09/12/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La terza figura in ordine d'importanza del buddhismo tibetano incriminata per possesso illegale di valuta

da Pechino

Dopo undici mesi di indagini hanno deciso di incriminarlo. Ogyen Trinley Dorje, il 26enne Karmapa Lama, potrebbe essere processato in India per il possesso illegale di oltre un milione di euro in venticinque diverse valute straniere, dopo che lo scorso 27 gennaio due suoi emissari furono sorpresi mentre cercavano di acquistare terreni per il suo monastero: secondo la legge indiana, gli stranieri non possono comprare appezzamenti.

Nelle ispezioni che seguirono il fermo dei due uomini, l'ingente somma, per buona parte in renminbi cinesi, fu ritrovata all'interno del monastero Gyotu di Dharamsala, la località indiana che ospita gran parte dei fuoriusciti tibetani.
Evidentemente il Karmapa e i suoi assistenti non sono riusciti a fornire giustificazioni adeguate per il possesso del denaro. Sarà una corte dell'Himachal Pradesh a decidere se il religioso andrà effettivamente sotto processo con altri nove uomini.
Terza figura spirituale in ordine d'importanza del buddhismo tibetano, dopo il Dalai e il Panchen Lama, il Karmapa è il leader della setta lamaista Karma Kagyu, di vocazione soprattutto spirituale.

"Siamo sorpresi e sconvolti - dice ora Karma Chungyalpa, segretario del Lama, che ha saputo la notizi dell'incriminazione dai media - perché abbiamo pienamente collaborato all'inchiesta della autorità fin da gennaio. Il Karmapa non ha nessuna responsabilità diretta o indiretta nella gestione finanziaria del monastero e della società che lo amministra."
L'entourage del Lama ha sempre sostenuto che il denaro rinvenuto fosse generato dalle libere offerte dei fedeli.

Figura ambigua, quella di Ogyen Trinley Dorje, il che trasforma in un vero e proprio giallo la vicenda giudiziaria che lo riguarda.
Da anni, il ragazzo è al centro della cosiddetta "controversia del 17° Karmapa", che lo vede contrapposto a un altro monaco tibetano, Trinley Thaye Dorje. Entrambi sono stati investiti della carica da diverse autorità religiose e riconosciuti da differenti comunità lamaiste. I due fronti hanno in passato dato luogo a veri e propri scontri fisici e agli atti ci sono pure accuse di omicidio. Il governo cinese si è da parte sua espresso a favore di Ogyen Trinley Dorje - nonostante questi fosse fuggito in India nel 2000 in circostanze analoghe a quelle del Dalai Lama - il che ha fatto sospettare che fosse una spia di Pechino. Il ritrovamento nel suo monastero di una cospicua quantità di yuan avvalorerebbe tale ipotesi - sposata in un primo momento anche dalla polizia indiana - a meno che, ovviamente, il denaro sia stato messo al posto giusto e nel momento giusto proprio per farlo fuori dai giochi.

Il 26enne Karmapa potrebbe anche essere una vittima inconsapevole di un "great game" himalayano che vede Cina e India l'un contro l'altra armate, con i tibetani all'estero - e quindi Washington - come terza variabile: Pechino potrebbe avere interesse a condizionare, attraverso la vicenda di Ogyen Trinley Dorje e i suoi effetti destabilizzanti in seno alla comunità tibetana, la successione al Dalai Lama; Delhi e Washington potrebbero da parte loro danneggiare volutamente il giovane per favorire un candidato più anticinese.

Spiritualità, giochi di potere, spionaggio e movimenti di denaro. C'è un po' di tutto in questo giallo himalayano che, alla fine, potrebbe rivelarsi molto semplicemente la vicenda di un giovane monaco incauto, sfortunato e forse anche un po' venale.

 

Gabriele Battaglia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicitÓ