
Indipendentemente dal suo epilogo, l’attuale crisi politica sta provocando qualcosa
che è tipico di qualsiasi crisi: un processo di depurazione e purificazione.
È infatti capace di depurare la nostra visione della realtà sociale brasiliana,
portando a galla ciò che si nasconde dietro la politica attuale: un profondo vuoto
di legittimità e di rappresentatività.
Qui non è stata creata una società con attori autonomi e attivi. In Brasile
c’è un paese dentro il paese fatto di masse diseredate e anonime. Lo Stato, sin
dalla sua fondazione, è stato escludente e antipopolare, nelle mani di élite che
lo usano per garantire i loro propri privilegi e realizzare i loro esclusivi interessi.
Queste élite non hanno un progetto per il Brasile che riguardi tutti ma appena
un progetto per loro stesse che esclude i subordinati e coloro che non appartengono
a tali élite.
Esiste uno Stato veramente sovrano e una classe politica rappresentativa solo
quando questi si fondano su una società con attori autonomi e attivi, cosa che
in realtà non è mai consistentemente esistita. Senza una società organizzata da
cittadini partecipi, la democrazia si svuota e la rappresentatività viene meno.
In uno scenario come questo, gli affari, il “traffico di influenze”, la

distribuzione di vantaggi e l’assalto al patrimonio pubblico fanno in modo che
la corruzione sia sistemica rappresentando la moneta corrente che compra e vende
tutto.
Quasi tutti sono partecipi, quasi tutti sono complici, quasi tutti si adeguano
e quasi tutti si coprono reciprocamente. Non si può essere scoperti perché allora
cominciano a funzionare le leggi e i processi che, in seguito alle varie manovre,
di solito non arrivano a nulla.
È stata questa la logica dominante, con rispettabili eccezioni di figure politiche
integre e incorruttibili ma che non sono riusciti a modificare il corso delle
cose.
La salita del Partito dei Lavoratori (Pt) al governo centrale è stata la prima
grande prova di un’altra classe politica, di un senso diverso dello Stato e di
un’altra etica pubblica. Il presidente Lula incarna nella sua biografia una svolta
nella storia politica brasiliana. È stato eletto in seguito a un appello alle
bandiere dell’etica e dei cambiamenti. Ha dovuto affrontare il peso di una storia
fatta di secoli e una congiuntura estremamente vulnerabile. Non avendo la maggioranza
del Parlamento, ha realizzato alleanze per garantire la governabilità. Fino a
che punto strati del suo governo non sono stati contaminati dalla logica corrotta
delle cose? Fino a che punto non è venuta a mancare la prudenza politica nelle
alleanze con partiti poco affidabili?
Non spetta a noi anticipare il suo epilogo finale.
Indipendente dai giudizi che possiamo emettere sulla performance del governo
Lula, consideriamo di fondamentale importanza, in una prospettiva futura, continuare
a sostenere le due bandiere, quella dell’etica e quella dei

cambiamenti.
Senza cambiamenti sostanziali non riusciremo mai a fondare una società fatta
di cittatidini partecipi, a creare un Stato con un significato sociale, aperto
alla fase globalizzata della storia umana. Senza un’etica della trasparenza, del
valore del servizio pubblico e senza il controllo delle possibili deviazioni verrà
meno l’olio che permette al tutto di funzionare. Urge salvare il capitale della
speranza.
Sono convinto che il Pt e il presidente Lula siano ancora alimentati da questo
sogno.
La crisi li purificherà e li fará maturare. Insieme alla base parlamentare è
importante alimentare la base popolare, già offerta dalle decine di istituzioni
che hanno redatto la
Lettera ai Brasiliani presentando il sostegno e rivendicazioni al governo, coscienti della sua autonomia
ma anche della sua responsabilità. Solo allora sarà vero ciò che Platone ha scritto:
''Tutte le grandi cose accadono in epoche di crisi'.