06/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Cento volte pace, cento rintocchi per ricordare al mondo intero che le guerre, tutte le guerre, sono una cosa sbagliata, da eliminare.
 
La Campana della Pace (foto A. Grandi)Rovereto, terra di frontiera.  Giganti di roccia solcati da un intreccio di sentieri e di percorsi che si snodano come in un paesaggio incantato. Immensità di spazi e vegetazione incontaminata in cui lo sguardo si perde nell’orizzonte. Sono le montagne del Trentino, veri e propri capolavori della natura ma anche tristi testimoni di uno degli eventi più tragici della storia degli ultimi cento anni: la Grande Guerra. Qui è stata combattuta parte di un conflitto tragico, la prima guerra mondiale appunto, dal 1915 al 1918. Ragazzi di quindici, sedici, diciassette anni, hanno perso la vita su questi monti, in questa terra di frontiera, in mezzo a queste trincee, alle cittadelle militari, alle fortificazioni, che ancora oggi, dopo più di ottanta anni, riescono a rendere fredda e tetra una giornata estiva baciata dal sole.
 
Una trincea italiana sul monte Matassone (foto A. Grandi)Tutto in ricordo della Grande guerra. A Rovereto tutto ricorda la guerra, i musei, i palazzi la gente ma tutto vuole anche ricordare la pace. E per fare presente a tutto il mondo gli orrori della guerra ci pensa ogni sera, con i suoi cento rintocchi, la “Campana della Pace”. Scaturita da un’idea del sacerdote italiano Antonio Rossaro, questa campana è stata costruita nel 1924 con il bronzo delle bocche di fuoco dei cannoni dei paesi che hanno partecipato alla Grande Guerra e da allora costituisce testimonianza di pace. “Non ci può essere sviluppo della società senza la cultura di pace” recita il video che viene mostrato ai visitatori all’interno della struttura che ospita la fondazione Campana della Pace, La campana vuole ricordare i caduti di tutti i conflitti, senza alcuna distinzione di religione, cultura o nazionalità. Ma con un solo ammonimento: “ Mai più la guerra!”.
E per fare in modo che tutti si sentano coinvolti nel messaggio di pace sprigionato con forza cento volte al giorno dalla campana, intorno a lei sono state piantate le bandiere di tutte le nazioni del mondo, ma non solo. Ogni anno durante il mese di maggio centinaia di ragazze e di ragazzi provenienti dall’Italia ma anche da ogni angolo d’Europa, si danno appuntamento nella piazza davanti alla campana, per il “Congresso dei ragazzi”. Dalle loro scuole portano immagini, disegni e poesie che riguardano la pace, perché essa è il loro primo desiderio. La campana, con i suoi cento rintocchi  quotidiani,  accompagna le loro speranze e, come suggerisce un cartello apposto dagli stessi studenti : “con la guerra tutto è perduto, con la pace fiorisce la vita”.
 
La Campana della Pace (foto A. Grandi)I numeri  della “Campana della Pace”. “I morti non muoiono quando discendono nella terra ma in proporzione di quanto vengono dimenticati e soltanto l’oblio rende il distacco irreparabile” così si legge sul cartello che campeggia all’interno dell’area che ospita la famosa Campana della Pace o Campana dei Caduti. Duecentoventisei quintali di peso, oltre tre metri di altezza e altri tre di diametro. Un batacchio di oltre sei quintali. E’ la campana funzionante che suona a distesa, più grande del mondo. Venne realizzata nel 1924 e successivamente battezzata (nel1925) con il nome di Maria Dolens, come simbolo della maternità dolorante, e posizionata  prima al Castello di Rovereto e poi sul Colle di Miravalle a poca distanza dal centro della cittadina altoatesina. In vita sua ha subito diverse ristrutturazioni. Negli anni che vanno dal 1925 al 1939/40 la campana aveva un suono abbastanza sopito, ricordano gli anziani abitanti di Rovereto. C’era qualcosa che non andava, i suoi primi rintocchi non erano armoniosi e, il fatto che il bronzo dei cannoni stentasse a convertirsi in un suono di pace, apriva in prospettiva un significato allarmante. Forse un cattivo presagio? Si, in effetti di li a poco sarebbe iniziata la seconda guerra mondiale.
 
 

Alessandro Grandi

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