12/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Chavez denuncia l’esistenza di un piano made in Usa per invadere il Venezuela
 
Il presidente Chavez alla televisioneIl presidente del Venezuela Hugo Chavez ha fatto sapere, durante il programma radiofonico che tiene abitualmente la domenica mattina sulla radio nazionale, dell’esistenza di un piano segreto degli Stati Uniti per attaccare ed invadere il Venezuela.
 
Il Piano Balboa. Si chiamerebbe “Piano Balboa” quello che gli Stati Uniti avrebbero inscenato nel 2001 insieme ad altri esponenti della Nato per “provare” l’invasione del Venezuela. L’esercitazione segreta avrebbe avuto lo scopo di quantificare tutti i costi dell’operazione. Sarebbero stati calcolati, come ha detto Chavez,  anche le quantità di munizioni da usare, il numero di bombe da sganciare e non ultimo, gli uomini da utilizzare. “Il piano esiste, compresi i calcoli di quanti bombardamenti sarebbero necessari al giorno, sono state fatte esercitazioni, giochi di guerra. Con il Venezuela come obiettivo” ha detto Chavez, che ha rincarato la dose: “Che nessuno provi a mettere le mani su questa patria”. Scendendo nei particolari dell’esercitazione militare avvenuta nel 2001, il piano Balboa ipotizzerebbe l’occupazione delle regioni occidentali del Venezuela, dove ci sono i maggiori giacimenti petroliferi, da parte di un gruppo organizzato di guerriglieri che, secondo quello che ha raccontato Eleazar Diaz Ranger considerato uno dei maggiori giornalisti venezuelani, assomiglia in modo impressionante al partito dello stesso Chavez.
 
Il presidente BushIl “controbalboa”. “Alla loro discesa li aspetteremo” ha detto il capo di Stato che ha continuato: “Che non vi venga in mente di sbagliare. Avete già sbagliato molto qui. Non sbagliate perché ve ne pentirete per 500 anni”. Intanto i generali dell’esercito venezuelano hanno già predisposto un piano  di difesa nazionale che si chiama “Contro Balboa”. “I nostri generali” ha fatto sapere Chavez durante la trasmissione radiofonica Alò Presidente “stanno studiando tutto questo”. Sempre secondo quanto detto dal presidente Chavez, il Venezuela dispone di 500mila riservisti e, nelle ultime settimane, sarebbero oltre due milioni le persone che si sarebbero iscritte nelle liste dei potenziali partecipanti alla difesa della nazione. Inoltre Chavez ha detto che nelle caserme i soldati sono al lavoro per aggiustare i carri armati, gli aerei e oliare le armi e la popolazione verrà preparata affinché possa, in caso di necessità, difendere il territorio e aiutare la Guardia Territoriale.
 
Dove c’è il petrolio. Che gli Stati Uniti abbiano un amore folle per tutti quei paesi che hanno nel loro sottosuolo notevoli giacimenti petroliferi è risaputo. Che il Venezuela sia il terzo Paese al mondo Chavez alla televisioneesportatore di greggio e uno dei maggior membri dell’Opec, è un dato di fatto. Secondo quanto affermato dal giornalista Eleazar Diaz Ranger, la paura di Chavez sarebbe fondata. Soprattutto alla luce di quello che è avvenuto dopo un anno dalle esercitazioni del “Piano Balboa”. Racconta Diaz Ranger che nel mese di aprile del 2002, infatti, Chavez venne deposto da un colpo di stato militare (durato solo due giorni), e dai risvolti ancora molto confusi. Una certezza però il presidente Chavez la deve avere. L’intelligence Usa conosce alla perfezione sia i piani di difesa, sia la quantità di armi a disposizione del Venezuela, fatto che ha obbligato il primo cittadino venezuelano ad ammettere che “non abbiamo armi sufficienti per tenere testa alla potenza Usa”.

Alessandro Grandi

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