Dopo gli attentati, la città ricomincia a vivere. Sale il bilancio delle vittime

Ventiquattro ore dopo l’inferno, Londra fa la conta delle vittime ma cerca di
tornare il prima possibile alla normalità. Il bilancio - che pareva stabilizzato
sui 38 morti e 700 feriti, di cui 300 gravi - è stato però appena ritoccato verso
l'alto dalla polizia, che ora parla di più di 50 morti e avverte che nelle gallerie
della metropolitana ci sono ancora dei corpi non recuperati. In particolare, il
capo della polizia Ian Blair ha fatto sapere che non è stato ancora possibile
raggiungere il vagone esploso a Russell Square, dove i morti accertati sono almeno
21. Stamattina, comunque, milioni di londinesi sono tornati al lavoro, utilizzando
il sistema di trasporti pubblici che ieri era stato paralizzato dalle quattro
esplosioni nella metropolitana e su un autobus. E’ una reazione composta ma decisa,
che conferma le parole del primo ministro Tony Blair dopo gli attentati. “Non
permetteremo che la violenza cambi le nostre società o i nostri valori – aveva
detto il premier -. Noi vinceremo. Non loro”.
Ora si tratta di risalire ai responsabili e assicurarli alla giustizia, e la
pista islamica ormai è data per certa. Blair ieri è stato ben attento ad evitare
toni da crociata, ma ha puntato il dito in maniera chiara. “Sappiamo che queste
persone operano nel nome dell’Islam, ma sappiamo anche che la maggioranza dei
musulmani sono persone rispettabili e rispettose della legge”, ha detto. Dopo
una prima rivendicazione online non presa sul serio dalla polizia, ieri sera sul
sito dello sconosciuto “Gruppo segreto della jihad di Al Qaida in Europa” è comparsa
una rivendicazione che Scotland Yard giudica attendibile. “Stiamo considerando
quel comunicato come veritiero”, ha spiegato il ministro dell’interno britannico,
Charles Clarke.

La prima conseguenza degli attentati di Londra, intanto, è stata l’improvvisa
rivoluzione dell’agenda in programma al vertice degli otto Paesi più industrializzati
a Gleneagles in Scozia, iniziato mercoledì. Si doveva parlare di povertà, di aiuti
al terzo mondo e del clima del pianeta, ora quegli argomenti sembrano distanti
anni luce. Dal summit, ieri George W. Bush ha condannato gli attacchi come un
“attacco a tutti i popoli civili” e ha annunciato che la guerra al terrorismo
andrà avanti. “I terroristi diffondono odio e morte, noi speranza. L’Occidente
non cederà alle minacce dei fanatici e degli assassini”, ha detto il presidente
statunitense.
La dinamica degli attentati è ancora da definire. Dopo che all’inizio si parlava
di almeno sei esplosioni, ora è accertato che ce ne sono state quattro: tre sulle
linee della metropolitana e una su un autobus. Secondo Andy Hayman, capo del dipartimento
anti-terrorismo, gli ordigni contenevano meno di 5 chili di esplosivo ad alto
potenziale. Ma non è chiaro se le bombe siano esplose per l’azione di attentatori
suicidi o se siano state nascoste in precedenza a bordo dei mezzi. All'inizio
si pensava all'azione di kamikaze, ma ora il dipartimento anti-terrorismo inizia
a parlare di ordigni collocati sul pavimento dei vagoni e sul sedile dell'autobus
esploso a Tavistock Square. Resta da capire come sia stato possibile collocare
delle bombe con tutti i controlli della polizia londinese. Dopo l’11 settembre
e la consapevolezza di essere nel mirino per l’aiuto dato agli Usa in Iraq, Londra
non ha trascurato il pericolo terrorismo, mettendo in guardia i passeggeri dei
mezzi pubblici in maniera quasi ossessiva. Nelle metropolitane partono spesso
gli annunci radio che invitano a segnalare qualsiasi borsa lasciata incustodita,
e non esistono i cestini per paura che qualcuno possa nasconderci dell’esplosivo.
Piazzare una bomba su un convoglio, in questo clima di allerta continua, sembra
quasi impossibile. Per questo, non si esclude nessuna ipotesi.
Se i numeri forniti da Scotland Yard non subiranno un’improvvisa impennata, l’obiettivo
degli attentatori sarà stato raggiunto solo in parte. Nelle prime ore dopo la
tragedia, Londra e il mondo temevano che il bilancio potesse schizzare drammaticamente
verso l’alto e superare il conto di morte degli attentati dell’11 marzo 2004 a
Madrid, dove morirono 192 persone. Forse quello dei terroristi è stato solo un
avvertimento, per dimostrare che possono colpire quando vogliono e dove vogliono.
L’atteggiamento dei londinesi il giorno dopo, però, sembra già una sconfitta per
chi ha voluto spargere sangue e terrorizzare gli innocenti. La vita ricomincia.