Abbiamo chiesto ad
Hamza Roberto Piccardo, italiano convertito all’Islam e segretario nazionale
dell’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (Ucoii - www.islam-ucoii.it) e conoscitore
della comunità islamica londinese, un commento a caldo sugli attentati di
Londra. Abbiamo parlato con lui anche del ‘Londonistan’, come viene chiamata la
nutrita comunità integralista islamica rifugiata nella capitale britannica,
tollerata dalle autorità – sostengono alcuni – in cambio dell’assicurazione che
la Gran Bretagna non sarebbe mai divenuta obiettivo del terrorismo islamico
internazionale.
Londra negli ultimi
anni era effettivamente diventata una sorta di rifugio sicuro per molti
islamici fanatici che in Gran Bretagna trovavano asilo e un clima di tolleranza
inesistente altrove: il governo li lasciava stare, anche se predicavano un
Islam violento e un aperto sostegno al terrorismo islamico internazionale.
Basta pensare a personaggi come l’egiziano Abu Hamza, il pittoresco imam della
moschea di Finsbury Park che sembra Capitan Uncino, senza un occhio e una mano,
persi combattendo in Afghanistan. O al paffuto palestinese Abu Qatada,
descritto come l’ambasciatore spirituale di al Qaeda in Europa. O ancora il
siriano Omar Bakri, fondatore del ramo londinese dell’Hizb-ut-Tahrir (Partito
della Liberazione) e oggi leader del movimento al Muhajiroun (gli Emigranti).
E’ stato lo stesso
Omar Bakri a parlare spesso di un ‘patto di sicurezza’: un tacito accordo tra
governo britannico e integralisti locali secondo cui questi venivano lasciati
liberi di fare propaganda violenta e di raccogliere fondi per la jihad armata
in cambio del loro impegno a non compiere azioni terroristiche sul territorio
britannico in virtù dell’obbligo islamico di rispettare chi ti offre
ospitalità.
Ma dopo l’11
settembre, su pressione degli Stati Uniti, la situazione è cambiata e anche
Londra ha introdotto una legislazione antiterrorismo che ha portato all’arresto
o all’estradizione in altri paesi di moltissimi predicatori dell’odio verso
l’occidente.
E lo scorso 10 gennaio
era stato proprio il leader di al Muhajiroun ad annunciare pubblicamente che il
‘patto di sicurezza’ veniva meno a causa dell’applicazione delle nuove leggi
antiterrorismo e che quindi la Gran Bretagna sarebbe diventata dar al-harb
(territorio di guerra), preannunciando “terribili conseguenze”, “attentati
suicidi” e “altri 11 settembre” se l’atteggiamento anti-islamico del governo di
Londra non fosse cambiato. Disse: “Se l’atteggiamento delle autorità verso gli
islamici britannici rimarrà questo, allora anche i musulmani di Gran Bretagna
si uniranno al campo islamico globale contro il campo crociato globale”.
Hamza Roberto Piccardo,
qual è la sua idea su quello che è successo a Londra?
Penso sia una drammatica conferma del fallimento della
guerra al terrorismo. Anzi, penso sia un effetto diretto di questa guerra: una
guerra che non potrà mai essere vinta perché non ci sono eserciti da
sconfiggere. La violenza militare e poliziesca non sconfigge il terrorismo
internazionale, perché esso si alimenta con la violenza, si rigenera con la
violenza. Gli attentati di Londra, come quelli di Madrid, di Casablanca, di
Baghdad, di Kabul, di Gaza e di Grozny sono la dimostrazione evidente che la
risposta violenta al terrorismo genera solo altra violenza terroristica, in una
cieca spirale di reazioni e controreazioni. I governi giustificano le loro
guerre con la necessità di sconfiggere la minaccia terroristica, di garantire
la sicurezza dei propri cittadini: ma da quando queste guerre sono cominciate
il terrorismo non si è indebolito, ma si è rafforzato con il moltiplicarsi di
attentati in tutto il mondo. E più attentati ci saranno, più i governi potranno
continuare a offrire all’opinione pubblica una giustificazione per portare
avanti le loro guerre. Una spirale senza fine.
Cosa pensa delle
dichiarazioni di Bush e dei leader del G8?
Bush ha detto che la guerra al terrorismo deve continuare
con più risolutezza di prima e gli altri capi di Stato del G8 hanno emesso un
comunicato sulla necessità di essere d’ora in avanti più uniti e determinati
nello sconfiggere il terrorismo.
Ogni attentato viene utilizzato dai governi per giustificare
la prosecuzione delle guerre, per rafforzare il consenso interno e
internazionale attorno alle loro politiche estere e interne. Questo è un fatto.
C’è chi dà a questi attentati una lettura addirittura peggiore, in chiave di
‘strategia della tensione’, una realtà che noi italiani conosciamo bene. Ma
senza arrivare a questo, appare comunque evidente che chiunque ci sia dietro
questi attentati essi hanno solo un effetto: giustificare la guerra.
Lei e l’Ucoii avete
contatti con la comunità islamica londinese?
Certo, abbiamo molti amici, conosciamo molti musulmani a
Londra. Tutte persone molto integrate nel tessuto sociale locale e che credono
nella convivenza pacifica e nel rispetto reciproco. Come del resto la quasi
totalità dei membri della comunità islamica di Londra: 700 mila persone che
rappresentano quasi il 10 per cento della popolazione della città. I fanatici,
gli integralisti sono pochissimi, ma ovviamente i media mettono in luce quelli,
dando l’impressione che siano tutti come loro. A mio parere il gioco è
assolutamente chiaro: questi loschi personaggi sono organici alla creazione di
un clima di razzismo e islamofobia, sono figure funzionali agli interessi del
governo e dei servizi segreti britannici, ben contenti di mostrare all’opinione
pubblica nazionale il volto peggiore dell’Islam.
Quindi lei non crede
all’esistenza di un ‘patto di sicurezza’?
No. Ripeto, penso più che altro a una convergenza di interessi tra
soggetti teoricamente avversari, ma che in realtà condividono uno scopo: la
guerra. La propaganda e la pratica della violenza hanno solo l’effetto di
generare altra violenza. Questi attentati colpiscono chi crede nella pace e
nella convivenza, e aiutano che crede nella guerra e nelle divisioni. Per
questo vanno condannati senza esitazioni. Per questo è necessario interrompere
una spirale di violenza cieca e sanguinaria con un’azione coesa e coerente di
tutti coloro i quali hanno a cuore la pace e il benessere dell’umanità.