Le bombe di Londra forse sono state messe nei vagoni. Il sistema di sicurezza è efficace?

All’inizio si parlava di kamikaze, quasi a voler dimostrare che il sistema di
sicurezza della metropolitana londinese non poteva essere bucato. Ma poi la polizia
ha ammesso che l’ipotesi più probabile al momento è quella di ordigni collocati
a bordo dei vagoni e dell’autobus. Gli attentati multipli di Londra riaprono ora
la questione della prevenzione di attacchi terroristici. E’ possibile intercettarli
sul nascere o possiamo solo sperare in un errore clamoroso da parte degli attentatori?
Simon Davis, direttore dell’organizzazione Privacy International e tutor alla
London School of Economics, non si stupisce del fatto che i terroristi abbiano
piazzato una bomba sulla metropolitana senza essere fermati.
Dopo l’11 settembre la London Underground è quasi maniacale nel ricordare ai
passeggeri di segnalare ogni bagaglio sospetto e le telecamere sono ovunque. E’
tutto inutile?
“I londinesi sono molto diligenti e attenti in questo. Segnalerebbero subito
una borsa lasciata incustodita, anche abbandonando il treno. Ma il sistema di
telecamere all’interno del Tube non può prevenire gli attentati. Non si può perquisire,
men che meno nell’ora in cui centinaia di migliaia di persone prendono la metropolitana
per andare in ufficio, chiunque entri nella metro con una borsa in mano. Se un
attentatore entra da solo, lascia la borsa sotto un sedile ed esce un minuto prima
che la bomba scoppi, chi può fermarlo? Anche se gli addetti della metropolitana
notano un sospetto e chiamano la polizia, è già troppo tardi. E c’è di più. Credo
che le telecamere si riveleranno inutili anche per la polizia, che tenterà di
identificare i terroristi guardando i filmati disponibili”.
Se uno entra con una borsa ed esce senza niente in mano, non è facile individuarlo
nelle registrazioni?
“Anche dimenticando che qui si tratta di visionare filmati che riprendono centinaia
di migliaia di pendolari e che la qualità delle immagini è spesso bassa, il compito
è proibitivo. Di mattina c’è talmente tanta ressa all’entrata della metropolitana
che non sempre si può distinguere, nella registrazione di una telecamera, se qualcuno
porta o no con sé una borsa. La polizia può solo sperare che gli attentatori siano
entrati in gruppo, 4-5 persone sospette insieme con dei pacchi in mano. Altrimenti
risalire ai responsabili sarà praticamente impossibile”.
Ma allora a cosa servono le telecamere a circuito chiuso?
“Statisticamente, a poco. In Gran Bretagna ne sono state installate più di tre
milioni, al costo di quasi 15 miliardi di sterline (circa 22 miliardi di euro).
Possono essere utili sono nei casi di crimini organizzati, come la rapina in una
banca. Ma per gli atti di terrorismo non rappresentano un deterrente. I terroristi
che mettono una bomba sul treno, figurarsi quelli che si fanno esplodere, mettono
in conto che possono morire. La presenza di telecamere non li spaventa”.
Da quando esistono le telecamere sui trasporti pubblici di Londra e quanto sono
curate?
“Sulla metropolitana le hanno messe circa cinque anni fa, sui bus più tardi.
Ma
spesso, dopo l’installazione, vengono trascurati tutti gli altri aspetti. Il personale
addetto alla loro visione è scarso, la qualità delle immagini spesso è scadente,
a volte non funzionano proprio. Un mio amico una volta è stato aggredito su un
autobus. Ci sono volute quasi tre settimane affinché la polizia riuscisse a visionare
il filmato”.