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Rovereto, terra di frontiera. Giganti di roccia solcati da un intreccio di sentieri e di percorsi che si
snodano come in un paesaggio incantato. Immensità di spazi e vegetazione incontaminata
in cui lo sguardo si perde nell’orizzonte. Sono le montagne del Trentino, veri
e propri capolavori della natura ma anche tristi testimoni di uno degli eventi
più tragici della storia degli ultimi cento anni: la Grande Guerra. Qui è stata
combattuta parte di un conflitto tragico, la prima guerra mondiale appunto, dal
1915 al 1918. Ragazzi di quindici, sedici, diciassette anni, hanno perso la vita
su questi monti, in questa terra di frontiera, in mezzo a queste trincee, alle
cittadelle militari, alle fortificazioni, che ancora oggi, dopo più di ottanta
anni, riescono a rendere fredda e tetra una giornata estiva baciata dal sole.
Tutto in ricordo della Grande guerra. A Rovereto tutto ricorda la guerra, i musei, i palazzi la gente ma tutto vuole
anche ricordare la pace. E per fare presente a tutto il mondo gli orrori della
guerra ci pensa ogni sera, con i suoi cento rintocchi, la “Campana della Pace”.
Scaturita da un’idea del sacerdote italiano Antonio Rossaro, questa campana è
stata costruita nel 1924 con il bronzo delle bocche di fuoco dei cannoni dei paesi
che hanno partecipato alla Grande Guerra e da allora costituisce testimonianza
di pace. “Non ci può essere sviluppo della società senza la cultura di pace” recita
il video che viene mostrato ai visitatori all’interno della struttura che ospita
la fondazione Campana della Pace, La campana vuole ricordare i caduti di tutti
i conflitti, senza alcuna distinzione di religione, cultura o nazionalità. Ma
con un solo ammonimento: “ Mai più la guerra!”.
I numeri della “Campana della Pace”. “I morti non muoiono quando discendono nella terra ma in proporzione di quanto
vengono dimenticati e soltanto l’oblio rende il distacco irreparabile” così si
legge sul cartello che campeggia all’interno dell’area che ospita la famosa Campana
della Pace o Campana dei Caduti. Duecentoventisei quintali di peso, oltre tre
metri di altezza e altri tre di diametro. Un batacchio di oltre sei quintali.
E’ la campana funzionante che suona a distesa, più grande del mondo. Venne realizzata
nel 1924 e successivamente battezzata (nel1925) con il nome di Maria Dolens, come simbolo della maternità dolorante, e posizionata prima al Castello di
Rovereto e poi sul Colle di Miravalle a poca distanza dal centro della cittadina
altoatesina. In vita sua ha subito diverse ristrutturazioni. Negli anni che vanno
dal 1925 al 1939/40 la campana aveva un suono abbastanza sopito, ricordano gli
anziani abitanti di Rovereto. C’era qualcosa che non andava, i suoi primi rintocchi
non erano armoniosi e, il fatto che il bronzo dei cannoni stentasse a convertirsi
in un suono di pace, apriva in prospettiva un significato allarmante. Forse un
cattivo presagio? Si, in effetti di li a poco sarebbe iniziata la seconda guerra
mondiale. Alessandro Grandi