggi sono 124 in Cisgiordania, abitate dal circa 230mila
israeliani, e 21 a Gaza abitate da circa 8mila ebrei. Il disimpegno riguarda
proprio i 21 insediamenti di Gaza e quattro piccoli insediamenti in
Cisgiordania. Questi non sono mai stati annessi da Israele e sono infatti
gestiti dall'autorità militare e le leggi israeliane valgono solo per i
cittadini d'Israele. Infine gli
outpost, quegli insediamenti che nascono
con un trucco burocratico che permette a u gruppo di piazzare una roulotte in
Cisgiordania o a Gaza e di dichiarare che quello è Israele. Non esistono dati
ufficiali, ma si calcola che oggi siano circa 105.
Una lunga storia. Sucessivamente Bernardelli passa ad
analizzare una sorta di storia degli insediamenti. E sulla data di nascita non
ci si può sbagliare: 1967. L'euforia per la travolgente vittoria nella guerra
del 1967, quando Israele di fatto si trovò a gestire tutto l'Israele storico,
generò un appetito irrefrenabile nelle frange più tradizionaliste della società
ebraica. Nacque il movimento
Gush Emunim, Movimento della Terra. Si
sviluppò l'abitudine degli insediamenti dal basso, con un gruppo di persone al
seguito di qualche rabbino intraprendente che occupavano porzioni sempre più
grandi di quella Palestina che sempre più diventava una chimera. Al governo
c'erano i laburisti che, almeno formalmente, opponevano una certa resistenza a
questo genere d'iniziative, ma poi finivano per riconoscere l'insediamento.
Quando poi, nel 1977, la destra prese il potere, quello degli insediamenti
divenne una vera e propria strategia. Le colonie nascevano con scopi precisi,
come interrompere la continuità territoriale della futura Palestina, avere un
miglior controllo delle risorse naturali e garantire la strategia difensiva
dello stato d'Israele, perennemente minacciato dai suoi vicini. L'esempio più
eclatante in questo senso è l'insediamento di Maale Adumin che adesso conta
quasi 29mila abitanti. Una storia lunga quindi, ben raccontata da Bernardelli
che, nel corso di quasi quaranta anni, ha un'unica costante: Ariel Sharon. Da
ministro di riferimento per i movimenti dei coloni ad acerrimo nemico. Esempio
di redenzione o di fine stratega? Il libro di Bernardelli non ha risposte, ma
aiuta a comprendere un po' meglio il mondo dei coloni.