05/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Ali Rashid, diplomatico dell'Anp: il presidente potrebbe essere stato avvelenato

arafat al rientro a gaza“La malattia di Yasser Arafat apre numerosi interrogativi. Il primo riguarda la natura della patologia dalla quale è affetto. Fin dall’inizio vi sono state tre ipotesi.
Poteva trattarsi di leucemia, di una infezione del sangue molto grave o di avvelenamento”. A parlare è Ali Rashid, primo segretario della delegazione diplomatica dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) a Roma. Le sue parole contengono una ipotesi inquietante, che rimanda a scenari lontani, al tempo della "guerra fredda".

Rashid contiunua: “Io ho la sensazione che la possibilità di un attentato alla salute del presidente Arafat sia molto concreta. Mi sembra impossibile considerare
probabile una forma leucemica. apparsa in tempi troppo rapidi e su una persona tenuta costantemente sotto controllo medico. I clinici francesi poi, fin dai
primi momenti dopo il ricovero all’ospedale militare Percy, hanno escluso la leucemia. Gli stessi medici hanno sostenuto non vi siano cause naturali in grado
di giustificare un peggioramento tanto drammatico”.

La tesi del rappresentante dll’Anp forse non troverà mai prova certa. Ancora è impossibile comprendere l’effettiva situazione in cui versa il paziente. Mentre fonti
ospedaliere avevano parlato di “morte cerebrale”, il rappresentante palestinese a Parigi ha smentito il coma irreversibile, sostenendo che “il presidente potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro”. L’informato e molto attendibile giornale israeliano ‘on line’, Haaretz’, preferisce una linea neutrale e pubblica altre dichiarazioni dell’Anp dalla capitale francese: “Il presidente si trova tra la vita e la morte”. Un altro organo di informazione di Tel Aviv, il sito Web “Debkafile”, molto vicino ai servizi segreti israeliani, alle 13.00 del 5 novembre lancia la notizia: “Secondo fonti di stampa parigine, il presidente Yasser Arafat è morto pochi minuti fa”.

abu mazenIn questa confusione resta aperto un altro problema, quello della successione a capo del governo palestinese. Rashid dice: “Tutti gli organi di stampa tendono a
descrivere come incerti gli assetti nell’esecutivo. Smentisco sia vero. Arafat ha una grande esperienza politica per cui l’eventualità di una situazione del
genere era stata esaminata da tempo e la nostra struttura politica è già al lavoro. Le persone incaricate di governare questa fase sono: Abu Mazen, Segretario del Comitato esecutivo dell' Olp; Abu Ala, primo ministro; Rawhi Fattouh, Presidente del consiglio legislativo; Salim Zanun, il presidente del Consiglio nazionale palestinese".

La voce di Ali non tradisce nessuna insicurezza, anche se il sospetto di attentato alla vita di Arafat è pesante come il piombo. Il diplomatico insiste: “Da tempo era nota la volontà del governo Sharon di voler eliminare il presidente. Io ribadisco che loro possono fare quello che vogliono, hanno libertà totale di azione e si vede tutti i giorni. D’altra parte sono all’attacco da anni, non hanno un momento di tregua. La situazione in Palestina è molto complessa e l’infiltrazione di agenti del Mossad, il servizio segreto interno, dello Shin Beth e dell'intelligence militare fa parte della strategia di Tel Aviv. Insomma, mi sento di richiamare l’attenzione su questo elemento, che rappresenta un fatto di estrema gravità”.

Il diplomatico fin da ragazzo è stato un militante della causa palestinese. Ricorda Arafat con affetto: “Ho dedicato la mia vita alla lotta per la libertà del mio popolo.
Ricordo il Presidente da sempre. Ero il suo interprete quando veniva in Italia. L’ho conosciuto in Giordania e l’ho incontrato quando era a Tunisi, in Libano e
poi, finalmente, quando è tornato in Cisgiordania. Era un uomo semplice, concreto, dotato di una incredibile e acuta intelligenza. Per carattere era un
mediatore, ma solo finchè le condizioni erano tollerabili. Lui riceveva tutti, le sue porte erano sempre aperte. Sapeva di essere un punto di riferimento per
tutti, per grandi e piccoli. Era un rivoluzionario, il perno della  nostra battaglia per indipendenza ed era consapevole del suo ruolo”.

arafat e abu alaIn passato il presidente era stato un combattente, da alcuni considerato un terrorista. Rashid non ha dubbi: “Era un rivoluzionario. Terrorista è chi distrugge le nostre case, attacca i villaggi coi carri armati e uccide persone disarmate. Chi lo descrive come terrorista è il vero terrorista. Poi c’è un discorso più complesso da fare.
Arafat è il capo di un governo senza territorio, perché la Palestina è occupata dall’esercito israeliano. Insomma è il capo di stato di uno stato che non c’è.
Questa situazione apre delle contraddizioni e così, anche quando la clandestinità è finita, ha dovuto tenere in vita il suo lato rivoluzionario. Il margine tra rivoluzione e terrorismo in una situazione come la nostra è labile. Nel senso che l’aggressione continua di Sharon ha radicalizzato alcune frange palestinesi e l’infiltrazione dei servizi segreti israeliani ingarbugliato ancor di più la matassa. Lui non può controllare tutto, quindi nemmeno chi sceglie le forme più estreme di azione. La storia, però, parla per lui. Nel 1973 ebbe il coraggio di scegliere la soluzione politica. Riconobbe lo stato di Israele e chiese la costituzione dello stato palestinese. Questa politica può esser definita da qualcuno terrorismo? Chi ha permesso gli accordi di Oslo se non lui? Una informazione distorta lo descrive come l’artefice del fallimento di Camp David. Quello era un tranello, non potevamo far altro che rifiutare, le condizioni erano inaccettabili, il nostro popolo le avrebbe rifiutate”.

Rashid coglie l'occasione per lanciare un appello: "a Delegazione Generale Palestinese in Italia invita tutti i cittadini, le
comunità straniere, le Associazione  e tutti gli amici che in questi anni di lotta per l'autodeterminazione del Popolo Palestinese e per la Pace in Medio Oriente ci sono stati a fianco a riunirsi per una veglia per stare vicini e sostenere l'ultima lotta contro la morte del nostro Presidente Yasser Arafat. Siamo certi che voi amici italiani risponderete numerosi al nostro appello e ancora una volta, come in tutti i momenti dolorosi e bui della nostra drammatica storia, ci sarete a fianco e vicini in una veglia di speranza per il nostro Presidente Yasser Arafat ultimo grande lider nella lotta di liberazione, e l'uomo che ha incarnato tutta la sua vita con le sofferenze, le battaglie e i sogni del Popolo Palestinese. L'appuntamento sarà nella sede dell'ARCI a Roma in via di Pietralata sabato 6 novembre dalle 15 alle 24 e domenica 7 novembre dalle 10 alle 15".

Roberto Bàrbera

Categoria: Politica
Luogo: Israele - Palestina