12/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Silvio Berlusconi, il capostipite della Videocracy, è uscito di scena con un inchino all'emiciclo. Come un attore, tra gli applausi della ex maggioranza che scandiva il suo nome. Cala in questo modo il sipario sul quarto governo Berlusconi. Come scrive su queste pagine Angelo Miotto nel suo editoriale, la valutazione dei diciassette anni di dominio della scena politica (anche quando era all'opposizione) spetta ai sociologi, agli storici. I posteri avranno tutte le carte per emettere l'ardua sentenza.

Da uomo della strada, comunque, è naturale tirare un sospiro di sollievo. Giusto esultare, sacrosanto il giubilo. Non era la fine di questo governo, e di Berlusconi, ciò che gran parte degli italiani voleva? Il 12 novembre è già stato paragonato (fuori luogo, a mio avviso) al 25 aprile. Tutti cantano vittoria: Franceschini (Pd) rivendica con orgoglio la circostanza che "il governo è caduto in aula" (forse vale la pena ricordargli che a opporsi a Berlusconi, e a farlo cadere, sono stati i mercati finanziari). Futuro e Libertà esulta per la rivincita: Fini è rimasto al suo posto più a lungo dell'ex alleato Berlusconi. Paolo Ferrero - per chi ne abbia perso memoria, segretario di Rifondazione comunista - ritiene che il modo migliore per "festeggiare" la fine di Berlusconi sia quello di andare subito alle elezioni anticipate.

Non è tempo di festeggiamenti, è tempo di lavorare e la politica che s'interroga sull'opportunità di un governo tecnico senza scadenza ché "così si commissaria la politica", s'interroghi piuttosto sul perché ciò è accaduto. Probabilmente perché si è dimostrata inadatta, inetta, incapace, sempre in ritardo. In ritardo come lo siamo noi, il popolo italiano, il popolo del giorno dopo. Noi siamo quelli che diventano tifosi della nazionale di calcio solo la sera della finale dei mondiali. Siamo quelli di piazzale Loreto e dell'hotel Raphael. Siamo quelli che oggi si radunano davanti a palazzo Chigi e al Quirinale per dare del "buffone" a Silvio Berlusconi. Perché aspettiamo che il "cattivo" sia ferito a morte prima di muoverci? Dov'eravamo nascosti tutti questi anni?

Si dice, e forse è vero, che si sia conclusa un'era. Si chiude la parabola di Berlusconi, ma dovrebbe chiudersi, credo, anche la parabola del Pd e delle altre forze dell'opposizione che sono state cucite su misura intorno a Berlusconi e da lunedì avranno ben poco da dire. E' il tempo di ricominciare da capo sul serio. Soprattuto è ora che il popolo italiano impari a fare la guardia e a difendere con i denti i nostri diritti, l'onorabilità del nostro paese e non aspettare che il prossimo "cattivo" (perché Berlusconi non è certo l'ultimo) muoia di morte naturale, quando magari è troppo tardi.

Nicola Sessa

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