Le rockstar hanno cantato per l'Africa. Ma pochi hanno chiesto agli africani cosa ne pensano
Da settimane i concerti del ‘Live8’ e il summit del G8 in Scozia hanno attirato
l’attenzione mondiale verso il debito dei Paesi poveri africani e gli aiuti delle
nazioni più ricche per il continente meno sviluppato. In pochi hanno chiesto agli
africani cosa ne pensassero di iniziative di beneficenza come quella organizzata
da Bono Vox e Bob Geldof. 'Peacereporter' ha raccolto la testimonianza di una
cooperante italiana che lavora con i ragazzi della capitale del Mozambico, e ha
voluto sentire dalla loro voce come vengono accolti nelle bidonville africane
gli impegni delle rockstar per risolvere i problemi delle popolazioni africane.
Scritto per noi da Giulia Cavallo
Dallo scorso aprile lavoro a Maputo a Radio ‘Voz Coop’, un progetto della ong
‘Servizio Civile’. Ho pensato di iniziare a raccogliere alcune testimonianze dei
ragazzi che vedo ogni giorno. Vorrei che la loro voce potesse andare oltre i bairros di Maputo, per raccontare questo pezzo di Africa con gli occhi e i pensieri di
chi qui ci vive.

La voce di Radio Voz Coop, che vive grazie al contributo volontario di 60 ragazzi,
parte ogni giorno dal
bairro di Bagamoio (15 chilometri dal centro) ed entra tra le case della capitale fino
al Municipio di Naamacha, a 80 chilometri da Maputo.
La Radio fa parte dei progetti sociali dell’Unione Generale delle Cooperative
di Maputo, che oggi conta 189 enti e circa seimila iscritti. E’ nata con l’appoggio
del 'Progetto Media' Unesco (agenzia Onu) in Mozambico nel luglio 2002, per fornire
informazione locale, più vicina alla persone dei bairros. Si comunica in portoghese, ma soprattutto nelle lingue locali, changane e ronga.
Queste sono le voci dei ragazzi di Maputo.
Gonçalves Muhai, 22 anni “Sono nato al confine tra Mozambico e Swaziland, e vivo ora nel Bairro di Benfica,
11 chilometri dal centro. Nella Radio Voz Coop faccio parte del Gruppo Editoriale
della Cultura. Vorrei diventare giornalista, quindi divido le mie giornate tra
la Radio, e un’attività di commercio informale nel mio quartiere. Non avevo informazioni
precise sul concerto ‘Live8’. Solo domenica, dopo che è finito, ha saputo che
si era svolto anche a Johannesburg, nel vicino Sudafrica.
Non ho potuto vedere il concerto, che qui non è stato trasmesso se non in un
breve ritaglio al telegiornale. Quando i miei amici ed io abbiamo sentito parlare
di questi concerti nelle grandi città ricche, beh, abbiamo pensato che tutto ciò
stava accadendo lì grazie alle possibilità economiche, mentre qui non ci sarebbero
stati mezzi per organizzarli.
So che era un concerto dedicato alla lotta alla povertà. Non sono sicuro però
che possa raggiungere il suo obiettivo. In Africa ogni Paese ha una sua politica
e spesso i governi non sono influenzati da opinioni esterne. Credo che né questo
concerto, né l’incontro del G8 possano davvero cambiare le cose finché la mentalità
nostra e dei nostri governi non cambierà. I finanziamenti ci sono, ma la corruzione
dei governi non li fa arrivare lì dove servono”.
Artur Pedro, 26 anni “Vivo nel Bairro 25 de Junho, a una decina di chilometri dal centro. Qui alla
Radio curo e conduco un programma sulla musica mozambicana, “Ritmos da Terra”.
