22/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Honduras resta un paese in mano ai militari e svenduto alle multinazionali, base strategica degli Stati Uniti, e tomba di tutti coloro che fanno opposizione

Dopo che l'Honduras è stato riammesso nell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) - in seguito alla cacciata post golpe - violazioni e denunce degli organismi in difesa dei diritti umani sono caduti nell'indifferenza più assordante. La convinzione è che sia in atto un processo di normalizzazione a cui va lasciato tempo. Ma la realtà è ben altra. Si parla di sparizioni forzate, omicidi mirati, minacce contro chiunque osi fare opposizione. Così le organizzazioni sociali hanno deciso di inviare un gruppo di persone in giro per i paesi sudamericani, in modo che il caso Honduras sia reinserito nell'agenda delle emergenze da trattare. Il giro è iniziato dall'Ecuador, unico paese ad opporsi al reintegro di Tegicigalpa nell'Osa. Qui l'agenzia di stampa Alai ha incontrato Bertha Cáceres, dirigente del Comité Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (Copinh), e Joaquín Mejía, avvocato e ricercatore dell'Equipo de Reflexión, Investigación y Comunicación en Radio Progreso.

"Stiamo assistendo a un deterioramento costante in materia dei diritti umani e la comunità internazionale ci sta girando le spalle". Cáceres e Mejía hanno spiegato come se durante il Golpe le violazioni erano pubbliche e manifeste, dall'arrivo di Porfirio Lobo Sosa le violazioni sono diventate di bassa intensità, programmate e selettive. Da qui la decisione di rivolgersi ai paesi progressisti - che riammettendo l'Honduras nell'Osa hanno legittimato il colpo di stato nonostante la gravità della situazione - affinché si assumano le loro responsabilità e, in nome della solidarietà di cui tanto parlano, inizino un lavoro di monitoraggio all'interno dell'Unasur, Alba e Celac (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños).

I due spiegano come ci siano zone in cui le istituzioni dello Stato non esistono. Tutto è in mano ai proprietari terrieri, come accade nell'Aguán. Si contano omicidi, persecuzioni, tutti verso quei leader capaci di denunciare al mondo quanto sta succedendo. Hanno paura e cosa fanno? Pedinano, assaltano gli uffici delle organizzazioni, rubano pc portatili e hanno anche ucciso una decina di giornalisti. Nemmeno durante il golpe ne hanno uccisi così tanti. E che dire delle sparizioni. El Comité de Familiares de Desaparecidos Detenidos en Honduras (Cofadeh) ha documentato 14 desaparecidos, molti dei quali lideres del Frente Nacional de Resistencia, che testimoni giurano di averli visti portar via dalla polizia. Ma il Frente ha visto anche tanti suoi uomini uccisi, omicidi che non risparmiano nemmeno i contadini: sono 55 quelli uccisi nel solo Aguán. A tutto ciò vanno ad aggiungersi le detenzioni illegali, le torture e molti altri maltrattamenti. Quel che il golpe ha fatto, quindi, è stato distruggere quel minimo di stato di diritto costruito in trent'anni di democrazia formale, lasciando il paese nelle mani dei poteri forti: economico, militare e religioso.

Infatti tutta la struttura dei golpisti è intatta. La Corte è lì, il Fiscal General de la República è lì, l'Obudsman è lì, e in Parlamento su 128 deputati, 75 sono gli stesso che organizzarono il golpe. Da qui le leggi per svendere il territorio, criminalizzare la protesta, ridurre le garanzie costituzionali, e la cessione a polizia e militari di facoltà enormi. Pensate che il golpista Roberto Micheletti è appena stato eletto deputato a vita alla Pinochet, figura nemmeno prevista nella Magna Carta. E mentre nasce il Ministero dei diritti umani, organismo di facciata, il governo consegna il potere ai militari, nominando il generale Romeo Vásquez, autore del golpe, gerente di Hondutel, l'impresa per le telecomunicazioni, strategia in materia di intelligenze; un altro comandante, direttore generale di Migrazione e Relazioni estere; un altro a capo dell'Aeronautica civile e via dicendo. Affossando definitivamente il processo di smilitarizzazione iniziato negli anni Novanta.

Ad oggi, dunque, che gli Usa mettono bocca in Honduras sono cento anni. E i loro interessi avanzano ancora per mano delle multinazionali che stanno consumando i beni naturali del paese. Ormai gli Stati Uniti hanno basi militari ovunque. In tutto cinque, con la sesta e la settima in previsione. Il tutto nell'ambito del rafforzamento del Plan Mérida, che non è niente di diversa dal Plan Colombia. Colombia che sta importando non solo prodotti, ma anche paramilitari e militari che stanno addestrando gli squadroni hondruegni a piegare l'opposizione nel sangue. La Politica di Sicurezza Democratica inaugurata da Uribe ha il suo clone in Honduras.

Una situazione che sta scappando di mano persino al presidente Lobo, sempre più solo. E questo isolamento è emerso anche nella gestione dello scandalo delle esecuzioni extragiudiziarie di giovani e giovanissimi per mano della polizia. A oggi 98. Solo in ottobre, 65. Il 70 percento dei quali minorenni. Il più grande aveva 23 anni. Omicidi rimasti nell'indifferenza, fino all'uccisione di uno studente, figlio della rettrice della Universidad Nacional Autónoma, donna vicina ai golpisti. E questa volta non hanno potuto abbuiare nulla. Quindi sono saltati alcuni ufficiali, per coprire un coinvolgimento serio di tutta la polizia in questi crimini. Ma Lobo non ha potuto fare altro che dare ulteriore potere ai militari che hanno ormai in pugno l'Honduras. Dove aumentano anche le agenzie di sicurezza private, altro potere occulto in mano a stranieri poco raccomandabili, legati a episodi di terrore in molti paese, quali Argentina, Israele, Colombia e gli stessi Usa. Lobo ormai è un burattino, giostrato dai poteri di fatto: politico, imprenditoriale, militare e del narcotraffico, che tiene in mano le redini di tutto. Controlla tutto. Ed è a questo punto che i due difensori dei diritti umani si chiedono: "Se gli Stati Uniti hanno aumentato la loro presenza nel paese perché il narcotraffico è cresciuto? Dov'è questa lotta contro il narcotraffico? È una grossa bugia. Tutto quello che vogliono sono i nostri beni naturali, la nostra sovranità e avere il controllo geostrategico, perché l'Honduras continua ad avere una posizione che fa gola a Washington".

Stella Spinelli

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