Scritto per noi da
Paolo Busoni
E’ innegabile che da ancor prima del fatidico 11 settembre sia in atto una guerra
mondiale. Come scontro globale che nasce dopo il confronto della Guerra Fredda
-la guerra impossibile perché totalmente autodistruttiva per il genere umano-
è logico che questa nuova guerra si combatta con mezzi diversi.
Il terrorismo è una forma di guerra: più in generale il terrore rappresenta,
insieme alla distruzione fisica dell’avversario e delle sue risorse, lo strumento
di guerra più usato da che mondo è mondo.
Di fronte però ad un tipo di guerra fatto solamente in questo modo è estremamente
stupido o come minimo riduttivo rispondere con gli eserciti, il nemico che utilizza
il terrore trasmesso attraverso assassini e bombe non si combatte invadendo un
paese. Invadere una nazione ha altri scopi, anche se finisce quasi sempre per
provocare la reazione degli occupati che resisteranno all’invasore anche attraverso
episodi di guerra non convenzionale, guerriglia e atti di terrorismo.
Il terrorismo in quanto tale, le cui organizzazioni sicuramente fanno dell’asimmetria
sul piano della disponibilità di armi un punto di forza, si combatte attraverso
gli strumenti “grigi” che ogni entità statale si è data nel tempo.
E’ un eufemismo parlare di servizi di informazione, di sicurezza, di contro-spionaggio,
tutti sappiamo che il parlare comune definendoli “servizi segreti” chiarisce meglio
di ogni pruderie il vero scopo di queste organizzazioni.
I servizi segreti operano, necessariamente coperti, con quegli strumenti non-convenzionali
che permettono loro di contrastare chiunque intenda attaccare l’organizzazione
statale con strumenti non ortodossi. Lo stato, le istituzioni ed i cittadini,
ne sono informati -o almeno dovrebbero- ne avallano l’operato e di fatto si “fidano”.
Purtroppo abbiamo visto i servizi segreti fare di tutto in forza dell’estrema
libertà loro accordata: indagini private, ricatti politici, squallidi arricchimenti
personali e trame miranti alla destabilizzazione proprio di quelle stesse istituzioni
che avrebbero dovuto difendere.
Spesso, a qualche lustro di distanza dai fatti, anche il comune cittadino viene
informato di certe frequentazioni, dei “connubi diabolici” tra le strutture segrete
e questo o quel nemico giurato della democrazia. E’ di queste ore la dichiarazione
dell’ex-vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Galloni sull’infiltrazione
da parte di servizi “amici” all’interno delle Brigate Rosse nel rapimento di Aldo Moro.
Non ci sarebbe da stupirsi che dietro al sangue delle decine di morti di New
York, Madrid e oggi di Londra ci fosse qualche altro matrimonio di interessi.
Si, ma quali interessi? Più di un analista di cose strategiche dice che se bin
Laden si costituisse alla giustizia crollerebbe lo stato di tensione che attanaglia
il mondo. Ma allora -direbbe chiunque- i grandi del mondo dovrebbero confrontarsi
con le cose serie: le sperequazioni, la povertà e gli squilibri nell’utilizzo
delle risorse che il terrorismo -e il terrore che ci attanaglia- sta “magicamente”
tenendo fuori da ogni agenda politica.