Scritto per noi da
Maurizio Campisi
Un fronte unico contro i dazi dell’Unione Europea. Questa è la posizione che
i paesi latinoamericani produttori di banane hanno assunto nel corso della riunione
di San Josè, svoltasi lo scorso fine settimana nella capitale della Costa Rica.
Ecuador, Colombia, Costa Rica, Panama, Nicaragua, Honduras e Guatemala si sono schierati contro la proposta dell’Unione Europea
di alzare, a partire dal prossimo anno il dazio sull’importazione, fissato attualmente
a 75 euro per tonnellata, a 230, aumento che avrà profonde ripercussioni economiche
e sociali in tutti i paesi latinoamericani produttori. A detta degli osservatori,
la manovra creerà un’ondata di licenziamenti in un settore che già da anni è ridotto
allo stremo.
La società in grave crisi. Con salari da fame, senza garanzie sindacali, esposti alle malattie - il caso
del Nemagón è lungi dall’essere risolto - i bananeros perderanno il lavoro e andranno a ingrossare le già folte fila dei disoccupati
ridotti in miseria. Quello dei lavoratori delle banane è uno dei settori più a
rischio delle già fragili economie latinoamericane. In Ecuador, il maggiore produttore
di banane del
mondo, uno di questi lavoratori guadagna poco più di 5 dollari al giorno, cifra
appena sufficiente per la sopravvivenza. In totale, nei sette paesi riuniti nell’Unreban
(Unión Regional de Países Exportadores de Banano) sono 310.000 i lavoratori diretti,
mentre l’indotto raggiunge quasi il milione di persone. Porti, amministrazioni,
il trasporto su quattro ruote, le cartiere dove si producono le casse di imballaggio
sono i settori piú a rischio. Per imballare le banane ogni paese fabbrica almeno
100 milioni di casse di cartone o di plastica. Chiaro, quindi, che la chiusura
delle piantagioni potrà scatenare un clima di incertezza diffusa a riguardo del
futuro di gran parte di queste attivitá produttive.
L'atteggiamento dell'U.E. La posizione dell’Unione Europea è oggetto di forti critiche. L’aumento dei
dazi è infatti una misura dai toni protezionisti, visto che sarà valida solo per
i paesi latinoamericani e non toccherà minimamente le ex-colonie europee in Africa,
Asia e dei Caraibi. Inoltre, aprirebbe un vuoto sociale che potrebbe dare avvio
a nuove ondate migratorie, senza contare che le estese coltivazioni una volta
abbandonate rimarrebbero alla mercé dei narcotrafficanti.
“È una misura ingiusta. Le ripercussioni si farebbero sentire anche nei paesi
industrializzati” ha detto ai giornalisti il presidente costaricense, Abel Pacheco,
al
termine della riunione.
Il prossimo appuntamento dell’Unreban è previsto il 18 luglio a Panama. Qui si
affineranno le strategie già tracciate a San José in attesa della decisione che
verrà presa il primo agosto in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio,
presso la quale è stata presentata la denuncia sul comportamento dell’UE. In caso
venga accolto il reclamo dei paesi latinoamericani, l’Unione Europea dovrà rivedere
la sua posizione ed è quello che tutti si augurano da queste parti.
L'infinita storia dei Bananeros. Dagli anni Novanta i bananeros, soprattutto quelli del Nicaragua, sono impegnati nel difendere il loro lavoro
e il loro diritto alla sopravvivenza, contro le potenti multinazionali statunitensi
che, oltre a detenere il controllo del ciclo produttivo della frutta, nel corso
degli ultimi venti anni hanno anche abusato dei diritti dei lavoratori, minacciandone
senza scrupoli la salute. Nelle terre coltivate dai bananeros, si sono registrati
infatti casi di malattie alle vie respiratorie e alla pelle, spesso tanto gravi
da portare alla morte. Si tratta di infezioni dovute all'utilizzo costante di
pesticidi nocivi alla salute dell'uomo, prodotti spesso banditi negli Stati Uniti
proprio per questo motivo, ma ugualmente esportati e impiegati nelle piantagioni
del Centro America.