18/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nati e cresciuti sulle rive del Rio Negro, nella foresta amazzonica brasiliana
dal nostro inviato Stella Spinelli
Rio Negro (Amazonas)

 

Rio Negro, Manaus, AmazonasSono appena adolescenti ma negli occhi hanno saggezza e serietà. Sono nati e cresciuti sulle rive degli affluenti del  Rio Negro, nella foresta amazzonica brasiliana, e hanno scelto di esserne i portavoce guidando i turisti in lunghe passeggiate in canoa o tra la fitta vegetazione della giungla. “L’Italia? Magari, ci verrei. Ma solo per un po’.
Il mio posto è qui, non saprei come orientarmi tra cemento e auto in corsa”. E infatti, tra gli enormi alberi della foresta, si muovono come gli occidentali fra i negozi del centro. Passo sicuro e fare spontaneo, camminano nella labirintica selva con aria tranquilla, accompagnati dall’inseparabile coltello dalla lunga lama. E’ con quello che creano una strada dove la vegetazione sembra impenetrabile, con quello si impongono sulla natura, verso la quale nutrono però un sacro rispetto.

“Questo cielo, questo fiume, questi alberi sono la mia casa. Gli uccelli, i caimani, i delfini i miei vicini. Non riesco a immaginarmi altrove”, racconta uno dei responsabili della comitiva di visitatori, che chiameremo Gabriel (per non rivelare la sua vera identità). Ha appena tredici anni, parla un inglese fluente e aiuta la sua famiglia a gestire il lodge sulla sponda di uno dei tanti affluenti del Rio Negro, il fiume che bagna Manaus, affluente del Rio delle Amazzoni.

Carnagione scura, lineamenti marcati, capelli neri e dritti sono i dati somatici che accomunano questa gente: i nativi, popolazioni indigene partorite dal cuore dell’Amazzonia brasiliana. E' la più grande estensione al mondo di foresta primaria: 370 milioni di ettari, equivalente a un terzo della foresta del Pianeta. Non basterebbe un’intera biblioteca per descriverne l’immensa varietà, i contrasti, le meraviglie, anzi, per gran parte il suo patrimonio è tutto ancora da scoprire. E’ una comunione tra acqua, terra e cielo. E questa gente ne è parte integrante. Nello sguardo hanno la fierezza di sentirsi protagonisti di uno mondo ancestrale. Vivono della natura e per la natura, amandola ma facendosi rispettare.

“Vedete, qua in mezzo c’è tutto quello di cui l’uomo ha bisogno – dice Gabriel sorridendo, mentre è impegnato a grattare la corteccia di un enorme albero – Avete mal di pancia? Ecco, questo è un rimedio miracoloso. Avete un raffreddore? Ecco l’eucalipto. Vi sentite stanchi? Questa è la bacca del guaranà, che trasformato in polvere dà vigore ed energia. C’è anche il legno per l’acqua di colonia, sapete? Basta inoltrarsi nella giungla e si ha l’imbarazzo della scelta: caucciù, banano, albero del latte, cocco, tutto generosamente offerto dalla natura, senza che l’uomo debba muovere un dito”.

bambini dell'AmazzoniaE’ contento mentre cammina, svelto, tra la fitta vegetazione. Ai piedi i classici infradito, calzatura tipica dei brasiliani, addosso pantaloncini corti e maglietta. Eppure, prima di addentrarci nella foresta si era raccomandato: “Avete spruzzato l’insetticida? Avete scarpe da trekking e pantaloni lunghi? Mi raccomando, ci sono troppi insetti, per voi”. Ecco, è proprio in quel ‘per voi’ che è racchiusa l’incolmabile differenza fra di noi.

All’improvviso, Gabriel tira fuori un sacchetto: “Abbiate pazienza – dice – devo sbrigare una commissione”. Individua un albero tra liane e felci e ne taglia alcuni strati. Riempie il sacchetto, poi lo lega al ramoscello di una pianta vicina e torna nel gruppo. Sorride vedendo l’aria meravigliata dei suoi clienti. “E’ per mia madre. Non sta molto bene oggi e mi ha chiesto se le portavo l’antidoto per il mal di stomaco. Lo riprenderò al nostro ritorno”. La foresta è una farmacia, un supermercato, un centro commerciale. “L’Amazzonia è tutto”, precisa.

Il giro è emozionante. Ogni tanto un fruscio fa sussultare la comitiva. “Sarà un macaco – rassicura il ragazzino – Niente paura”. E poi le iguane, i pappagalli, le orrende tarantole. Poi chiede nuovamente di aspettarlo. Un’altra ‘missione’, ancora più misteriosa della precedente. Si allontana di un metro, prende il ramo di una pianta rampicante, lo ripulisce con il coltellaccio e lo tagliuzza a tal punto da farne fili finissimi. Poi, con delicatezza, inizia a intrecciare braccialetti intorno ai polsi delle donne presenti. “E’ resistente. Riuscirete a riportarlo fino in Europa”.

Il tour è finito. E’ ora di tornare al lodge, a venti minuti di canoa da lì, lungo il fiume. A colpi di remi si percorre il grande rio. La calma delle acque è infranta solo dai giochi dei delfini. “Ce ne sono di grigi e di rosa – spiegano – Ma il rosa si avvicina all’uomo molto più raramente. E’ più schivo e aggressivo di quello grigio”. Ma l’eccezione che conferma la regola arriva poco dopo. L’enorme mammifero del colore del fenicottero nuota per un attimo intorno alla canoa e poi sparisce.

Incrociamo una grande barca, a bordo bambini di ogni età. Una ventina. “E’ lo scuolabus – precisa Gabriel Incontro delle acque, Manaus, Amazonas, Brasile- La nostra scuola è proprio qui lungo il fiume e quella barca passa, casa per casa, a raccogliere gli alunni. La mattina dalle 6 alle 10 è il turno dei più piccoli. Mentre dalle 18 alle 22 andiamo noi più grandi. Il giorno ci viene lasciato per aiutare la nostra famiglia”.

Si attracca alla sponda fangosa. Ma lui non sale nel lodge. Entra nella palafitta costruita accanto all’ormeggio delle barchette. E’ la sua casa. In legno. Sull’acqua. E dalla soglia si tuffa nel fiume, una lunga nuotata dopo una impegnativa mattinata di lavoro.

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