21/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Accolto il controricorso dell'European Roma Rights Centre Foundation per discriminazione etnica e razziale nei confronti della comunità Rom

Si chiude insieme all'era Berlusconi anche la vicenda legata al Dpcm, presentato il 21 maggio 2008, con oggetto la “Dichiarazione dello stato di emergenza, in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia”.

Secondo i giudici infatti "non esistono dati fattuali che autorizzino ad affermare l'esistenza di un nesso tra la presenza sul territorio di insediamenti rom e una straordinaria ed eccezionale turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica".

Cade così uno dei cavalli di battaglia del vecchio governo, meglio conosciuto come "Piano nomadi", e che inaugurò in Italia l'era degli sgomberi forzosi dei campi rom nei territori interessati, tra i quali si ricorda quello del Casilino 900, storico campo considerato il più grande d'Europa.

Non solo i giudici hanno dichiarato "Illegittimo lo stato di emergenza”, ma hanno accolto il controricorso presentato dall'European Roma Rights Centre Foundation (Errcf), "non pienamente soddisfatti dalla pronuncia di primo grado, che non aveva condiviso il rilievo della carenza di presupposti di fatto idonei a legittimare una declaratoria di emergenza ai sensi dell’art. 5 della legge n. 225 del 1992 e dei lamentati intenti di discriminazione etnica e/o razziale nei confronti della comunità Rom".

Nella sentenza viene inoltre specificato che non esistendo più le motivazioni necessarie atte a giustificare la nomina dei commissari straordinari eletti a Roma, Napoli, Milano e successivamente, Torino e Venezia dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, vengono conseguentemente annullati tali incarichi, considerati ormai nulli.

Parole chiave: Italia, Rom, Piano nomadi
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Italia