George Monbiot è l’autore del best seller ‘L’età del consenso: un manifesto per
un nuovo ordine mondiale’ e numerosi altri libri. Scrive ogni settimana una colonna
per il giornale ‘The Guardian’. Durante sette anni di viaggi in Indonesia, Brasile
e Africa dell’est è stato ferito durante alcune sparatorie, picchiato dalla polizia
militare e dichiarato clinicamente morto dal Lodwar General Hospital nel nord-ovest
del Kenya, avendo contratto la malaria celebrale. In Gran Bretagna si è unito
ai movimenti di protesta di strada, ha partecipato a seminari alla università
di Oxford (politca ambientale), Bristol (filosofia), Keele (politia) e East London
(scienza ambientali). Nel 1995 Nelson Mandela gli ha consegnato il premio ‘United
Nations Global 500’ per i suoi eccezionali successi nel campo ambientale.
George Monbiot cosa ne pensa degli attentati di ieri a Londra? La concomitanza
con il G8 è solo casuale?
Io non ho molto da dire, è una cosa orribile, è una cosa terribile…Io non vedo
alcuna motivazione. Poiché noi non sappiamo chi lo ha fatto e perché lo ha fatto,
non possiamo dire se c’è un collegamento tra l’attacco e il G8.
Tutti i ministri dei paesi ricchi hanno dichiarato piena soddisfazione riguardo
agli accordi presi per la cancellazione del debito dei paesi più poveri. C’è davvero
di che essere allegri?
Ovviamente no. Il debito cancellato è una piccola percentuale di quello totale.
Per ottenere la cancellazione questi paesi hanno dovuto soddisfare delle strette
condizioni che gli erano state imposte, come la privatizzazione dei pubblici servizi
e la liberalizzazione dei flussi di capitali. Queste “conditionalities” non erano
solo delle condizioni imposte affinché i paesi poveri dimostrassero di aver intrapreso
la strada del buon governo, ma servivano per fornire nuove opportunità alle multinazionali
e ai loro flussi di capitali.
Tutto questo ha avuto un impatto devastante sui paesi poveri. Questo ‘pacchetto’
quindi non è una cosa positiva e, anche se lo fosse, non sarebbe comunque sufficiente.
Gli Africani in particolare chiedono un miglioramento delle politiche agricole.
Con le sovvenzioni date ai prodotti occidentali i loro prodotti hanno perso mercato.
Chiedono quindi l’interruzione di tali sovvenzioni. E' possibile?
I sussidi fanno male sia a noi che a loro. Il 40% del budget dell’Unione Europea
è speso su queste cose. L’unico effetto che ha è un effetto devastante sulla natura.
L’intensificazione dell’agricoltura in occidente ha distrutto fiumi, alberi e
praterie. Sono soltanto pochissimi quelli che traggono benefici da tutto ciò.
Solo alcuni gruppi di agricoltori francesi sono molto potenti e premono affinchè
rimangano tali sovvenzioni. Ci sono anche tanti interessi da parte dell’agricoltura
statunitense, ad esempio nel settore dello zucchero e del cotone. Questi gruppi
di agricoltori riescono ad avere l’appoggio del governo per via di tutti gli intererssi
economici che ci sono dietro. Le grandi compagnie che producono fertilizzanti
e pesticidi supportano molto questi gruppi di agricoltori e hanno molta influenza
sui leader del G8.
Si è parlato molto di Africa, ma per i paesi poveri asiatici e centro-sudamericani
le politiche di risanamento sono le stesse o bisognerebbe intervenire in un modo
diverso?
Il problema fondamentale è lo stesso in tutto il mondo, e cioè i G8 esercitano
un enorme potere rispetto a tutti gli altri e non condividono con i paesi più
poveri i momenti in cui vengono prese le decisioni. Ed è proprio questo che conferisce
loro tanto potere, essi sono gli unici a decidere. Ad esempio le nazioni del G8
hanno il completo controllo sulle decisioni che prendono organizzazioni quali
la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale. Finchè le nazioni più povere
non saranno rappresentate non c’è neanche una possibilità che ci sia giustizia
per loro.