scritto per noi da
Francesca Jaccod
Un milione di abitanti vive a Kaliningrad, un territorio di 15.100 chilometri
quadrati, grande quanto la metà del Belgio e dal 2004 incuneato fra stati membri
dell'Unione Europea. L’enclave si trova in una situazione di crisi economica
e sociale profonda, che perdura ormai dall’inizio degli anni Novanta. Come una
balena spiaggiata sulle coste del Baltico, la popolazione della regione si dibatte
fra mille difficoltà. Disoccupazione, un elevato indice di mortalità, tubercolosi,
alcoolismo e delinquenza nelle strade, sono fra i peggiori di tutta la Federazione
e la regione detiene anche il poco invidiabile primato di "capitale russa dell’Aids".
L'oblast (enclave) è inoltre la principale fonte di inquinamento del Baltico e
rappresenta una delle aree ecologicamente più degradate del pianeta.
Una situazione davvero drammatica, dunque. Per la quale è difficile intravedere
una soluzione.
Una possibile via d’uscita potrebbe essere rappresentata proprio dalla posizione
geografica e dai legami privilegiati che la Russia di Putin sta realizzando con
la Germania. Possibile fulcro commerciale, Kaliningrad è però oggi anche uno dei
principali nodi di scambio per i traffici di droga e prostituzione delle mafie
cecena, estone e uzbeka. La presenza di giacimenti petroliferi e l'imponente concentrazione
di ambra contribuiscono ad attrarre investimenti di origine incerta.
Due nomi per una città. Kaliningrad nasce col nome di Koenigsberg nel 1255, fondata dai cavalieri teutonici.
La conferenza di Potsdam ha però attribuito nel 1945 il territorio, abitato per
l’80 per cento da una popolazione di ceppo germanico, all’Unione Sovietica. Ribattezzata
Kaliningrad quello stesso anno, in omaggio a un dirigente comunista, la città
venne scelta da Stalin come sede della flotta sovietica sul Baltico. Oltre al
nome, cambiò anche la popolazione della regione: gli abitanti di lingua tedesca
sono stati espulsi in massa, soppiantati da russofoni. Dichiarata off limits per
tutti gli stranieri fino al crollo del regime sovietico, dal primo maggio dello
scorso anno l’avamposto più occidentale della Federazione Russa è circondato
da Paesi che appartengono all’Ue.
Testa di ponte verso occidente. Malgrado la volontà conclamata di considerare la regione un punto d'incontro
fra la Federazione Russa e l'Europa, Putin e la nomenklatura del Cremlino la trattano
sostanzialmente come una testa di ponte per attirare conoscenze e capitali stranieri
– soprattutto tedeschi e in minor misura francesi - verso il resto della Russia,
trascurando il benessere dell'enclave a vantaggio di altre città come San Pietroburgo.
Proprio l'ex Leningrado è tratteggiata come la vera vetrina della nuova Russia,
a detrimento delle altre maggiori città dell'area. Tutto questo mentre un sondaggio,
effettuato all'inizio di luglio su un campione di mille abitanti della Federazione,
riporta che la metà dei cittadini russi si disinteressano della regione. Immaginare
quale sarà il proprio avvenire sembra cosa complessa per gli abitanti dell'enclave.
Quali saranno le decisioni prese dai vertici del Cremlino per risolvere la crisi
di Kaliningrad? Quali saranno gli attori che ne beneficeranno?
Relazioni difficili sul Baltico. Il 3 luglio si sono tenute le celebrazioni per il 750esimo anniversario della
fondazione della città. Nella tre-giorni il padrone di casa Vladimir Putin ha
coinvolto Gerard Schroeder e Jacques Chirac in un vertice informale Russia-Germania-Francia.
Nessun invito è stato però mandato ai vicini polacchi e lituani, che hanno reagito
indignati per il silenzio russo. Le relazioni con i Paesi limitrofi sono tradizionalmente
tese. I lituani e i polacchi vedono come fumo negli occhi la presenza russa alle
porte di casa. La regione rappresenta per Vladimir Putin la possibilità di apporre
un più stretto controllo sul territorio ereditato dal crollo sovietico, e mantenere
un potere di pressione sugli ex stati satellite dell’Urss.
A cominciare dalla questione dei visti. Mosca chiede infatti per l’oblast un
corridoio di passaggio protetto che la colleghi alla madrepatria, e lamenta lo
svantaggio in cui si trova Kaliningrad dall’allargamento dell’Europa a 25. Inoltre,
il Cremlino vuole una completa abolizione dell’obbligo di visti per cittadini
russi diretti verso l’Ue entro il 2008. Per ora la situazione rimane in stallo.
Da quando le Repubbliche baltiche hanno raggiunto l'indipendenza nel 1991, Kaliningrad
è costantemente in bilico fra emarginazione e potenzialità inespresse. Le alternative
che l'oblast ha davanti sono quella di essere il trait d'union fra Oriente e Occidente
o un'altra semplice propaggine della periferia russa.