09/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista sul debito e sul G8 allo scrittore e giornalista George Monbiot
Scritto per noi da
Manuele Malagola 
 
 
George MonbiotGeorge Monbiot è l’autore del best seller ‘L’età del consenso: un manifesto per un nuovo ordine mondiale’ e numerosi altri libri. Scrive ogni settimana una colonna per il giornale ‘The Guardian’. Durante sette anni di viaggi in Indonesia, Brasile e Africa dell’est è stato ferito durante alcune sparatorie, picchiato dalla polizia militare e dichiarato clinicamente morto dal Lodwar General Hospital nel nord-ovest del Kenya, avendo contratto la malaria celebrale. In Gran Bretagna si è unito ai movimenti di protesta di strada, ha partecipato a seminari alla università di Oxford (politca ambientale), Bristol (filosofia), Keele (politia) e East London (scienza ambientali). Nel 1995 Nelson Mandela gli ha consegnato il premio ‘United Nations Global 500’ per i suoi eccezionali successi nel campo ambientale.


George Monbiot cosa ne pensa degli attentati di ieri a Londra? La concomitanza con il G8 è solo casuale?
Io non ho molto da dire, è una cosa orribile, è una cosa terribile…Io non vedo alcuna motivazione. Poiché noi non sappiamo chi lo ha fatto e perché lo ha fatto, non possiamo dire se c’è un collegamento tra l’attacco e il G8.

Logo Banca Mondiale Tutti i ministri dei paesi ricchi hanno dichiarato piena soddisfazione riguardo agli accordi presi per la cancellazione del debito dei paesi più poveri. C’è davvero di che essere allegri?
Ovviamente no. Il debito cancellato è una piccola percentuale di quello totale. Per ottenere la cancellazione questi paesi hanno dovuto soddisfare delle strette condizioni che gli erano state imposte, come la privatizzazione dei pubblici servizi e la liberalizzazione dei flussi di capitali. Queste “conditionalities” non erano solo delle condizioni imposte affinché i paesi poveri dimostrassero di aver intrapreso la strada del buon governo, ma servivano per fornire nuove opportunità alle multinazionali e ai loro flussi di capitali.
Tutto questo ha avuto un impatto devastante sui paesi poveri. Questo ‘pacchetto’ quindi non è una cosa positiva e, anche se lo fosse, non sarebbe comunque sufficiente.

Logo Fmi Gli Africani in particolare chiedono un miglioramento delle politiche agricole. Con le sovvenzioni date ai prodotti occidentali i loro prodotti hanno perso mercato. Chiedono quindi l’interruzione di tali sovvenzioni. E' possibile?

I sussidi fanno male sia a noi che a loro. Il 40% del budget dell’Unione Europea è speso su queste cose. L’unico effetto che ha è un effetto devastante sulla natura. L’intensificazione dell’agricoltura in occidente ha distrutto fiumi, alberi e praterie. Sono soltanto pochissimi quelli che traggono benefici da tutto ciò. Solo alcuni gruppi di agricoltori francesi sono molto potenti e premono affinchè rimangano tali sovvenzioni. Ci sono anche tanti interessi da parte dell’agricoltura statunitense, ad esempio nel settore dello zucchero e del cotone. Questi gruppi di agricoltori riescono ad avere l’appoggio del governo per via di tutti gli intererssi economici che ci sono dietro. Le grandi compagnie che producono fertilizzanti e pesticidi supportano molto questi gruppi di agricoltori e hanno molta influenza sui leader del G8.

Si è parlato molto di Africa, ma per i paesi poveri asiatici e centro-sudamericani le politiche di risanamento sono  le stesse o bisognerebbe intervenire in un modo diverso?

Il problema fondamentale è lo stesso in tutto il mondo, e cioè i G8 esercitano un enorme potere rispetto a tutti gli altri e non condividono con i paesi più poveri i momenti in cui vengono prese le decisioni. Ed è proprio questo che conferisce loro tanto potere, essi sono gli unici a decidere. Ad esempio le nazioni del G8 hanno il completo controllo sulle decisioni che prendono organizzazioni quali la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale. Finchè le nazioni più povere non saranno rappresentate non c’è neanche una possibilità che ci sia giustizia per loro.
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