scritto per noi da
Igor D’India*

Torna ad affollarsi la piazza davanti alla Casa della Cultura di Beslan, che
dieci mesi fa era stata allestita come centro di accoglienza per i parenti degli
ostaggi rinchiusi nella palestra della scuola numero 1, in attesa di notizie dei
propri cari. Questa volta ad attirare l’attenzione è la visita del campione del
mondo di scacchi Garry Kasparov, ora noto anche per il suo impegno politico: all'inizio
di quest'anno ha abbandonato la carriera scacchistica per candidarsi alle elezioni
presidenziali russe del 2008 contro Putin, e a tale scopo ha fondato il comitato
"2008: Libera Scelta".
A mezzogiorno in punto Kasparov arriva davanti al teatro, circondato dai quattro
uomini della scorta e dai membri del suo staff, per incontrare la gente di Beslan
e poterne raccogliere le testimonianze e le richieste.
L’assalto dei provocatori. Nonostante i numerosi sostenitori, madri e parenti delle vittime dell’attentato,
simpatizzanti o semplici ammiratori, alcuni robusti provocatori (successivamente
indicati da Kasparov come
“teppisti organizzati dalle autorità russe”,
ndr) bloccano la strada allo scacchista gridando: “Ma tu dov’eri quando i nostri
bambini morivano?”, subito azzittiti da altre voci che si alzano dal pubblico:
“Perché, Putin dov’era?”. Nasce una colluttazione tra alcune madri che cercano
un dialogo con i contestatori e i violenti, che vengono momentaneamente isolati.
Dopo pochi minuti, quando sembra che il comizio si sarebbe svolto tranquillamente,
ecco piombare sassi sulla tettoia di plastica blu all’ingresso del teatro, seguiti
da spruzzi di ketchup e dal lancio di uova che colpiscono alcuni spettatori, ma
non Kasparov che viene allontanato. Per alcuni momenti si scatena il panico, una
signora anziana viene spinta e calpestata dalla folla, la gente urla spaventata,
inseguita da brutti ricordi.
Alla reazione della folla, lo sparuto gruppo di teppisti si dilegua e lascia
proseguire la manifestazione.
Kasparov parla con la gente. Parte quindi il corteo che arriva fino alla palestra della scuola in cui sono
morte più di trecento persone. Il campione, visibilmente scosso, depone l’ennesima
corona di fiori in memoria delle vittime. Il silenzio è rotto solo dal pianto
di alcune donne che rende ancora più drammatico il momento.
Poi, nel cortile antistante la gente si stringe intorno a lui. “Ci scusiamo per
quello che è successo”, dice Susanna Dudaieva del Comitato delle Madri di Beslan.
“Siamo contenti della sua visita, siamo qui per ascoltarla. Ormai viviamo nel
terrore e temiamo di non poter garantire un futuro sereno ai nostri figli, chi
è al potere si è dimenticato di noi? Perché non ci aiutano? Vogliamo solo essere
protetti! Siamo sicuri che lei può portare il nostro messaggio al presidente”.
“E’ quello che farò”, risponde rispettoso Kasparov. “Questa strage è il segnale
che dopo Nord-Ost il terrorismo era tutt’altro che sconfitto, per nulla ostacolato
dalla politica di Putin. Io andrò a parlare di voi al potere, ma il potere certamente
non vorrà ascoltarmi”.
“Noi aspettiamo qui Putin! Perché non vuole venire?”, si chiede dice una donna
con le lacrime agli occhi.
“Non pensate che qualcuno verrà qui da voi”, ribadisce Kasparov. “Il potere ha
paura soprattutto del vostro dolore. Ecco perché, se volete, è il momento di cambiare.
L’unica soluzione è rimuovere il problema alla radice, o Beslan si ripeterà ancora”.
Intervista a Kasparov
Come può descrivere l’attuale situazione politica del suo paese?
La situazione politica in Russia sta decisamente peggiorando. E’ ora che i leader
di tutto il mondo prestino attenzione alle azioni del presidente Putin, il quale
sta caparbiamente smantellando le istituzioni democratiche del mio paese. Ogni
sua azione in questi sei anni al potere è stata chiaramente indirizzata a costruire
le basi di un regime di potere personale, liquidando le elezioni e le altre libertà
democratiche dalla mappa della politica russa”.
Secondo lei la Russia di oggi è una democrazia?
La democrazia si basa su un certo numero di pietre angolari, di cui fanno sicuramente
parte le libere elezioni e la libertà di stampa, che ha praticamente cessato di
esistere in Russia, tribunali indipendenti e processi imparziali, anch’essi assenti
nella Russia di Putin. Un’altra libertà ormai calpestata nel mio paese è quella
di dissentire pubblicamente, di manifestare in piazza: le ultime direttive emanate
dal Ministero degli Interni non fanno alcuna distinzione fra terroristi e pacifici
dimostranti. Il Ministero degli Interni, l’Fsb (i servizi segreti, ndr) e le altre strutture di pubblica sicurezza stanno ricevendo sempre più poteri
dal Cremlino, tanto che la Russia di oggi sembra sempre più uno Stato di polizia
in cui non c’è più posto per le libertà democratiche”.
Quali solo i maggiori errori che lei imputa alla presidenza Putin?
Sarebbe troppo lungo elencare tutti gli sbagli commessi del regime di Putin e
tutte le sue azioni incostituzionali. La ‘verticale del potere’ che ha costruito
in pochi anni sta facendo a pezzi le libertà delle regioni russe, sta distruggendo
la resistenza della Federazione minacciando l’integrità del nostro paese. La situazione
nel nord del Caucaso, specialmente la guerra in Cecenia, è un altro chiaro indicatore
del fallimento totale di Putin.
Cosa pensa della politica antiterrorismo di Putin?
Nel 1999, quando è salito al potere, Putin aveva affermato che la lotta al terrorismo
sarebbe stata la sua priorità numero uno. Oggi, dopo sei anni, possiamo affermare
che non solo non ha raggiunto questo obiettivo, ma non ha nemmeno potuto impedire
che il terrorismo si espandesse in tutte le repubbliche del Caucaso del nord.
E se nel 1999 la Russia si trovava a fronteggiare solo i separatisti ceceni, oggi
dobbiamo combattere contro diversi gruppi di integralisti islamici caucasici,
che sono di gran lunga più pericolosi per la Russia e per il resto del mondo.
Come giudica la politica caucasica del Cremlino?
Questi pochi giorni trascorsi nel Caucaso ci hanno dimostrato che la Russia deve
riconsiderare la propria politica in questa zona, e trovare una via per la cooperazione
con le élite locali ancora favorevoli alla Russia. Questa è la sola forza che
potrebbe opporsi al potere crescente degli integralisti islamici. Ma sfortunatamente
la scelta di Putin nel nord del Caucaso è completamente opposta: continua a sostenere
i suoi corrotti rappresentanti locali, che dimostrano la loro fedeltà a Mosca
e a lui personalmente, ma mancano completamente dell’autorità per controllare
la situazione nelle loro repubbliche. Questi capi locali, che si appoggiano a
Putin e al Cremlino, stanno fomentando sempre più la rabbia della popolazione
locale, e questo crescente senso d’insoddisfazione contribuisce ad aiutare gli
integralisti islamici a reclutare nuovi volontari in tutta la regione.