18/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli 'orfani di guerra' giapponesi abbandonati in Cina nel 1945 non saranno risarciti
Alcuni dei trentadue 'orfani' all'uscita del tribunaleBeffati dalla storia e ora anche dalla giustizia. Per migliaia di giapponesi ormai anziani, che alla fine della seconda guerra mondiale furono forzatamente divisi dalle loro famiglie nella Cina nord-orientale occupata dall’impero nipponico sconfitto, la sentenza emessa la scors asettimana da un tribunale di Osaka rischia di mettere una pietra sopra le decine di cause di risarcimento intentate contro il governo il Tokyo: i giudici hanno stabilito che lo Stato giapponese è in parte da biasimare per le loro sofferenze passate e presenti, ma non è tenuto ad accollarsene il costo.
 
Un’odissea lunga sessant’anni. Il verdetto coinvolge trentadue giapponesi tra i 59 e i 79 anni, cresciuti in Cina ma rimpatriati all’inizio degli anni Ottanta. Nella loro stessa situazione ci sono però altri duemila “orfani di guerra” (come sono stati soprannominati), cioè le vittime morali della resa del Giappone nel 1945. Lo stato-fantoccio del Manchukuo, stabilito nella Cina nord-orientale dall’impero nipponico dopo l’occupazione del 1931, era crollato insieme alle ultime difese di Tokyo. Centinaia di migliaia di contadini giapponesi emigrati nella Manciuria occupata vennero cacciati con la forza, molti altri furono uccisi. Dietro di loro rimanevano decine di migliaia di bambini sotto i 13 anni, che furono cresciuti da famiglie cinesi. Dopo che nel 1972 Cina e Giappone ristabilirono rapporti diplomatici, Tokyo lanciò un programma per far rimpatriare gli “orfani di guerra”. E nei primi anni Ottanta molti di loro lasciarono la patria adottiva per stabilirsi in Giappone. Ma il loro reinserimento nel Paese che avevano visto solo da bambini si è rivelato più difficile del previsto. Ignorati dai parenti e incapaci di parlare un buon giapponese, gli orfani ormai cresciuti hanno avuto serie difficoltà a trovare lavori qualificati. Oggi circa il 70 per cento di essi vive con sussidi previdenziali di 30mila yen al mese (250 euro).
 
Lo stato fantoccio del Manchukuo fu creato durante l'occupazione nipponica del nord-est della Cina, durata dal 1931 al 1945Tutti in tribunale. Il colpevole dei loro problemi, accusano, è il governo di Tokyo, che ha ritardato per troppo tempo il loro rimpatrio e poi non li ha aiutati abbastanza a rifarsi una vita. Dei circa 2.500 orfani rimpatriati fino ad oggi, negli ultimi anni oltre duemila hanno fatto causa contro lo Stato presso diversi tribunali giapponesi, chiedendo un risarcimento di 33 milioni di yen a testa (248mila euro). La sentenza della corte distrettuale di Osaka è solo la prima, nei prossimi mesi altri tribunali si pronunceranno in merito. I giudici di Osaka hanno riconosciuto le sofferenze dei bambini rimasti in Cina prima e dopo che tornassero in Giappone, ma hanno negato qualsiasi responsabilità dei governanti. Anche se Tokyo avrebbe dovuto darsi da farse prima per identificare gli orfani e riportarli in patria, per la corte l’unico colpevole è il caos delle ultime fasi della seconda guerra mondiale.
 
Le reazioni. “Le nostre richieste non sono elevate”, ha detto ai giornalisti Toshio Matsuda, il leader degli orfani che si sono visti negare il risarcimento richiesto. “Vogliamo solo giustizia e diritti umani. Continueremo a lottare finché non avremo vinto”. Dopo la sentenza di primo grado negativa, i 32 orfani hanno infatti già annunciato di voler ricorrere in appello. Anche se con meno ottimismo di prima: “Non sono sicuro che sia stata una buona idea ritornare in Giappone”, ha detto uno di loro ai giornalisti.

Alessandro Ursic

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