Dilowar Hussein Khan, membro del London Muslim Centre, è il direttore della moschea
di East London, un luogo di culto fondato nel 1941 e in grado di ospitare oltre
tremila fedeli. Nel 2001 la moschea è stata visitata dal principe Carlo d'Inghilterra.
Questi, a poche settimane di distanza dall'attacco alle Torri Gemelle, ha offerto
il proprio sostegno morale alla comunità musulmana dopo gli episodi di intolleranza verificatisi in
alcune moschee britanniche e ai danni di cittadini di fede islamica. PeaceReporter
ha raggiunto telefonicamente Dilowar Khan per intervistarlo sui recenti attentati
alla metropolitana londinese.
Signor Khan, nel 1993 il principe Carlo d'Inghilterra ha tenuto un discorso molto
apprezzato che aveva come titolo 'L'Islam e l'Occidente'. In quella circostanza
disse che "ciò che lega i due mondi è più forte di ciò che li divide". E' ancora
così?
Sì, è ancora così. La comunità musulmana e la cittadinanza londinese, ovvero
quella complessa e multiculturale comunità che abita la capitale britannica, lavorano
e continueranno a lavorare insieme, ed è proprio in momenti come questo che la
comprensione tra le due è maggiore. E' probabilmente in questo periodo che abbiamo
una maggiore apertura, che l'una sta scoprendo cose nuove riguardo all'altra.
Sono di ritorno dall'incontro che abbiamo avuto con la Greater London Authority,
al quale ha presenziato anche il sindaco Ken Livingstone. All'incontro hanno preso
parte le comunità musulmane, cristiane, ebree e indù: tutti hanno mostrato il
loro rispetto per i morti. Tutti hanno firmato il libro delle condoglianze. Nessuno
ha fatto discorsi, ma tutti hanno mantenuto il silenzio, tutti insieme, mentre
firmavamo il libro.
Cosa possono fare i leader religiosi per evitare che si apra una ferita insanabile
tra la comunità islamica e la cittadinanza londinese, così sconvolta dall'oltraggio
perpetrato dagli estremisti islamici?
Io non azzarderei conclusioni affrettate.
Che intende dire? Che non crede alla matrice del fondamentalismo islamico?
Aspettiamo la fine dell'inchiesta che le autorità di polizia stanno conducendo.
Non sappiamo ancora chi vi sia dietro l'attentato. Vede, qualcuno potrebbe approfittare
della situazione, ed è tutt'altro che difficile speculare e criminalizzare in
un clima così. Le dico questo: aspettiamo la fine dell'inchiesta e solo dopo commentiamo
la situazione.
Islam e Cristianesimo hanno valori comuni: la fede in un solo Dio, la caducità
della vita terrena, la responsabilità per le azioni individuali, la promessa in
una vita eterna. Sembra che tale condivisione non sia sufficiente ad assicurare
una convivenza pacifica tra le due comunità. Cos'altro si può fare, se non mettere
in luce i punti in comune delle nostre religioni?
Si deve fare di più. Come punto di partenza bisogna considerare una semplice
questione. La maggior parte dell'Occidente non è religiosa. Anche tra i cristiani,
molte persone non prestano attenzione ai valori umani. Queste persone dovrebbero
avere una maggiore coscienza dell'essere umano, dovrebbero tenerlo in maggiore
considerazione. La nostra religione tiene in gran conto i valori umani e quelli
religiosi. Per questo il nostro compito è di costruire ponti con tutti, non solo
con i cristiani.
Teme che dopo gli attentati si possano verificare reazioni violente contro la
comunità islamica, come paventato da Massoud Shadjareh, direttore della Commissione
islamica per i diritti umani?
Sono preoccupazioni fondate. Non è solo un timore, quello di possibili attacchi
contro musulmani per mano di estremisti che ci odiano, e che trarranno vantaggio
da una situazione come questa: tali attacchi si sono già verificati. E' di ieri
la notizia che dopo l'attentato, alcune moschee nel nord dell'Inghilterra sono
state vandalizzate. Sono stati lanciati sassi e i vetri sono andati in frantumi.
Ritiene che la nuova proposta di legge contro il terrorismo, in aggiunta alle
misure che seguirono all'11 settembre e che furono adottate da tutta la cosiddetta
'coalizione dei volenterosi' - mi riferisco alla proposta del ministro dell'Interno
inglese Charles Clarke di controllare e conservare sms e e-mail - avrà effetti
negativi sulle libertà individuali?
Non posso rispondere a questa domanda, non essendo a conoscenza delle misure
che intende intraprendere il governo inglese. Ciò che posso dire è che bisogna
che ci sia un sostanziale equilibrio tra la libertà e la sicurezza. Entrambe dovrebbero
essere garantite.
Pensa che sia poco plausibile stabilire connessioni tra gli attacchi di Londra
e la fine di un fantomatico 'patto di sicurezza' - un patto rotto da Omar Bakri,
leader del disciolto gruppo militante 'al Muhajiroun', nel gennaio scorso - tra
il governo inglese e i fondamentalisti islamici che prevedeva libertà di proselitismo
e propaganda in cambio della pace sul territorio britannico?
Penso che Bakri sia solo una 'testa calda'. Mi chiedo allora, perché gli permettono
di fare simili dichiarazioni? Perché la polizia non lo arresta? Penso che se non
è successo forse il governo britannico ha interesse a utilizzare tali idioti
per fini non meglio precisati, magari per diffamare i musulmani.
Lo pensa davvero?
Non lo penso io, lo pensa la maggioranza della comunità islamica. Pensano che
l'MI5 (i servizi segreti britannici) sono in qualche modo connessi a queste persone.
Perché se questi fanno commenti radicali non vengono arrestati? Come si spiega
il fatto che Bakri può dire di avere legami con i terroristi senza che venga arrestato?
Perché glielo permettono? Perché gli permettono di predicare?
Pensa che i musulmani siano discriminati, in relazione alla loro libertà? Pensa
che i musulmani siano liberi?
La comunità musulmana è vittima di pregiudizi. A causa dell'immagine negativa
dipinta dai media, intenzionalmente o meno, direi che sì, c'è una forma di discriminazione.
Parlo di opportunità, della possibilità di trovare lavoro, di avere accesso ai
servizi sociali e sanitari, e via dicendo. Dobbiamo però tenere presente una cosa:
nessuno dice "non posso darti lavoro perché sei musulmano", ma in alcuni posti
ottenere un lavoro con un nome musulmano è meno facile che non con un nome occidentale.
Se mi si chiede: "C'è discriminazione contro i musulmani?", allora io rispondo
che c'è una 'discriminazione indiretta', come nella forma appena descritta.
Cosa cambierà, e cosa rimarrà uguale, nei rapporti tra musulmani e altre comunità
religiose, dopo gli attentati del 7 luglio?
Dipende dal modo in cui ciascuno affronta la questione, come la affrontano i
media e come la affronta il governo. Se ognuno la gestisce in modo giusto e appropriato,
non penso che la situazione peggiorerà. Io ho fiducia, ma la convivenza dipende
da noi, da ciascuna delle nostre comunità religiose. Se cominciamo a incolparci
l'un l'altro, allora le cose non possono che peggiorare. Dobbiamo essere giudiziosi.
Una buona convivenza dipende da ciascuno di noi. Solo da ciascuno di noi.