08/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.26 - 2005 dal 1/7 al 7/7
Cecenia (Fed. Russa). Il 30 giugno 2 soldati russi sono morti saltando su una mina nei pressi del villaggio di Dargo, distretto di Vedenò.
Il luglio nel villaggio di Bugaroy, distretto di Itum-Kalé, un combattimento tra esercito e ribelli si è concluso con il bilancio di 2 guerriglieri e 1 soldato russo uccisi.
Nel distretto di Vedenò le forze russe hanno invece ucciso un gruppo di guerriglieri ceceni tra cui il comandante Bulat Gudayev, uomo e parente di Basayev.
Il 4 nel villaggio di Tsesi, distretto di Shatoi, 3 civili sono stati uccisi in casa loro da uomini armati in mimetica e passamontagna, forse paramilitari kadyroviti.
Il 5 nel già citato villaggio di Bugaroy, distretto di Itum-Kalé, gli indipendentisti hanno catturato e ucciso due poliziotti.
Lo stesso giorno tra i villaggi di Eshelhatoy and Hinji-Kotor, distretto di Vedenò, un violento combattimento è terminato con un bilancio di 12 soldati russi e 2 guerriglieri ceceni uccisi. Poi l’aviazione e l’artiglieria russe hanno bombardato la zona.
Il 6 nel distretto di Shatoi le forze speciali russe hanno ucciso il comandante distrettuale della guerriglia, l’emiro Duk Vakhi Gubashev detto ‘Batya’, l’anziano.
 
Daghestan (Fed. Russa). Ormai è guerra anche in questa repubblica confinante con la Cecenia. Dall’inizio dell’anno si sono registrati una settantina di attacchi sferrati dai guerriglieri islamico del gruppo ‘Shariat’ contro la polizia daghetsana: 26 i poliziotti uccisi fino ad oggi.
Il luglio nella capitale Makhachkala una bomba piazzata sotto un camion militare russo ha ucciso 10 soldati russi.
Il 4 sempre a Makhachkala i ribelli hanno ucciso un parlamentare e un suo parente.
Il 5 nella capitale un posto di polizia è stato colpito da una bomba: 2 agenti sono morti.
Il 6 a Makhachkala un combattimento tra forze armate russe e guerriglieri è terminato con un bilancio di un civile e 2 ribelli morti: tra di loro è stato poi identificato Rasul Makasharipov, capo del gruppo ‘Shariat’.
 
Israele-Palestina. Il 1 luglio in un blitz dell’esercito israeliano nella città di Nablus vengono feriti 5 palestinesi.
Il 3 un rapporto ufficiale  rende noto il bilancio dei palestinesi coinvolti nell’intifada: un totale di  4.050 palestinesi uccisi e 44.848 feriti.
Il 4 Khader Adnan, uno dei leader del movimento jihadista con sede nella Striscia di Gaza, parlando alla radio palestinese "Radio Voice"afferma che circa 300 i militanti della Jihad islamica sono stati arrestati dalla polizia israeliana a Hebron nelle scorse tre settimane.
Il 6 luglio 9 palestinesi rimangono feriti negli scontri con i coloni israeliani nei pressi dell'insediamento di Kfar Darom, nella Striscia di Gaza. Lo stesso giorno sei colpi di mortaio hanno colpito un insediamento ebraico nella Striscia di Gaza, mentre due missili anti-carro hanno preso centrato un presidio militare. Incerto il numero delle vittime.
Il 7 luglio 1 militante palestinese  viene ucciso durante uno scontro con l’esercito israeliano nei pressi di Nablus.
 
Haiti. Il 30 giugno durante un’operazione dei caschi blu della Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite, hanno perso la vita 6 guerriglieri fedeli all’ex presidente Jean Bertrande Aristide.
1 luglio un impiegato haitiano del comitato internazionale della croce rossa è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, a Port au Price, capitale di Haiti, dopo essere stato rapito davanti alla sua abitazione.
7. i caschi blu della Minustah, la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti, hanno ucciso 2 persone durante una operazione militare all'interno del pericolosissimo quartiere di Citè Soleil, nella capitale haitiana Port au Prince. 
 
India. Il 5, sei uomini armati hanno attaccato il sito religioso di Ayodhya, nello Stato dell’Uttar Pradesh. Cinque di loro sono stati uccisi nello scontro a fuoco che è seguito con la polizia, un sesto uomo si è fatto esplodere.
Il 6, mille nazionalisti indù hanno protestato nelle strade della capitale Nuova Delhi e 6 persone sono rimaste ferite in scontri tra indù e musulmani nella città orientale di Ranchi.
L’attentato non è stato rivendicato, ma potrebbe essere opera dei radicali musulmani che avevano minacciato di attaccare il sito. Qui nel 1992 i nazionalisti indù avevano distrutto una moschea e scatenato violenze con i musulmani che avevano provocato 2mila morti. Da allora il sito continua ad essere conteso dagli estremisti indù e da quelli musulmani.
 