Sto cercando anche di affermarmi come cantante, ho inciso alcune canzoni e qui
nei bairros mi conoscono quasi tutti. Ho saputo del ‘Live8’ all’ultimo minuto. Sono passate
in fretta alcune immagini nell’edizione del telegiornale della domenica mattina,
comprese alcune interviste della nostra catena televisiva agli abitanti di Maputo,
che in gran parte erano all’oscuro dell’evento. Infatti, a essere sincero, molte
persone che conosco sapevano poco o nulla di questi concerti.
Io so, superficialmente, che sono stati organizzati per esercitare una sorta
di pressione sui leader del G8. Penso sia utile, per sensibilizzare sulle realtà
dei Paesi che necessitano di un interesse prioritario. Certo è che bisogna verificare
se di fatto questa pressione abbia raggiunto i partecipanti del G8. Se non c’è
una volontà di cambiamento da parte dei leader mondiali, questo tipo di iniziative
non possono raggiungere il loro obiettivo, ma è positivo che degli artisti si
impegnino in queste azioni di sensibilizzazione. Uno dei punti fragili però di
questi concerti è stata la scelta delle località. Perché non ci hanno coinvolti?
Perché non li hanno fatti qui in Africa? Saremmo stati anche noi più sensibilizzati
su ciò che accade a livello internazionale. Inoltre non c’è stata una campagna
adeguata di diffusione e informazione sull’evento e così siamo rimasti in qualche
modo esclusi”.
Edoardo Antonio, 23 anni “Vivo nel Bairro 25 de Junho. Qui alla Radio mi occupo dei notiziari quotidiani.
Sto frequentando la facoltà di Lettere all’Università. Oltre che il giornalista,
mi piacerebbe essere professore di Portoghese. Ho sentito parlare del ‘Live8’
alla radio, ma sinceramente non ho seguito con attenzione la manifestazione.
Comunque sia, ho una opinione positiva di questa iniziativa. Credo che la musica
possa davvero essere utile a sensibilizzazione l’opinione pubblica. Qui per esempio,
alcune canzoni che parlano di Aids sono più educative ed efficaci di mille parole”.
Manuel Chongo, 19 anni “Vivo nel
bairro Zona Verde. Qui alla radio curo il programma di Educazione Civica. Non sapevo
nulla dei concerti del ‘Live8’, nemmeno che ce ne sia stato uno anche a Johannesburg.
Credo comunque che questa iniziativa possa essere utile, soprattutto per esercitare
una pressione sulle decisioni che prenderanno i membri dell’incontro del G8.
Penso che se si inizi a ricordare giorno per giorno una cosa, come in questo
caso i problemi dei nostri Paesi, allora si potrà ottenere un effetto.
Non mi sento escluso da questo evento che ha avuto luogo in gran parte delle
città del Nord del mondo, perché sono sicuro che lì ci fossero anche i nostri
artisti e che i nostri talenti siano apprezzati anche dal pubblico europeo e americano”.
Antonio Matola, 29 anni “Vivo nel Bairro di Machava, vicino Maputo. Sono responsabile dei programmi della
Radio e ho frequentato un corso di giornalismo organizzato dall’Unesco. Ho seguito
molto poco l’evento del ‘Live8’. A essere sincero ne sapevo poco o nulla prima
di questa intervista. Pochi di noi ne erano a conoscenza, sia perché in televisione
se ne è parlato poco, sia perché molti di noi hanno scarso accesso ai mezzi di
informazione.
A mio avviso comunque, questi concerti rappresentano un avvenimento positivo.
Credo valga sempre la pena di fare pressione sulla politica. Ed è altrettanto
positivo che persone di fama offrano un esempio, impegnandosi in prima persona
in azioni di solidarietà. Credo sia giusto che i concerti siano stati organizzati
nelle grandi città europee e americane, perché lì si trovano i Paesi membri del
G8. Non avrebbe avuto senso far ‘rumore’ qui affinché arrivasse lassù. Penso che
la musica possa essere più efficace per sensibilizzare, persino i membri del G8.”