19/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'enclave russa nel cuore dell'Unione europea. Un problema ancora irrisolto
scritto per noi da
Francesca Jaccod
 
KaliningradUn milione di abitanti vive a Kaliningrad, un territorio di 15.100 chilometri quadrati, grande quanto la metà del Belgio e dal 2004 incuneato fra stati membri dell'Unione Europea. L’enclave si trova in una situazione di crisi economica e sociale profonda, che perdura ormai dall’inizio degli anni Novanta. Come una balena spiaggiata sulle coste del Baltico, la popolazione della regione si dibatte fra mille difficoltà. Disoccupazione, un elevato indice di mortalità, tubercolosi, alcoolismo e delinquenza nelle strade, sono fra i peggiori di tutta la Federazione e la regione detiene anche il poco invidiabile primato di "capitale russa dell’Aids". L'oblast (enclave) è inoltre la principale fonte di inquinamento del Baltico e rappresenta una delle aree ecologicamente più degradate del pianeta.
Una situazione davvero drammatica, dunque. Per la quale è difficile intravedere una soluzione.
Una possibile via d’uscita potrebbe essere rappresentata proprio dalla posizione geografica e dai legami privilegiati che la Russia di Putin sta realizzando con la Germania. Possibile fulcro commerciale, Kaliningrad è però oggi anche uno dei principali nodi di scambio per i traffici di droga e prostituzione delle mafie cecena, estone e uzbeka. La presenza di giacimenti petroliferi e l'imponente concentrazione di ambra contribuiscono ad attrarre investimenti di origine incerta.
 
L'encalve di KaliningradDue nomi per una città. Kaliningrad nasce col nome di Koenigsberg nel 1255, fondata dai cavalieri teutonici. La conferenza di Potsdam ha però attribuito nel 1945 il territorio, abitato per l’80 per cento da una popolazione di ceppo germanico, all’Unione Sovietica. Ribattezzata Kaliningrad quello stesso anno, in omaggio a un dirigente comunista, la città venne scelta da Stalin come sede della flotta sovietica sul Baltico. Oltre al nome, cambiò anche la popolazione della regione: gli abitanti di lingua tedesca sono stati espulsi in massa, soppiantati da russofoni. Dichiarata off limits per tutti gli stranieri fino al crollo del regime sovietico, dal primo maggio dello scorso anno l’avamposto più occidentale della Federazione Russa  è circondato da Paesi che appartengono all’Ue.
 
KaliningradTesta di ponte verso occidente. Malgrado la volontà conclamata di considerare la regione un punto d'incontro fra la Federazione Russa e l'Europa, Putin e la nomenklatura del Cremlino la trattano sostanzialmente come una testa di ponte per attirare conoscenze e capitali stranieri – soprattutto tedeschi e in minor misura francesi - verso il resto della Russia, trascurando il benessere dell'enclave a vantaggio di altre città come San Pietroburgo. Proprio l'ex Leningrado è tratteggiata come la vera vetrina della nuova Russia, a detrimento delle altre maggiori città dell'area. Tutto questo mentre un sondaggio, effettuato all'inizio di luglio su un campione di mille abitanti della Federazione, riporta che la metà dei cittadini russi si disinteressano della regione. Immaginare quale sarà il proprio avvenire sembra cosa complessa per gli abitanti dell'enclave. Quali saranno le decisioni prese dai vertici del Cremlino per risolvere la crisi di Kaliningrad? Quali saranno gli attori che ne beneficeranno?
 
Relazioni difficili sul Baltico. Il 3 luglio si sono tenute le celebrazioni per il 750esimo anniversario della fondazione della città. Nella tre-giorni il padrone di casa Vladimir Putin ha coinvolto Gerard Schroeder e Jacques Chirac in un vertice informale Russia-Germania-Francia. Nessun invito è stato però mandato ai vicini polacchi e lituani, che hanno reagito indignati per il silenzio russo. Le relazioni con i Paesi limitrofi sono tradizionalmente tese. I lituani e i polacchi vedono come fumo negli occhi la presenza russa alle porte di casa. La regione rappresenta per Vladimir Putin la possibilità di apporre un più stretto controllo sul territorio ereditato dal crollo sovietico, e mantenere un potere di pressione sugli ex stati satellite dell’Urss.
Bambini a KaliningradA cominciare dalla questione dei visti. Mosca chiede infatti per l’oblast un corridoio di passaggio protetto che la colleghi alla madrepatria, e lamenta lo svantaggio in cui si trova Kaliningrad dall’allargamento dell’Europa a 25. Inoltre, il Cremlino vuole una completa abolizione dell’obbligo di visti per cittadini russi diretti verso l’Ue entro il 2008. Per ora la situazione rimane in stallo. Da quando le Repubbliche baltiche hanno raggiunto l'indipendenza nel 1991, Kaliningrad è costantemente in bilico fra emarginazione e potenzialità inespresse. Le alternative che l'oblast ha davanti sono quella di essere il trait d'union fra Oriente e Occidente o un'altra semplice propaggine della periferia russa.

Categoria: Politica, Popoli
Luogo: Russia