07/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Testimonianze da Londra dopo gli attentati. La capitale scossa dalle esplosioni
A Londra convivono persone di ogni nazionalità e Paese. Tra loro i nostri concittadini nati in Italia sono circa 160mila, di cui quasi 50mila stanno vivendo un’esperienza temporanea di lavoro o studio.
 
PeaceReporter ha cercato di raccogliere le voci di chi si trovava vicino ai luoghi degli attentati di stamattina, per riportare le loro sensazioni di un giorno senza pace, un giorno di terrore simile a quello che si vive in molti Paesi del mondo, quotidianamente, da parecchio tempo, ma come in Europa non avevamo più visto per circa 60 anni, fino al maledetto mattino dell’11 marzo 2004 a Madrid.
 
 
 
Mentre le notizie scorrono dagli schermi dei computer, si cerca di contattare conoscenti e amici per accertarsi della loro salute. Nessun cellulare raggiungibile, nemmeno la linea telefonica fissa è libera. La posta elettronica si è rivelato l’unico strumento disponibile. Di seguito vi proponiamo il susseguirsi dei messaggi d'amici italiani ed europei, così come si sono srotolati in una mattinata di angoscia.
 
  La cartina del metro londinese coi siti degli attentati- Dario è di Crotone, ha 34 anni e da due è tornato nella capitale finanziaria europea dove aveva conseguito un master, a fare l’avvocato d’affari. Il grattacielo dove il suo studio ha sede è a cinque minuti a piedi dalla stazione di Liverpool street, la prima ad essere colpita. “Alle 8.48 ero in Vespa alla stazione di Bank (vicino Liverpool St.) e già sfrecciavano volanti e furgoni di polizia e forze speciali. Intorno Liverpool St. so che stanno evacuando –mail delle 11.30 -  alcuni palazzi sedi di uffici (soprattutto banche), dalla finestra al 15esimo piano vedo una scena quasi surreale perché non c’è nessuno in giro... i telefoni funzionano a singhiozzo, tutti nel palazzo hanno parecchia paura”. Per poi riscrivere un quarto d’ora dopo: “Sembra la scena di un film, fuori dal mio palazzo è un continuo viavai di sirene e ambulanze, ma non c’è nessuno per strada”. Dario ci aveva confidato mesi prima, in occasione del suo ultimo trasloco nel SouthBank a sud del Tamigi, di voler acquistare una vespa; “non mi fido più a prendere la metropolitana, il rischio di attentati è molto presente e il posto più probabile per colpire è il Tube”, era stato il suo commento.
 
 
 
Passeggeri fuggono da un tunnel sotterraneo-Qui di seguito traduciamo l’avviso ricevuto da Dario inoltrato dall’amministratore del grattacielo a ogni dipendente delle società con sede in ‘One London Wall’ (questo il nome dell’edificio): “Su suggerimento dell’amministratore di OLW non è consigliabile uscire dall’edificio se non urgente.
 
Ogni cliente e visitatore vedrà il suo bagaglio controllato al pianoterra. Le vostre ‘Pass Card’ saranno controllate dal nostro personale al pianoterra. Le porte per il carico merci rimarranno chiuse, le consegne verranno effettuate appena fuori l’edificio.
 
In caso di allarme nell’edificio: Ascoltate gli annunci dall’altoparlante. Se vi si dice di evacuare procedete verso il nostro abituale punto d’incontro in caso di evacuazione in Churchyard of St John Zachary, salvo diversa comunicazione. Aspettate nel sagrato della chiesa, riceverete altre comunicazioni in quel sito. La polizia è in contatto con l’amministrazione, ogni istruzione sarà trasmessa dall’altoparlante. Se viene considerato pericoloso lasciare il nostro edificio, recatevi alle scale di sicurezza sui lati Est e Ovest. Riceverete lì ulteriori informazioni, che sono considerati i punti più sicuri per riunirsi all’inizio. Rimanete vigili. Segnalate qualsiasi cosa sospetta all’amministrazione, il prima possibile”. Sandro ha 33 anni e vive a Londra da 11. Adesso è un giornalista per il canale di informazioni finanziarie ‘Bloomberg’: “Per fortuna stamattina avevo un turno che iniziava molto presto, alle 5. Qui in ufficio c’è molta confusione, nessuno ha ancora ben chiaro come si sono svolti gli avvenimenti”.
 
 
 
Il rottame del bus esploso - Carlos vive in casa con amici italiani, è portoghese e sta frequentando un corso alla ‘London School of economics’, a un quarto d’ora a piedi da King’s Cross, una delle stazioni colpite oggi. “Vivo molto vicino a Russell square, e nella city è scoppiato il caos. Le strade sono state isolate dalla polizia, continuamente si vedono ambulanze che vanno e vengono e non ci lasciano andare vicino ai siti degli attentati. Nessun bus, metro o treno sta funzionando in tutta Londra, quindi la città è più o meno ferma. La mia strada è esattamente quella dove è esploso il primo bus (Tavistock, ndr) ed è stata chiusa; per adesso seguiamo il consiglio di non uscire di casa, tutti”.
 
 - Gary è inglese, ha 40 anni e lavora in Camden town, una zona a nord ovest del centro; ha raccontato via email di aver dovuto lasciare il metro alla fermata di Victoria Station. “Una camminata di due ore fino all’ufficio .
 - Molti i contatti con gli allievi della ‘Soas’ (‘School of Oriental and African Studies’, ‘Scuola di studi orientali ed africani’), che si trova giusto dietro Russel square, in Thornhaugh street. “Domani avrebbero dovuto essere pubblicati i risultati degli esami di fine anno, con migliaia di ragazzi su quelle linee, sono molto in pensiero per i miei amici che ancora studiano lì, finora solo un lussemburghese mi ha risposto per dirmi che sta bene, ma non riesco a contattare nessun altro”, ci riferisce Sena, studentessa della Soas che fa attività di volontariato presso una Ong italiana.
 
 - Ander è finlandese: “Sono arrivato alla stazione del metro dietro casa mia, mi sono seduto nel vagone ma quasi subito ci han detto che oggi non avrebbe viaggiato. Ho deciso di tornare a casa e lavorare da lì. La mia fortuna è stata essere in ritardo al lavoro, altrimenti avrei dovuto lasciare il metro da un tunnel. Ho ripreso il bus che di solito mi riporta a casa, in zona 4, ma anche quella era l’ultima corsa. Adesso sto in casa ma non riesco a concentrarmi sul lavoro, Ricevo di continuo ‘textes’ (messaggi) che mi chiedono R U ok? R U on the tube? ( 6 a posto? 6 in metro? nel linguaggio essenziale degli sms)
Categoria: Guerra
Luogo: Gran Bretagna