13/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista all'unica osservatrice italiana delle elezioni in Albania
scritto per noi da
Enza Petrillo

 
“Ieri la conta dei voti era ancora in corso. Ci sono una serie di problemi generali, il conteggio si è rivelato estremamente problematico in alcune aree”. Mirella Marchese, Media - Expert del Core Team che coordina le attività di monitoraggio elettorale dell’ Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa in Albania, non ha dubbi: “questa tornata elettorale segna dei progressi limitati rispetto alle precedenti elezioni” .
 
albanesi alle urne il 3 luglio scorsoEsito incerto. L’apparente vittoria di Sali Berisha non basta, del resto a fare chiarezza. I duecento ricorsi presentati alla Commissione Elettorale potrebbero capovolgere le sorti delle traballanti elezioni albanesi allontanando di alcune settimane la proclamazione ufficiale del vincitore.
Tuttavia i ritardi nell’apertura di alcuni seggi e i dubbi  sull’identificazione degli elettori  hanno allontanato le elezioni dagli standard internazionali, ma non hanno scalfito l'entusiasmo dei due candidati, le cui dichiarazioni confermano lo scollamento con la base elettorale e con gli osservatori internazionali. Fatos Nano, premier uscente del Partito Socialista, ha commentato con inconsueto equilibrio bipartisan:  “Il vero vincitore è la democrazia”. Già, ma qual è il vero volto dell’Albania democratica? Non è facile districarsi tra i mille volti dell’Albania post-comunista. Se il sud, Tirana in particolare, sembra aver compreso il valore della partecipazione civile, il nord – noto “feudo” di Sali Berisha -  resta ancora un’area sganciata dalle istituzioni e dallo stato, e con un  tasso di povertà tra i più alti d'Europa.
 
fatos nanoUn Paese diviso. La differenza tra le aree urbane meridionali e quelle del nord è infatti abissale.
In Albania, a dispetto dello stereotipo, il sud del paese è il vero protagonista della rinascita civile. Come  racconta Mirella Marchese: “Nel periodo elettorale  tutte le sere la televisione proponeva programmi politici. Nell’area meridionale dell’Albania, in particolare a Tirana, c’era una forte politicizzazione e tutti erano fortemente interessati al dibattito politico”. 
Elementi confortanti che purtroppo si annullano con quelli estremamente più preoccupanti dell’ultimo dato apparso nel National Human Development Report  curato dalle Nazioni Unite. Stando a quanto osservato l’Albania resta tra i paesi più poveri d’Europa. A più di dieci anni dal collasso del regime comunista, un quarto della popolazione albanese, quasi 780.000 persone, vive sotto la soglia di povertà. Circa il 30% degli albanesi è povero e vive con un reddito di 2 $ al giorno, mentre il 15% vive in condizioni di povertà estrema con solo 1 $ al giorno. Nelle zone rurali 4 persone su 5 sono povere. Proprio le zone rurali del nord rappresentano il volto più preoccupante di questa Albania dalla doppia identità. La partecipazione civile in questa parte del paese non rappresenta una priorità e forse non potrebbe essere altrimenti. Troppi e di  calibro ben diverso i problemi all’ordine del giorno.
 
sali berishaAncora violenza. Lo scorso 9 aprile a Bajram Curri (distretto di Tropoja) quattro razzi anticarro sono stati fatti esplodere in pieno centro a pochi metri dalle sede locale dei servizi segreti albanesi. E l’episodio non è del tutto nuovo. Sul finire del 2004, sono stati lanciati altri 4 razzi contro l’abitazione di una delle famiglie più note della zona, conosciuta come la “torre degli Haklaj”. Fatti di criminalità che la dicono tutta su cosa significhi vivere da quelle parti.
Che sia uno stato nello stato, o come dicono in molti, una terra di nessuno, di certo il nord per molti dei suoi abitanti è una terra da abbandonare.
Di fronte a condizioni di vita insostenibili, aumenta continuamente il numero di chi si  trasferisce in  città o tenta la fortuna all’estero. Per chi resta ciò che si profila nella migliore delle ipotesi è l’esistenza in un paese faticosamente apertosi alla democrazia e che ancora oggi sembra destreggiarsi poco e male con la messa in moto di processi partecipativi e democratici. Fatti confermati da vicende originali come quella  degli studenti fuori sede dell’Università di Tirana impossibilitati a votare per un disguido burocratico. “1.422  studenti -  racconta Mirella Marchese- non stati registrati  nelle liste di  Tirana e non hanno potuto votare. Inoltre  l’Università ha fissato le date degli esami proprio a cavallo delle elezioni”.
Ma ad  essersela passata male non  sono stati  soltanto gli studenti universitari. L’andamento delle ultime elezioni  non segna un risultato incoraggiante nemmeno per le minoranze rom, greche e egyptians. Come racconta Mirella Marchese “Le minoranze non hanno avuto alcuna copertura da parte dei media. Entrambi gli schieramenti hanno preferito concentrarsi su problemi contingenti come le infrastrutture o il raggiungimento degli standard internazionali”. Il risultato di  queste elezioni è quindi ancora tutto da stabilire.  Sullo sfondo resta un Paese tagliato in due ma che non rinuncia a guardare in avanti.
Categoria: Elezioni, Popoli
Luogo: Albania