06/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La Turchia minaccia di schierare truppe in Iraq. Tensione tra i curdi
manifestazioni per chiedere il rispetto dei diritti dei curdi al governo di ankara"Due militanti del Kongra Gel sono rimasti uccisi ieri in scontri a fuoco con le milizie governative nei pressi di Dyarbakir. La stretta dell'esercito sui curdi diventa sempre più soffocante. I militari hanno ripreso le vecchie abitudini: bruciano case e foreste della zona come monito alla popolazione curda e, spesso, mutilano i corpi dei cadaveri".
 
A raccontare gli ultimi episodi di violenza nel Kurdistan turco è un'attivista che si batte per il rispetto dei diritti della minoranza curda in Turchia. Il suo nome deve restare segreto per motivi di sicurezza e sottolinea come, dopo un periodo di relativa calma, il conflitto tra l'esercito turco e i rappresentanti dell'autonomismo curdo stia vivendo una nuova stagione di violenza.
 
"L'attenzione dell'Europa ha fatto calare la tensione per un pò", sostiene la donna, "ma ora la violenza è tornata. Certo i curdi hanno incassaro dalla riforma del codice penale un grande successo. Ora infatti i prigionieri politici sono differenziati da quelli comuni e molti dei militanti potranno usufruire dell'amnistia. Solo che nelle ultime settimane tutto è ricominciato come prima".
 
“Le notizie circolate in questi giorni circa l’esistenza di un piano operativo per andare a Kirkuk non corrispondono alla realtà. Ma noi abbiamo il dovere di essere pronti per ogni eventualità, secondo le istruzioni che riceviamo”. Ilker Basbug, influente generale dell’esercito turco, ha così commentato nel corso di una conferenza stampa le indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi dal quotidiano Milliyet, uno dei giornali più importanti della Turchia.
 
L’articolo cui fa riferimento il militare di Ankara rivelava l’esistenza di un piano predisposto dai vertici delle forze armate turche per inviare in 18 ore nel Nord dell’Iraq un contingente di 40 mila soldati. Questo progetto avrebbe l’appoggio degli Stati Uniti e , sempre secondo Milliyet, la motivazione della decisione d’intervenire nel conflitto iracheno (al quale la Turchia era rimasta estranea) sarebbe dovuta alla necessità di tutelare la minoranza turcomanna (iracheni di origine turca) e araba di Kirkuk.
 
donna curda con un tank turco alle spalleBasbug, nel corso dell’incontro con i giornalisti, non ha escluso l’eventualità di un intervento proprio in base al fatto che “è in atto un tentativo delle organizzazioni curde di diventare maggioranza nella regione, facendovi affluire massicce ondate di abitanti di origine curda”. Quindi un’intervento umanitario, a difesa delle minoranze, non sarebbe da escludere. Molti osservatori internazionali sono però convinti che la posta in palio a Kirkuk siano i giacimenti di petrolio di cui la regione è molto ricca.
 
Per il governo di Ankara, un Kurdistan iracheno che gode di un’ampia autonomia è già un problema, visti i riflessi che questa situazione potrebbe avere nel Kurdistan turco. Ma aggiungere all’autonomia una fonte di ricchezza inestimabile per i curdi non può essere tollerato dal governo turco. Su 70 milioni di persone che compongono la popolazione della Turchia, sono 15 milioni quelli di origine curda, ma per le gerarchie turche non esiste una minoranza, non esiste una popolazione curda, esistono solo turchi.
 
“La Turchia è uno stato unitario. Noi non possiamo approvare che dei cittadini che non si considerano affatto una minoranza siano presentati, apertamente o implicitamente, come tali”.
Questo il commento dello stesso generale Basbug al rapporto che la Commissione dell’Unione Europea ha presentato sulla Turchia. Già Ahmet Nacdet Sezar, il Presidente della Repubblica turca, si era detto profondamente deluso dal riferimento del documento UE al rispetto dei diritti dei curdi. Ora rilancia Basbug e, quello dei generali in Turchia, non è un parere come gli altri.
 
Proprio in questi giorni di polemiche, all’improvviso, è riesplosa la violenza tra forze di sicurezza turche e separatisti curdi del Kongra Gel, la formazione che secondo Ankara avrebbe raccolto l’eredità politico-militare del disciolto PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, scomparso dopo la cattura del suo leader Abdullah “Apo” Ocalan nel 1998.
 
La notte tra sabato 23 e domenica 24 ottobre 2004 viene sabotato un oleodotto nella provincia di Barman. Muoiono due militari turchi e ne rimangono feriti altri quattro a Dicle, nei pressi di Dyarbakir, la capitale del Kurdistan turco, a causa dell’esplosione di una mina. A Nazimya vengono uccisi due poliziotti. Gli inquirenti turchi danno immediatamente la colpa al Kongra Gel. All’improvviso la stampa in Turchia torna ad occuparsi del conflitto tra Ankara e i separatisti curdi che, tra il 1984 e il 1999, ha causato la morte di 37 mila persone. Dopo la cattura di Ocalan però, il livello dello scontro si era molto abbassato.
 
guerriglieri pashmerga sulle alture del kurdistan turcoPer soddisfare i parametri dell’Unione Europea, la Turchia ha riscritto il suo codice penale. Alla popolazione curdofona sono stati riconosciuti dei diritti impensabili fino a poco tempo fa: l’insegnamento nella lingua madre e la possibilità di fare trasmissioni radio in curdo. Sono stati liberati anche Leyla Zana e i suoi tre colleghi deputati, arrestati e condannati a 15 anni di reclusione per aver parlato la lingua curda nel Parlamento di Ankara. Infatti per la Costituzione turca i curdi non esistono, riconoscendo solo le minoranze religiose, ma non quelle a base etnica.
 
Una serie di passi avanti insomma, che rischiano però di venire vanificati dagli interessi di Ankara per il petrolio di Kirkuk e che possono riaccendere gli animi del separatismo curdo, infiammando tutta l’area. I rapporti tra il governo turco e i curdi del suo Paese si riflettono per forza di cose nel Kurdistan iracheno. Ad oggi, in Iraq, i curdi sono gli unici alleati sicuri per gli Usa, ma bisogna aspettare per capire come evolverà la situazione quando gli Stati Uniti non potranno mantenere la promessa d’indipendenza che per molti curdi è la contropartita minima per l’aiuto dato alle truppe statunitensi

Christian Elia

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