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Vite stravolte. Il provvedimento riguarderà in modo
particolare gli abitanti del campo profughi di Shaufat, alle porte di
Gerusalemme, e quelli di Kafr Aqab, Qalandya e Anata. Gerusalemme Est, di
fatto, viene separata dalla Cisgiordania e da quello che dovrebbe essere un
futuro stato palestinese. Per avere un'idea del dramma che questo significa per
le popolazioni arabe della zona, basta pensare che 3600 studenti palestinesi
provenienti dalle zone interessate dal provvedimento, ogni giorno, si recano a
scuola a Gerusalemme Est. Ehud Olmert, vice-premier del governo Sharon, ha
cercato di minimizzare: “Tutte le persone interessate dal provvedimento
continueranno a godere dei servizi sociali e municipali di Gerusalemme”.
Legalità calpestata. A nulla è quindi servita la sentenza
della Corte Internazionale di Giustizia, emessa giusto un anno fa su
sollecitazione delle Nazioni Unite, che intimava a Israele di porre fine alla
costruzione del muro, riferendosi ai tratti in cui questo sconfina dalla linea
dell'armistizio del 1967, e di ricompensare chi era stato danneggiato
economicamente dall'innalzamento della barriera difensiva. Ma quella era una
sentenza non vincolante e, fin dal primo giorno di udienze all'Aja, in Olanda,
il governo israeliano aveva preannunciato di non sentirsi vincolato dal parere
della Corte. Un parere vincolante è invece quello emesso dalla Corte Suprema
d'Israele, che il 30 giugno 2004, rispetto al tracciato del muro nella zona di
Modiin in Cisgiordania, aveva stabilito che questo “viola fortemente il diritto
della popolazione e la sua libertà di movimento. La vita della gente è
severamente pregiudicata”. Un tratto di muro fu modificato, ma la motivazione
profonda della sentenza non è stata colta dal governo Sharon, anche se adesso
sono attese valanghe di ricorsi presso
l'organo giudiziario più importante d'Israele.
Sempre più
soli. A nome dei palestinesi ha parlato Saab Erekat, uno dei negoziatori
storici dell'Autorità Nazionale Palestinese. “Questa decisione rischia di
compromettere l'intero processo di pace”, ha dichiarato Erekat, “Israele ha
preso una decisione unilaterale su una delle questioni chiave del conflitto. Ha
stabilito, in modo autoreferenziale, un punto chiave nel futuro di
Gerusalemme”. Il muro rischia di compromettere la già fragile tregua
e
il Presidente dell'Anp Abu Mazen ha un problema in più da affrontare nel
tentativo di ricondurre i movimenti armati all'interno della politica
istituzionale convincendoli ad abbandonare la lotta armata. La situazione è
grave e, se fosse necessario, a sottolinearlo ieri sono arrivate le dimissioni
di Marwan Kanafani da ogni incarico. Kanafani, già consigliere e portavoce di
Arafat, è uno degli elementi più stimati dalla popolazione palestinese
all'interno di al-Fatah, il partito di Arafat e Abu Mazen. Kanafani si è
detto preoccupato dalla situazione generale e per la sicurezza in Palestina, ma
per molti le sue dimissioni vogliono essere un messaggio chiaro per Mazen che
ha
rinviato le elezioni legislative per il timore che la vittoria di Hamas potesse
assumere dimensioni preoccupanti. Mazen contava di recuperare consensi alla
causa della diplomazia al posto delle armi, ma la decisione del governo Sharon
non lo aiuta di sicuro.Christian Elia