Kashmir indiano. Il 30, ribelli musulmani hanno fatto irruzione in casa di una famiglia musulmana e sparato indiscriminatamente.  Sono morti un uomo, una donna e sua figlia.
Il 2 almeno 6 militanti islamici sono stati uccisi dai soldati indiani vicino alla Linea di Controllo, il confine che divide il Kashmir indiano da quello pachistano. I ribelli stavano cercando di entrare in territorio indiano dal Pakistan.
Tra il 2 e il 3, 7 militanti sono stati uccisi in tre diversi scontri nei distretti di Anantnag, Pulwama e Baramulla.
Il 3, un poliziotto è rimasto ucciso e un altro ferito mentre cercavano di disinnescare una bomba posta dai ribelli nel distretto meridionale di Udhanpur.
Il 4, presunti ribelli hanno ucciso 3 persone tra le quali un poliziotto, in diverse parti della regione.
Il 5, presunti militanti islamici hanno ucciso due soldati indiani nei pressi della Linea di Controllo. Nella notte 2 civili musulmani, sospettati di essere informatori  dell’esercito indiano, sono stati assassinati dai ribelli nel distretto di Pulwama, a sud di Srinagar.
Il 6, due poliziotti sono rimasti feriti quando presunti militanti islamici  hanno attaccato il convoglio in cui si trovava il ministro della Salute Syed Bashir e generato il panico nella zona affollata di Lal Chowk, nella capitale Srinagar. Lo stesso giorno un ex ribelle è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nel distretto di Baramulla.
L’insurrezione dei militanti islamici contro l’esercito indiano è cominciata nel 1989 e finora ha provocato oltre 40mila vittime, tra le quali molti civili.
 
Pakistan. Il 5, una militante per i diritti delle donne è stata uccisa insieme alla figlia a colpi d'arma da fuoco a Dir, 200 chilometri a nord di Peshawar. Zubeda Begum, 40 anni, e sua figlia Shumyla sono state aggredite nella loro casa. La donna era una militante della Fondazione Aurat ("donna" in lingua urdu), particolarmente attiva nella regione conservatrice del nord-ovest del Paese.
Il 6, una bomba è esplosa a Ladha nell'abitazione di un giudice del Waziristan. Una persona è morta. I responsabili dell'attentato restano da accertare.
 
Sri Lanka. Il 2, un agente di polizia è stato ucciso da un gruppo di ribelli separatisti delle Tigri tamil a Kalkdah, 230 chilometri dalla capitale Colombo.
I guerriglieri delle Tigri combattono contro l’esercito governativo cingalese dai primi anni Ottanta nel Nord e nell’Est del Paese. Nel conflitto sono morte finora 65mila persone.
 
Nepal. Il primo, un civile è stato ucciso dai guerriglieri maoisti e altri due sono rimasti feriti nel distretto di Dadeldhura. Nello stesso giorno, con l'accusa che a utilizzare l'acqua è l'esercito nepalese, i maoisti hanno distrutto il bacino idrico di Bangla-Divela, nel distretto di Arghakhanchi, privando di acqua potabile oltre 7mila villaggi. Lo rivela il sito www.nepalnews.com, che riporta anche che i residenti delle città di Bangla, Dirvana e Sandhikharka hanno utilizzato nelle ultime due settimane acqua dei monsoni.
I maoisti combattono contro l’esercito reale dal 1996. Il loro obiettivo è rovesciare la monarchia e instaurare una repubblica comunista. Le vittime della guerra sono almeno 11mila.
 
Zimbabwe – Giorno 1 di luglio testimoni hanno riferito di nuovi tre morti nella campagna di demolizioni e sgomberi disposta dal presidente Robert Mugabe alle bidonville urbane. Abitanti del sobborgo ‘sgomberato’ di Porta Farm hanno riferito all’inviato speciale Onu Anna Tibaijuka di aver visto un ragazzo di 18 anni investito da un’auto della polizia durante gli sgomberi,  oltre ai casi di una donna malata e un bimbo di 18 mesi rimasti incastrati tra le macerie delle baracche in cui abitavano, distrutte dalle ruspe.
 
Repubblica Democratica del Congo – Almeno dieci persone sono morte, centinaia ferite e un centinaio arrestate a Kinshasa, nei disordini scoppiati dopo l’annuncio del rinvio a tempo indeterminato delle elezioni venerdì primo di luglio. Le consultazioni, prime dopo la dittatura di Mobutu Sese Seko, avrebbero dovuto tenersi il 30 giugno, ma sono state rimandate di 6 mesi per problemi organizzativi. In seguito il presidente Joseph Kabila ha detto di non poterle stabilire prima del marzo 2006, scatenando le proteste di strada del partito d’opposizione Udps (Unione per la Democrazia e il Progresso).
Almeno 15 persone, perlopiù pescatori, sono stati uccisi da miliziani ignoti in un attacco a Mokambo, nella provincia nord-orientale dell'Ituri, a inizio del mese. Come riferito dall'agenzia 'Misna', alcuni uomini armati provenienti alla zona di Djugu avrebbero attaccato i civili a un'ottantina di chilometri da Mahagi, capoluogo di distretto. L'assalto è stato attribuito ai ribelli del 'Fronte dei nazionalisti e degli integrazionisti' (Fni), una delle milizie più radicali dell'Ituri, che non avrebbe ancora aderito al piano di disarmo Onu.
Categoria: Guerra
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