14/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Giorgio Bernardelli, medusa editore, 2005
Il 15 agosto, se non sorgeranno complicazioni, dovrebbe cominciare il disimpegno degli insediamenti ebraici nella Striscia di Gaza. I coloni abbandonano per sempre la terra sulla quale dovrebbe sorgere il primo nucleo del futuro stato plaestinese. La fine di un incubo per la popolazione araba e la fine di un sogno per quella israeliana. Il sogno di veder sorgere Eretz Ysrael, cioè il Grande israele, quello biblico, dal fiume Giordano al mar Mediterraneo, come simboleggiato dalle due striscie azzurre in campo bianco della bandiera israeliana.
 
copertina libro di bernardelliUn mondo a parte. Mai come in questo momento serve quindi un'analisi accurata del fenomeno dei coloni e degli insediamenti nei Territori Occupati da Israele dopo la guerra del 1967. Un libro di Giorgio Bernardelli, esperto di Israele e Palestina ci prova. Si chiama Gaza, incatenati a un sogno ed è edito da medusa. Un'analisi seria e che sgombra il campo da molti luoghi comuni e inesattezze sul mondo dei coloni. Cominciando per esempio dal chiarire che le colonie non sono tutte uguali. Bernardelli ne individua di tre tipi: gli insediamenti veri e propri riconosciuti dal governo israeliano, gli outpost o insediamenti illegali e i quartieri ebraici di Gerusalemme Est. Cominciando proprio dalla città santa per eccellenza. Nel 1967 l'esercito israeliano occupa la parte a quel tempo amministrata dai giordani, ma nel 1980 una legge del Parlamento israeliano sancisce la situazione di fatto dichiarando Gerusalemme la capitale 'unica e indivisibile' d'Israele. Quindi, per gli ebrei, non si tratta di essersi insediati, ma di aver proprio annesso la parte della città che spettava ai palestinesi. Di tutti gli arabi che sono stati incorporati, pur senza godere di pari diritti, e delle risoluzioni delle Nazioni Unite non importa a Tel Aviv. Per quanto riguarda le colonie riconosciute, oggi sono 124 in Cisgiordania, abitate dal circa 230mila israeliani, e 21 a Gaza abitate da circa 8mila ebrei. Il disimpegno riguarda proprio i 21 insediamenti di Gaza e quattro piccoli insediamenti in Cisgiordania. Questi non sono mai stati annessi da Israele e sono infatti gestiti dall'autorità militare e le leggi israeliane valgono solo per i cittadini d'Israele. Infine gli outpost, quegli insediamenti che nascono con un trucco burocratico che permette a u gruppo di piazzare una roulotte in Cisgiordania o a Gaza e di dichiarare che quello è Israele. Non esistono dati ufficiali, ma si calcola che oggi siano circa 105.
 
manifesti dei coloni contro il disimpegnoUna lunga storia. Sucessivamente Bernardelli passa ad analizzare una sorta di storia degli insediamenti. E sulla data di nascita non ci si può sbagliare: 1967. L'euforia per la travolgente vittoria nella guerra del 1967, quando Israele di fatto si trovò a gestire tutto l'Israele storico, generò un appetito irrefrenabile nelle frange più tradizionaliste della società ebraica. Nacque il movimento Gush Emunim, Movimento della Terra. Si sviluppò l'abitudine degli insediamenti dal basso, con un gruppo di persone al seguito di qualche rabbino intraprendente che occupavano porzioni sempre più grandi di quella Palestina che sempre più diventava una chimera. Al governo c'erano i laburisti che, almeno formalmente, opponevano una certa resistenza a questo genere d'iniziative, ma poi finivano per riconoscere l'insediamento. Quando poi, nel 1977, la destra prese il potere, quello degli insediamenti divenne una vera e propria strategia. Le colonie nascevano con scopi precisi, come interrompere la continuità territoriale della futura Palestina, avere un miglior controllo delle risorse naturali e garantire la strategia difensiva dello stato d'Israele, perennemente minacciato dai suoi vicini. L'esempio più eclatante in questo senso è l'insediamento di Maale Adumin che adesso conta quasi 29mila abitanti. Una storia lunga quindi, ben raccontata da Bernardelli che, nel corso di quasi quaranta anni, ha un'unica costante: Ariel Sharon. Da ministro di riferimento per i movimenti dei coloni ad acerrimo nemico. Esempio di redenzione o di fine stratega? Il libro di Bernardelli non ha risposte, ma aiuta a comprendere un po' meglio il mondo dei coloni.

Christian Elia

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