Scritto per noi da
Nicoletta Sala

Un
clima di paura che
travalica i confini delle singole nazioni e dei governi, un clima che alimenta
i giochi del potere, che minaccia la sicurezza delle comunità e fa spregio
della dignità umana, quello che segna oggi il trionfo dell’isteria del
monologo, della logica del terrore contro il terrore, dei mantra della politica
e della religione, ripetuti e moltiplicati dai media o dagli abili oratori del
caso.
“Oggi la paura è un potere
occulto, invisibile, il potere del semi-stato, un entità che non può rivendicare
confini fisici, che non sventola bandiere nazionali, che non fa parte di
nessuna associazione internazionale, che è in tutto e per tutto folle tanto
quanto la dottrina dell’annientamento della mutua distruzione assicurata (MAD),
così pacatamente professata dalle superpotenze.”
Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura nel 1986,
individua una profonda linea di continuità negli ingranaggi del potere e della
paura: destatosi dall’incubo collettivo della MAD, degli anni della guerra
fredda, il mondo è ora minato dalla lotta tra stato e semi-stato. Dal Niger,
all’Algeria, da New York a Madrid: “E’ il semi stato oggi a creare la paura più
grande, una paura che rischia di trasformarsi in neurosi nel momento in cui lo
stato di diritto, contraddicendo in qualche modo se stesso, si serve proprio
del semi-stato per portare avanti i propri obbiettivi.”
Nell’isteria sollevata dai mantra
del nessuno è innocente o delle armi di distruzione di massa, la
paura non ha più un volto definito, cieche sono le reciproche vendette.
Dosando abilmente l’acume del
filosofo, la pacatezza del narratore e la lucidità dello storico, Soyinka
argomenta sulle cause profonde di simili contrapposizioni: “L’attuale clima di
paura deve molto alla svalutazione o alla perdita della dignità nei rapporti
tra comunità, e soprattutto in quelli tra più forti e più deboli”, rileva, ed
invita dunque alla catarsi, stimolando la riflessione.