13/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Dilowar Hussein Khan, direttore della più grande moschea londinese

La moschea di East LondonDilowar Hussein Khan, membro del London Muslim Centre, è il direttore della moschea di East London, un luogo di culto fondato nel 1941 e in grado di ospitare oltre tremila fedeli. Nel 2001 la moschea è stata visitata dal principe Carlo d'Inghilterra. Questi, a poche settimane di distanza dall'attacco alle Torri Gemelle, ha offerto il proprio sostegno morale alla comunità musulmana dopo gli episodi di intolleranza verificatisi in alcune moschee britanniche e ai danni di cittadini di fede islamica. PeaceReporter ha raggiunto telefonicamente Dilowar Khan per intervistarlo sui recenti attentati alla metropolitana londinese.

Signor Khan, nel 1993 il principe Carlo d'Inghilterra ha tenuto un discorso molto apprezzato che aveva come titolo 'L'Islam e l'Occidente'. In quella circostanza disse che "ciò che lega i due mondi è più forte di ciò che li divide". E' ancora così?
Sì, è ancora così. La comunità musulmana e la cittadinanza londinese, ovvero quella complessa e multiculturale comunità che abita la capitale britannica, lavorano e continueranno a lavorare insieme, ed è proprio in momenti come questo che la comprensione tra le due è maggiore. E' probabilmente in questo periodo che abbiamo una maggiore apertura, che l'una sta scoprendo cose nuove riguardo all'altra. Sono di ritorno dall'incontro che abbiamo avuto con la Greater London Authority, al quale ha presenziato anche il sindaco Ken Livingstone. All'incontro hanno preso parte le comunità musulmane, cristiane, ebree e indù: tutti hanno mostrato il loro rispetto per i morti. Tutti hanno firmato il libro delle condoglianze. Nessuno ha fatto discorsi, ma tutti hanno mantenuto il silenzio, tutti insieme, mentre firmavamo il libro.
Cosa possono fare i leader religiosi per evitare che si apra una ferita insanabile tra la comunità islamica e la cittadinanza londinese, così sconvolta dall'oltraggio perpetrato dagli estremisti islamici?
Io non azzarderei conclusioni affrettate.
Che intende dire? Che non crede alla matrice del fondamentalismo islamico?
Aspettiamo la fine dell'inchiesta che le autorità di polizia stanno conducendo. Non sappiamo ancora chi vi sia dietro l'attentato. Vede, qualcuno potrebbe approfittare della situazione, ed è tutt'altro che difficile speculare e criminalizzare in un clima così. Le dico questo: aspettiamo la fine dell'inchiesta e solo dopo commentiamo la situazione.
Il principe Carlo visita la moscheaIslam e Cristianesimo hanno valori comuni: la fede in un solo Dio, la caducità della vita terrena, la responsabilità per le azioni individuali, la promessa in una vita eterna. Sembra che tale condivisione non sia sufficiente ad assicurare una convivenza pacifica tra le due comunità. Cos'altro si può fare, se non mettere in luce i punti in comune delle nostre religioni?
Si deve fare di più. Come punto di partenza bisogna considerare una semplice questione. La maggior parte dell'Occidente non è religiosa. Anche tra i cristiani, molte persone non prestano attenzione ai valori umani. Queste persone dovrebbero avere una maggiore coscienza dell'essere umano, dovrebbero tenerlo in maggiore considerazione. La nostra religione tiene in gran conto i valori umani e quelli religiosi. Per questo il nostro compito è di costruire ponti con tutti, non solo con i cristiani.
Teme che dopo gli attentati si possano verificare reazioni violente contro la comunità islamica, come paventato da Massoud Shadjareh, direttore della Commissione islamica per i diritti umani?
Sono preoccupazioni fondate. Non è solo un timore, quello di possibili attacchi contro musulmani per mano di estremisti che ci odiano, e che trarranno vantaggio da una situazione come questa: tali attacchi si sono già verificati. E' di ieri la notizia che dopo l'attentato, alcune moschee nel nord dell'Inghilterra sono state vandalizzate. Sono stati lanciati sassi e i vetri sono andati in frantumi.
Ritiene che la nuova proposta di legge contro il terrorismo, in aggiunta alle misure che seguirono all'11 settembre e che furono adottate da tutta la cosiddetta 'coalizione dei volenterosi' - mi riferisco alla proposta del ministro dell'Interno inglese Charles Clarke di controllare e conservare sms e e-mail - avrà effetti negativi sulle libertà individuali?
Non posso rispondere a questa domanda, non essendo a conoscenza delle misure che intende intraprendere il governo inglese. Ciò che posso dire è che bisogna che ci sia un sostanziale equilibrio tra la libertà e la sicurezza. Entrambe dovrebbero essere garantite.
Pensa che sia poco plausibile stabilire connessioni tra gli attacchi di Londra e la fine di un fantomatico 'patto di sicurezza' - un patto rotto da Omar Bakri, leader del disciolto gruppo militante 'al Muhajiroun', nel gennaio scorso - tra il governo inglese e i fondamentalisti islamici che prevedeva libertà di proselitismo e propaganda in cambio della pace sul territorio britannico?
Penso che Bakri sia solo una 'testa calda'. Mi chiedo allora, perché gli permettono di fare simili dichiarazioni? Perché la polizia non lo arresta? Penso che se non è successo forse il governo britannico ha interesse a utilizzare tali idioti per fini non meglio precisati, magari per diffamare i musulmani.
Lo pensa davvero?
Non lo penso io, lo pensa la maggioranza della comunità islamica. Pensano che l'MI5 (i servizi segreti britannici) sono in qualche modo connessi a queste persone. Perché se questi fanno commenti radicali non vengono arrestati? Come si spiega il fatto che Bakri può dire di avere legami con i terroristi senza che venga arrestato? Perché glielo permettono? Perché gli permettono di predicare?
Fedeli musulmani in preghieraPensa che i musulmani siano discriminati, in relazione alla loro libertà? Pensa che i musulmani siano liberi?
La comunità musulmana è vittima di pregiudizi. A causa dell'immagine negativa dipinta dai media, intenzionalmente o meno, direi che sì, c'è una forma di discriminazione. Parlo di opportunità, della possibilità di trovare lavoro, di avere accesso ai servizi sociali e sanitari, e via dicendo. Dobbiamo però tenere presente una cosa: nessuno dice "non posso darti lavoro perché sei musulmano", ma in alcuni posti ottenere un lavoro con un nome musulmano è meno facile che non con un nome occidentale. Se mi si chiede: "C'è discriminazione contro i musulmani?", allora io rispondo che c'è una 'discriminazione indiretta', come nella forma appena descritta.
Cosa cambierà, e cosa rimarrà uguale, nei rapporti tra musulmani e altre comunità religiose, dopo gli attentati del 7 luglio?
Dipende dal modo in cui ciascuno affronta la questione, come la affrontano i media e come la affronta il governo. Se ognuno la gestisce in modo giusto e appropriato, non penso che la situazione peggiorerà. Io ho fiducia, ma la convivenza dipende da noi, da ciascuna delle nostre comunità religiose. Se cominciamo a incolparci l'un l'altro, allora le cose non possono che peggiorare. Dobbiamo essere giudiziosi. Una buona convivenza dipende da ciascuno di noi. Solo da ciascuno di noi.

Luca Galassi

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