13/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Testimonianza anonima di un poliziotto : "I soldati falciavano la gente come si falcia il fieno"

di Dilya Uzmanova*

Soldati uzbechi ad Andijan Un ufficiale della polizia uzbeca di Andijan ha deciso di consegnare all’Institute for War and Peace Reporting (Iwpr) la sua testimonianza del massacro dello scorso 13 maggio.
Una testimonianza che contraddice drammaticamente le edulcorate versioni ufficiali fornite dal regime di Islam Karimov.
L’ufficiale non ha voluto che il suo nome e il suo grado venissero pubblicati.
“Molti miei colleghi sono rimasti scioccati da quello che hanno visto e provano grande vergogna per le cose che sono successe, ma non hanno il coraggio di farne parola in pubblico. Io sto rischiando tantissimo a concedervi questa intervista, ma non posso più tacere. Perché quel giorno non 173, non mille, ma almeno 4.500 persone sono rimaste uccise nella repressione di quella ribellione. Nonostante la copertura e le intimidazioni delle autorità, specialmente quelle rivolte a chi parla con i giornalisti o con gli attivisti dei diritti umani, prima o poi queste verità verranno fuori. Ma bisognerà aspettare un completo cambiamento del potere in Uzbekistan, e per questo ci vorranno anni”.
 
Blindato Btr-80 ad AndijanCorpi dilaniati dalle mitragliatrici pesanti. “Tantissime persone sono state uccise in Piazza Babur quando le mitragliatrici dei blindati (Btr-80, ndt) hanno aperto il fuoco sulla folla. Ma molti di più sono morti nella trappola che era stata preparata sulla Prospettiva Cholpon e in via Bukhara per i manifestanti in fuga dalla piazza. Anche qui sono entrate in azione le mitragliatrici pesanti montate sui blindati, mitragliatrici da guerra calibro 14,5. Le raffiche continue di questi grossi proiettili hanno un effetto devastante, ben superiore rispetto a quello delle raffiche dei kalashnikov (calibro 7,62 ndt) in dotazione a polizia e soldati. Ho visto cadaveri ridotti a brandelli e un’enorme quantità di bossoli rimasti a terra, prova inequivocabile del massiccio uso di quelle mitragliatrici. La folla densamente ammassata in Piazza Babur è stata un bersaglio facile per gli Spetsnaz che manovravano i cannoncini dei blindati: hanno falciato la gente come si falcia il fieno. Tra le vittime in piazza c’erano anche una trentina di miei colleghi in abiti civili che si erano mescolati tra la folla: quando è iniziato il fuoco hanno provato a mostrare i loro tesserini, ma non è servito a nulla.
Le operazioni quel giorno furono condotte quasi esclusivamente da uomini delle truppe speciali venute da Tashkent e dipendenti dal ministero degli Interni. Vi abbiamo partecipato anche noi della polizia locale, ma eravamo stati messi direttamente agli ordini del ministero. Anche le operazioni che hanno seguito la repressione sono state gestite dagli ufficiali venuti dalla capitale”.
 
Cadaveri dei manifestani uccisiCinque giorni per seppellire i cadaveri. “Ancor più scioccante del massacro di civili, per me e i miei colleghi è stato il modo in cui le autorità hanno portato via e nascosto i cadaveri. I primi ad essere rimossi dalla piazza e dalle strade sono stati i corpi dilaniati dai proiettili di grosso calibro, poiché in quel caso era evidente che si trattava di vittime delle forze di sicurezza e non dei ribelli, che avevano solo pistole e fucili mitragliatori.
Poi, durante la notte, è toccato ai cadaveri di donne e bambini, caricati sui cassoni dei camion militari e portati in fosse comuni scavate in località segrete. Infine, prima dell’alba, sono stati portati via i corpi degli uomini. Le sepolture sono proseguite per cinque giorni: all’inizio si è usata una fossa fuori città, poi, quando non c’era più spazio, i corpi sono stati portati e seppelliti più lontano, nelle province di Fergana e Namangan. Ho sentito dire che molti cadaveri sono stati sciolti nell'acido, perché non sapevano più dove metterli. Io personalmente ho assistito solo alle sepolture in una fossa comune vicino al cimitero di Boghishamol, vicino ad Andijan. Qui i militari hanno iniziato buttando due morti in ogni buca, ma poi hanno cominciato a buttarne giù cinquanta alla volta.
Ho visto moltissime sepolture coperte da terra mossa di recente anche nel cimitero russo-ortodosso di Andijan: penso che le autorità abbiano messo lì tanta gente che invece avrebbe dovuto essere sepolta nel cimitero musulmano.
“I giorni successivi al 13 maggio sono iniziati gli arresti in massa di persone sospettate di coinvolgimento nella ribellione. Durante gli interrogatori i prigionieri sono stati picchiati, torturati e perfino sodomizzati per convincerli a firmare confessioni di colpevolezza. Ma spesso era sufficiente minacciarli di arrestare anche le loro mogli e di stuprarle davanti ai loro occhi. Questo sistema funzionava molto bene. Gli interrogatori e le torture erano condotte da agenti venuti da Tashkent: personaggi che facevano paura anche a noi”.
Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Uzbekistan
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