08/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La tragedia ignorata dai media degli oltre 40mila togolesi scappati a una dittatura mascherata da democrazia
 
Cresce ancora il numero di profughi togolesi nei Paesi confinanti, a seguito della crisi di potere interna. Le autorità locali hanno diffuso queste cifre: 23.221 rifugiati in Benin -confine est - e 15 mila in Ghana, al confine ovest. Per un totale di 38.942 fuoriusciti dal Paese dal 24 aprile scorso, giorno delle elezioni che senza sorpresa portarono al governo Faure Gnassingbè Ayedema, figlio del defunto presidente-dittatore caro alla Francia.
 
 
 
Il posizionamento del TOGO sul Golfo di Guinea, tra Ghana a sinistra e Benin a destraSempre di più. Dal Benin il rappresentante regionale dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) Rafik Saidi lancia un allarme: “I rifugiati togolesi continuano ad arrivare da ogni parte del loro Paese: ne stiamo registrando un flusso di 250 a settimana, anche se non  è così intenso come nei primi giorni dei tumulti di Lomé”.
Se in Benin i tre campi allestiti a Come, Lokossa e Hilakondjii appaiono congestionati, a causa dell’alto numero di togolesi che vi risiede, in Ghana - secondo fonti dell’ambasciata italiana - la maggior parte dei rifugiati ha trovato ospitalità da parenti, e solo un numero esiguo sarebbe stato dirottato nei campi precedentemente allestiti per gli ivoriani. Da fonti Caritas interne al Togo, continuerebbero le rappresaglie notturne a Lomè e nelle città vicine. “Gruppetti di filogovernativi vengono a prelevare durante la notte sostenitori dell’opposizione, in questo modo cresce il numero delle vedove e degli orfani, cresce la povertà e la miseria” racconta un prete cattolico togolese che preferisce restare anonimo. Il suo racconto continua così: “L’opposizione ora sta chiedendo ai suoi di armarsi e d’iniziare una rivoluzione, siamo in un momento delicato”. In questo mese, per fronteggiare l’emergenza, sono stati aperti tre uffici dell’Unhcr (alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati) ad Accra, capitale del Ghana, Lomè, capitale del Togo e Lokossa, capitale del Benin anche se con un team ridotto all’osso (sarebbero troppo pochi gli uomini impiegati). Secondo il racconto del prete cattolico inoltre sarebbero iniziati ad arrivare i primi osservatori internazionali costretti però ad agire nell’ombra per timore di ripercussioni.
 
 
una barca di rifugiati di altri Paesi africani arrivati n GhanaCome se nulla fosse. Si ha notizia di un crescente numero di episodi di brigantaggio all’interno del Paese, ma è molto difficile, recuperare una stima ufficiale. Unica voce fuori dal coro, il console italiano in Togo smorza i toni, dichiarando: “I giorni di tensione si sono avuti solamente a ridosso delle elezioni, sono stupito della cifra incredibile di morti e feriti diffusa dai giornali, seppur ogni vita sia preziosa, questo è un esempio di catastrofismo mediatico. Temo che lo scopo sotterraneo sia quello di emarginare un Paese che in emergenza umanitaria c’è da sempre, ma per povertà endemica, non per conflitti politici di cui noi non abbiamo notizia. La gente fuoriesce dal Paese così come ha sempre fatto, né più né meno”.
Un'analisi critica della conduzione attuale del contraddittorio politico nell’ex colonia tedesca, poi passata sotto il controllo di Parigi, viene dal Partito socialista Francese (Ps), che nonostante la nomina da parte del neopresidente di un esponente dell’opposizione a primo ministro, in un comunicato ufficiale sottolinea come “il potere politico sia così rimasto in mano alla famiglia Eyadéma e all’esercito”. “La formazione di un nuovo governo da parte di Edem Kodjo non rappresenta una apertura alla parte avversa da parte del presidente ereditario, visto che quest’uomo politico aveva già servito Eyadema padre, con lo scopo di dividere l’opposizione”, conclude il comunicato. Edem Kodjo, della Cpp, (Convergence patriotique panafricaine’ ‘Convergenza patriottica panafricana), aveva già occupato la carica di premier dal 1994 al 1996 quando il presidente Gnassingbé Eyadema comandava sul Togo.
 
Ha collaborato Marianna Bonso
di Yovo*
Categoria: Elezioni, Profughi, Politica
Luogo: Togo